Algeria - Amnesty International Italia

REPUBBLICA ALGERINA DEMOCRATICA POPOLARE

Capo di stato: Abdelaziz Bouteflika

Capo di governo: Ahmed Ouyahia (subentrato a Abdelmadjid Tebboune ad agosto, a sua volta succeduto a Abdelmalek Sellal a maggio)

Le autorità hanno continuato a detenere arbitrariamente manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani, attivisti e giornalisti. Associazioni della società civile hanno ancora una volta dovuto affrontare indebite restrizioni ed è rimasta in vigore la legge che limitava il diritto di costituire sindacati. Membri della minoranza religiosa musulmana ahmadiyya sono stati ingiustamente perseguiti. Gli abusi compiuti in passato sono rimasti impuniti. I migranti sono incorsi in espulsioni di massa. I tribunali hanno emesso condanne a morte; non ci sono state esecuzioni.

CONTESTO

A gennaio, le nuove misure d’austerità annunciate dal governo hanno innescato proteste e scioperi, in particolare nelle regioni della Cabilia settentrionale e della Chaouia. A febbraio, un decreto presidenziale ha istituito un nuovo ente nazionale per i diritti umani, il consiglio nazionale per i diritti umani, in sostituzione della commissione consultiva nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani. A maggio, l’Algeria è stata esaminata per la terza volta secondo l’Upr delle Nazioni Unite 1. Lo stesso mese si sono tenute le elezioni legislative, caratterizzate da una bassa affluenza alle urne e il cui esito non ha determinato sostanziali cambiamenti nella composizione del parlamento. Dopo un rimpasto di governo, Abdelmadjid Tebboune ha assunto per un breve periodo la carica di primo ministro e ad agosto è stato sostituito da Ahmed Ouyahia.

In varie parti del paese ci sono stati sporadici scontri, seppur di lieve entità, tra le forze di sicurezza e i gruppi armati d’opposizione. Ad agosto, un attentatore suicida si è fatto esplodere uccidendo due poliziotti in un attacco contro un commissariato di polizia di Tiaret, a ovest della capitale Algeri, successivamente rivendicato sia dal gruppo armato Stato islamico (Islamic State – Is) sia da al-Qaeda nel Maghreb islamico (Al-Qa’ida in the Islamic Maghreb – Aqim).

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE IN ALGERIA

Le autorità hanno continuato ad arrestare e perseguire penalmente attivisti pacifici, compresi coloro che protestavano in relazione alla disoccupazione e ai servizi pubblici. Sono state arrestate anche persone che manifestavano in solidarietà con gli attivisti detenuti, così come giornalisti e blogger che avevano diffuso sui social network informazioni riguardanti le proteste.

A gennaio, la polizia ha arrestato il noto blogger Merzoug Touati, a Bejaia, nella regione di Cabilia, dopo che nella regione si erano svolte proteste contro le misure d’austerità. Le autorità lo hanno trattenuto in stato di fermo mentre indagavano su una sua intervista a un portavoce del ministro degli Esteri israeliano, pubblicata sul suo blog, e altri post relativi alle proteste.

A giugno, la polizia ha arrestato il giornalista Said Chitour, in quanto sospettato di spionaggio e di aver venduto documenti secretati a diplomatici esteri. A novembre, il caso è stato trasferito alla corte penale. Le autorità hanno confermato la messa al bando di qualsiasi protesta ad Algeri in vigore ai sensi di un decreto dal 2001.

LIBERTÀ D’ASSOCIAZIONE IN ALGERIA

Le autorità hanno continuato a lasciare in un limbo legale molte associazioni della società civile, inclu­sa la Sezione Algerina di Amnesty International, così come altri gruppi per i diritti umani, non fornendo risposta alle loro domande di registrazione ai sensi di una legge sulle associazioni fortemente repressiva. Le autorità locali hanno negato alla Lega algerina per la difesa dei diritti umani (Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme – Laddh) l’autorizzazione a tenere un incontro sui diritti umani a ottobre e un evento pubblico per celebrare la Dichiarazione universale dei diritti umani a dicembre. L’esecutivo non aveva ancora presentato alcun nuovo progetto di legge che garantisse la libertà d’associazione nel paese, così come era stato stabilito dagli emendamenti costituzionali del 2016.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Il difensore dei diritti umani Hassan Bouras è stato rilasciato a gennaio, dopo che un tribunale aveva ridotto la sua condanna a un anno di carcere a sei mesi con sospensione della pena. La polizia lo aveva arrestato per aver postato un video sul canale YouTube della sezione di El Bayadh della Laddh, in cui accusava di corruzione alti funzionari pubblici della città di El Bayadh.

