Repubblica Ceca - Amnesty International Italia

REPUBBLICA CECA

Capo di stato: Miloš Zeman
Capo di governo: Andrej Babiš (subentrato a Bohuslav Sobotka a dicembre)

Il governo si è rifiutato di partecipare al programma dell’Eu di quote obbligatorie per la ricollocazione dei rifugiati. Nonostante le riforme, gli alunni rom hanno continuato a essere segregati nel sistema scolastico. È entrata in vigore una modifica di legge che ha permesso ai comuni di dichiarare alcune zone a “comportamento socialmente patologico”, con accesso limitato ai sussidi per l’alloggio.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA CECA

Diritto all’istruzione

Un anno dopo la riforma del sistema di scuola primaria, che mirava a facilitare l’inclusione degli alunni provenienti da contesti svantaggiati nelle scuole tradizionali, i bambini rom hanno continuato a subire discriminazione nell’accesso all’educazione.

A luglio, il governo ha pubblicato dati che dimostravano che oltre il 24 per cento degli allievi rom continuavao a essere educati in scuole segregate etnicamente.

A marzo, una corte distrettuale ha ordinato a una scuola elementare della città di Ostrava di chiedere scusa a due alunni rom. Nel 2014, la scuola si era rifiutata d’iscriverli, sostenendo di non avere più posti.

I tutori legali degli allievi avevano denunciato che il direttore aveva giustificato la sua decisione sostenendo che i genitori non rom avrebbero iniziato a togliere i loro figli dalla scuola, poiché c’erano già nove bambini rom iscritti in quella classe. La corte ha stabilito che il timore della “fuga dei bianchi” non poteva giustificare il trattamento degli allievi sulla base della loro etnia.

Diritto all’alloggio

A luglio è entrato in vigore un emendamento alla legge sui sussidi sociali e decine di comuni hanno annunciato che avrebbero limitato l’accesso agli assegni per l’alloggio. La modifica ha permesso ai comuni di dichiarare alcune zone a “comportamento socialmente patologico”, i cui residenti non avrebbero avuto titolo a richiedere sussidi per l’alloggio. Ciò riguardava sia i nuovi inquilini sia le persone che si trasferivano verso o all’interno di tali zone. Le Ngo hanno espresso il timore che il nuovo regolamento avrebbe colpito in modo sproporzionato i rom e le persone povere.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NELLA REPUBBLICA CECA

A fine anno, la Repubblica Ceca aveva accettato solo 12 dei 2.691 richiedenti asilo che le erano stati assegnati secondo il piano di ricollocazione d’emergenza dell’Eu del 2015, che aveva l’obiettivo di ricollocare i rifugiati arrivati in stati membri come Grecia e Italia.

A giugno, la Commissione europea ha iniziato la procedura d’infrazione contro la Repubblica Ceca, così come contro la Polonia e l’Ungheria, perché si rifiutavano di partecipare al programma.

A luglio, il governo ha dichiarato che non avrebbe accettato altri richiedenti asilo. A dicembre, la Commissione europea ha deciso di avviare un’azione contro tutti e tre i paesi e di deferirli alla Corte di giustizia dell’Eu, in merito al loro rifiuto di accettare richiedenti asilo secondo il programma.

Entro la fine dell’anno erano state presentate 974 richieste di protezione internazionale. Tredici persone l’hanno ottenuta, mentre 79 domande sono state respinte. A 16 richiedenti asilo dell’Afghanistan è stata rifiutata l’estensione della protezione temporanea.

Il governo ha continuato a basare le decisioni per la concessione dell’asilo sulla propria arbitraria definizione di certe aree dell’Afghanistan come “sicure”, nonostante prove che dimostravano il contrario e nonostante l’escalation di violenza in Afghanistan nel corso dell’anno.

RAZZISMO E XENOFOBIA NELLA REPUBBLICA CECA

Esponenti governativi di alto livello, compreso il presidente, hanno rilasciato dichiarazioni xenofobe nei confronti di rifugiati e migranti. Durante la campagna in vista delle elezioni, il ministro dell’Interno ha presentato come un successo le politiche restrittive che avevano indotto i rifugiati a evitare la Repubblica Ceca.

A febbraio, la polizia ha interrotto l’indagine sulla morte di un uomo rom in una pizzeria di Žatec, avvenuta nel 2016, stabilendo che non era stato commesso alcun reato. L’uomo era morto dopo essere stato bloccato da agenti della polizia municipale e da alcuni clienti della pizzeria, in seguito al suo presunto comportamento aggressivo.

La famiglia della vittima aveva sporto denuncia contro la polizia a gennaio, sostenendo che l’indagine non era stata esauriente; il loro avvocato aveva criticato la polizia per non aver messo in sicurezza la scena del crimine e le prove.

A maggio, il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha sollecitato le autorità ceche a trasferire una fattoria di maiali dal sito di un ex campo di concentramento nazista nel villaggio di Lety u Písku, in cui la maggior parte delle vittime era stata di etnia rom.

Pur apprezzando gli sforzi del governo per acquistare il terreno, il Commissario si è detto preoccupato per la lunghezza del procedimento e per i ripetuti fallimenti del governo nel trasferire altrove la fattoria di maiali e creare un monumento commemorativo, come misura di riparazione per i rom che avevano sofferto ed erano morti in quel luogo durante la seconda guerra mondiale.

A novembre, il governo ha firmato un contratto per l’acquisto della terra dal proprietario della fattoria e si è impegnato a costruire un monumento commemorativo sul luogo.

SICUREZZA E DIRITTI UMANI NELLA REPUBBLICA CECA

La Repubblica Ceca ha continuato a esportare armi in paesi in cui esisteva un rischio sostanziale che potessero essere usate per commettere o per facilitare gravi violazioni dei diritti umani, compreso l’uso illegittimo della forza contro manifestanti o gruppi d’opposizione. A maggio, durante una fiera commerciale di armi nella città di Brno, il presidente ha dichiarato che l’industria bellica ceca aveva bisogno di “esportare globalmente”, negando che il paese avesse la responsabilità d’impedire nuove esportazioni di equipaggiamenti verso paesi “non sicuri”.

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