Paesi Bassi - Amnesty International Italia

REGNO DEI PAESI BASSI

Capo di stato: re Willem-Alexander
Capo di governo: Mark Rutte

Ai migranti senza documenti hanno continuato a essere negati i loro diritti. Nuove norme sulla sicurezza hanno minacciato d’indebolire i diritti umani e lo stato di diritto. La profilazione etnica da parte della polizia ha continuato a essere un pressante motivo di preoccupazione, così come l’impiego delle pistole taser nelle operazioni quotidiane di mantenimento dell’ordine pubblico.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NEL REGNO DEI PAESI BASSI

Dopo anni di calo, il numero di persone trattenute in detenzione per immigrazione è aumentato. Le autorità non hanno prestato sufficiente attenzione alle alternative alla detenzione e, al tempo stesso, non sono state valutate in modo sufficiente la necessità e la proporzionalità della detenzione (continuata) delle singole persone.

A fine anno era pendente un progetto di legge per modificare la regolamentazione relativa alla detenzione per immigrazione. Sebbene il progetto presentasse qualche piccolo miglioramento, il regime detentivo sarebbe rimasto “simile al carcere” in termini di strutture, condizioni detentive e utilizzo di misure disciplinari, tra cui celle d’isolamento e manette.

Nonostante il deteriorarsi della situazione della sicurezza in Afghanistan, i Paesi Bassi hanno continuato a rimpatriare con la forza richiedenti asilo afgani le cui domande erano state respinte, comprese famiglie con bambini, in violazione del principio di non-refoulement.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA NEL REGNO DEI PAESI BASSI

Le autorità hanno continuato a non voler attuare la raccomandazione del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali, che esortava a mettere in atto una strategia globale per garantire che tutte le persone, compresi i migranti senza documenti, avessero accesso ai livelli minimi essenziali dei diritti previsti dal Patto (come i diritti al cibo, all’alloggio, alla salute, all’acqua e ai servizi igienici) e ad assicurare che tale strategia fosse sostenuta da finanziamenti adeguati.

CONTROTERRORISMO E SICUREZZA NEL REGNO DEI PAESI BASSI

A marzo sono entrate in vigore due leggi antiterrorismo che riguardavano persone sospettate di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale.

La prima legge ha introdotto misure amministrative di controllo sugli individui, inclusi divieti di viaggio e limitazioni ai movimenti e ai contatti con determinate persone, senza fornire salvaguardie sufficienti contro un suo impiego arbitrario e discriminatorio.

La seconda legge amministrativa ha autorizzato la revoca della nazionalità olandese alle persone in possesso di doppia cittadinanza, sospettate di aver viaggiato all’estero per unirsi a un gruppo armato. Entrambe le leggi non hanno previsto un meccanismo di appello significativo ed efficace.

A luglio è stata adottata la legge sui servizi d’intelligence e sicurezza, che ha conferito loro vasti poteri di sorveglianza, minacciando i diritti alla riservatezza, alla libertà d’espressione e alla libertà dalla discriminazione.

Le tutele contro l’abuso di questi poteri erano insufficienti. Sono perdurate gravi preoccupazioni circa la possibilità di condividere informazioni con agenzie d’intelligence di paesi che potrebbero utilizzarle per colpire difensori dei diritti umani e oppositori del governo.

Le persone sospettate o condannate per reati legati al terrorismo hanno continuato a essere automaticamente trattenute in un carcere speciale di massima sicurezza, in cui sono state sottoposte a trattamenti disumani e degradanti.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA NEL REGNO DEI PAESI BASSI

Al fine di affrontare il continuo ricorso alla profilazione etnica, la polizia ha introdotto un codice deontologico e un modulo formativo per promuovere un uso equo ed efficace dei poteri di fermo e perquisizione.

Tuttavia, l’impatto di questa formazione non è stato chiaro, dato che non c’erano monitoraggi e rapporti sistematici sul modo in cui venivano applicati in pratica i poteri di fermo e perquisizione.

A febbraio, la polizia ha cominciato a testare l’uso di armi taser X2, che rilasciano scosse elettriche. I rapporti della polizia compilati tra febbraio e agosto hanno evidenziato che le taser erano state impiegate in situazioni in cui non c’era minaccia imminente di morte o di gravi ferite.

In circa la metà dei casi, le persone erano state colpite dalle taser con un contatto diretto, anche quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una guardina di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici.

Questo utilizzo non è conforme agli standard internazionali sui diritti umani.

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CREDO NEL REGNO DEI PAESI BASSI

A fine anno era in attesa di esame da parte del senato una proposta del governo per vietare l’uso del velo integrale in alcuni spazi pubblici. Il divieto limiterebbe i diritti alla libertà di religione ed espressione, in particolare nei confronti delle donne musulmane.

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