A marzo, un tribunale di Ghardaia ha rinviato a giudizio l’avvocato per i diritti umani Salah Dabouz della Laddh, in relazione ad alcuni commenti che aveva rilasciato alla televisione, riguardo ai disordini occorsi a Ghardaia e, stando all’accusa, per aver portato con sé un computer e una fotocamera durante una visita ad alcuni attivisti detenuti. Il tribunale lo aveva sottoposto a controllo giudiziario da luglio 2016 a marzo 2017, obbligandolo così a percorrere due volte alla settimana gli oltre 600 chilometri che separavano la sua abitazione ad Algeri dalla sede del tribunale di Ghardaia. A fine anno, Salah Dabouz non aveva ancora ricevuto notifica della data del processo a suo carico.

Ad aprile, il giudice investigativo di un tribunale di Medea ha trasferito il fascicolo giudiziario a carico dell’avvocato per i diritti umani Noureddine Ahmine della Rete degli avvocati per la difesa dei diritti umani (Réseau des avocats pour la défense des droits de l’homme – Raddh) a un tribunale di Ghardaia, che lo avrebbe processato per accuse come “aver insultato un’istituzione pubblica” e aver denunciato “falsamente” un reato. Le accuse si riferivano a una denuncia per tortura che l’avvocato aveva sporto nel 2014, a quanto pare per conto di qualcun altro.

PROCESSI INIQUI IN ALGERIA

A maggio, un tribunale di Medea ha ingiustamente condannato il fondatore del Movimento per l’autonomia del Mzab (Mouvement pour l’autonomie du Mzab – Mam), Kamaleddine Fekhar, e 21 dei suoi 41 coimputati per omicidio, terrorismo e altri gravi reati, in relazione al loro presunto ruolo nella violenza comunitaria occorsa nella provincia di Ghardaia tra il 2013 e il 2015, in cui erano morte circa 25 persone 2. Sono stati condannati a pene carcerarie tra i tre e i cinque anni, con sospensione parziale della pena e poi tutti rilasciati tra maggio e luglio 2017, dopo aver scontato la condanna. Dei 41 imputati, 37 erano stati in custodia cautelare, molti dal 2015.

A luglio, le autorità spagnole hanno fermato gli attivisti del Mam, Salah Abbouna e Khodir Sekkouti, dopo che le autorità algerine avevano presentato una richiesta di estradizione nei loro confronti, adducendo come motivazione le critiche contro le istituzioni algerine che i due avevano postato su Facebook. A ottobre, le autorità spagnole hanno rilasciato entrambi gli attivisti su cauzione, in attesa della decisone dell’Alta corte nazionale sulla loro espulsione.

LIBERTÀ DI RELIGIONE E CULTO IN ALGERIA

Durante l’anno, oltre 280 membri del movimento di minoranza religiosa ahmadiyya sono stati perseguiti penalmente in relazione al loro credo religioso 3. A partire da aprile, l’autorità giudiziaria ha rilasciato 16 ahmadi, dopo aver ridotto o sospeso le loro condanne, mentre decine di altri a fine anno erano ancora indagati o sotto processo e cinque erano in carcere. Ad agosto, ad Ain Safra, nella provincia di Naama, le autorità hanno riarrestato Mohamed Fali, capo della comunità ahmadiyya in Algeria, prima di processarlo davanti al tribunale di primo grado di Ain Tedles, per aver raccolto donazioni senza licenza “denigrando il dogma islamico” e per “appartenenza a un’organizzazione non autorizzata”. A fine anno, nei suoi confronti erano stati aperti sei fascicoli giudiziari presso differenti tribunali, tutti derivanti dall’aver professato pacificamente la sua fede.

IMPUNITÀ IN ALGERIA

Le autorità non hanno intrapreso alcuna iniziativa per aprire indagini e contrastare l’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani e i possibili crimini contro l’umanità, tra cui uccisioni illegali, sparizioni forzate, stupri e altre forme di tortura, che sia le forze di sicurezza sia i gruppi armati avevano compiuto durante il conflitto armato interno in Algeria nel corso degli anni Novanta, in cui, secondo le stime, erano state uccise o erano state vittime di sparizione forzata 200.000 persone.

A gennaio, la magistratura svizzera ha archiviato un’indagine per crimini di guerra contro il ministro della Difesa algerino in pensione Khaled Nezzar, per gli eventi occorsi in Algeria tra il 1992 e il 1994, dichiarando il caso inammissibile con la motivazione che all’epoca dei fatti in Algeria non era in corso alcun conflitto armato.

A febbraio, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha rilevato che nel caso di Mohamed Belamrania, vittima di sparizione forzata ed esecuzione extragiudiziale nel 1995, le autorità algerine avevano violato il diritto a ottenere riparazione, il diritto alla vita e il divieto di tortura. Alcuni giorni dopo la pubblicazione dei risultati del Comitato, la polizia ha arrestato suo figlio, Rafik Belamrania, con l’accusa di “aver sostenuto il terrorismo su Facebook”. Questi aveva inoltrato il fascicolo su suo padre all’organismo delle Nazioni Unite e aveva documentato altri casi di sparizione forzata, detenzione arbitraria e altre esecuzioni extragiudiziali, compiute dalle forze di sicurezza algerine contro sospetti sostenitori del partito Fronte di salvezza islamica (Front islamique du salut – Fis), nel corso degli anni Novanta. A novembre è stato condannato a cinque anni di carcere e a una multa di 100.000 dinari algerini (circa 870 dollari Usa).

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI

Da aprile a giugno, un gruppo di 25 rifugiati siriani, tra cui 10 minori, sono rimasti bloccati nella zona cuscinetto situata nell’area desertica al confine tra Marocco e Algeria 4. A giugno, le autorità algerine hanno annunciato che avrebbero permesso loro di entrare in Algeria e all’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, di fornire loro assistenza. Tuttavia, le autorità algerine si sono in seguito rifiutate di lasciarli passare attraverso un valico non ufficiale. I rifugiati sono rimasti bloccati nel deserto fino a quando le autorità marocchine hanno accordato loro protezione.

Tra agosto e dicembre, le autorità hanno arrestato arbitrariamente ed espulso con la forza più di 6.500 migranti dell’Africa Subsahariana, mandandoli in Niger e Mali sulla base di una profilazione raziale 5.

A febbraio, un tribunale di Annaba ha condannato 27 persone, tra cui cittadini algerini, per essere uscite irregolarmente dal territorio algerino, dopo che avevano tentato di lasciare il paese a bordo di un’imbarcazione. Sono stati multati con un’ammenda di 20.000 dinari algerini (circa 180 dollari Usa) ciascuno.

DIRITTI DEI LAVORATORI  IN ALGERIA

Il codice del lavoro ha continuato a limitare indebitamente il diritto a costituire sindacati, limitando le federazioni e confederazioni sindacali ai singoli settori occupazionali; permettendo soltanto a coloro che erano nati in Algeria o alle persone con nazionalità algerina da almeno 10 anni di formare organizzazioni sindacali; e imponendo restrizioni ai finanziamenti provenienti dall’estero destinati ai sindacati. Le autorità hanno continuato a negare la registrazione alla Confederazione autonoma generale dei lavoratori algerini, un’organizzazione indipendente e intersettoriale, che aveva presentato domanda per la prima volta nel 2013.

A maggio, il ministero del Lavoro ha messo al bando il Sindacato nazionale autonomo del gas ed elettricità, revocandone il riconoscimento. A giugno, un funzionario di governo ha negato pubblicamente la messa al bando durante una sessione della Conferenza internazionale del lavoro.

PENA DI MORTE IN ALGERIA

I tribunali hanno emesso nuove condanne a morte. L’ultima esecuzione risale al 1993.

 

1 Human Rights Council adopts Universal Periodic Review outcome on Algeria (MDE 28/7152/2017).

2 Algeria: Ensure fair trial for minority rights activists (news, 29 maggio).

3 Algeria: Wave of arrests and prosecutions of hundreds of Ahmadis (news, 19 giugno).

4 Morocco: Syrian refugees trapped in desert on Moroccan border with Algeria in dire need of assistance (news, 7 giugno).

5 Algeria: Mass racial profiling used to deport more than 2,000 sub-Saharan migrants (news, 23 ottobre).

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