Marocco e Sahara Occidentale - Amnesty International Italia

REGNO DEL MAROCCO

Capo di stato: re Mohamed VI

Capo di governo: Saad-Eddine El Othmani (subentrato a Abdelilah Benkirane a marzo)

Giornalisti e manifestanti che invocavano miglioramenti sul piano della giustizia sociale e dei diritti politici sono stati incarcerati, spesso al termine di processi iniqui. Le autorità giudiziarie non hanno condotto indagini adeguate in merito alle segnalazioni di episodi di tortura in detenzione. È persistita l’impunità per le violazioni dei diritti umani compiute in passato. I migranti hanno continuato a subire un uso eccessivo della forza da parte delle autorità e ad affrontare la detenzione. I tribunali hanno emesso nuove condanne a morte; non ci sono state esecuzioni.

CONTESTO

Nella regione di Rif, nel nord del Marocco, ci sono state continue proteste con una grande partecipazione, per chiedere giustizia sociale. A gennaio, il Marocco è tornato a far parte dell’Au. A febbraio, il Marocco ha presentato richiesta per l’adesione all’Ecowas. A marzo, re Mohammed VI ha nominato Saad-Eddine El Othmani capo dell’esecutivo, a seguito di un rimpasto di governo. Ad aprile, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato per un altro anno il mandato della Missione delle Nazioni Unite per l’organizzazione di un referendum nel Sahara Occidentale (Mission des Nations Unies pour l’organisation d’un référendum au Sahara Occidental – Minurso), ancora una volta senza prevedere alcuno strumento di monitoraggio sui diritti umani 1. A settembre, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato una serie di raccomandazioni in seguito all’analisi della situazione dei diritti umani del Marocco secondo l’Upr 2.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE IN MAROCCO

Le autorità hanno applicato le norme del codice penale relative al reato d’insulto e d’istigazione alla protesta o alla ribellione, per perseguire penalmente e incarcerare giornalisti, blogger e attivisti che avevano criticato le autorità o denunciato violazioni dei diritti umani e casi di corruzione o che avevano coperto le proteste popolari. Nella seconda parte dell’anno, il pubblico ministero ha indagato su almeno un manifestante per “notizie false”, dopo che aveva denunciato di essere stato torturato dalla polizia. Alcuni sono stati processati per avere “dato notizie false” di violazioni. I tribunali hanno inoltre giudicato e incarcerato giornalisti e attivisti sulla base di disposizioni dalla formulazione vaga ed eccessivamente ampia, riguardanti reati in materia di terrorismo e di sicurezza di stato, in quella che è parsa essere piuttosto una forma di punizione per avere criticato le autorità.

Tra maggio e agosto, le forze di sicurezza hanno arrestato e detenuto otto giornalisti e blogger per avere coperto in maniera critica a mezzo stampa o commentato online le proteste nella regione di Rif. Su di loro pendevano imputazioni legate alle proteste o alla sicurezza di stato. Hamid El Mahdaoui è stato giudicato colpevole per aver istigato altri a partecipare a una protesta non autorizzata e condannato a tre mesi di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 20.000 dirham (circa 2.100 dollari Usa), pena che è stata portata a un anno di carcere in appello.

È proseguito il procedimento a carico di sette persone, tra cui giornalisti, attivisti e il docente universitario Maati Monjib, per accuse come “minacce alla sicurezza di stato”, per aver pubblicizzato un’applicazione per telefoni cellulari utilizzata per il giornalismo partecipativo, che proteggeva la privacy degli utenti. Il giornalista Ali Anouzla è rimasto sotto processo con l’accusa inventata di aver “difeso, sostenuto e fomentato il terrorismo”, per un articolo che aveva pubblicato nel 2013 sul sito web lakome.com.

Le autorità hanno adottato una serie di misure per limitare le attività di alcune organizzazioni presenti in Marocco e nel Sahara Occidentale, percepite come critiche verso la linea politica del governo, tra cui continui ostacoli frapposti alla loro registrazione, il divieto di svolgimento delle attività e l’espulsione di cittadini stranieri invitati da queste associazioni.

LIBERTÀ DI RIUNIONE IN MAROCCO

Le autorità hanno processato e incarcerato centinaia di attivisti coinvolti nelle proteste in ambito di giustizia sociale e ambientale, sulla base di accuse in materia di raduni pubblici. I tribunali hanno inoltre invocato imputazioni penali pretestuose secondo la legislazione ordinaria e altre accuse dal contenuto vago riguardanti i reati contro la sicurezza di stato e il terrorismo, per istruire procedimenti giudiziari contro i manifestanti.

A febbraio, i gendarmi sono ricorsi alla violenza per arrestare i partecipanti pacifici a una manifestazione ecologista, tra cui Mohamed Akkad, che negli scontri ha perso la vista dall’occhio destro. Mohamed Akkad e altri 13 partecipanti a una protesta pacifica contro una cava di pietra nei pressi del villaggio di Beni Oukil sono stati giudicati colpevoli da un tribunale della città di Oujda per “resistenza a pubblico ufficiale” e condannati a un mese di reclusione con sospensione della pena e al pagamento di ammende per un totale di 10.000 dirham (circa 1.050 dollari Usa). In un’altra protesta, i gendarmi hanno arrestato l’attivista per l’ambiente Abderrahmane Akhidir di Imider, una località situata nella catena montuosa dell’Atlante. A marzo, un tribunale lo ha giudicato colpevole invocando imputazioni pretestuose di aggressione e furto e lo ha condannato a quattro mesi di reclusione.

Ad aprile, i gendarmi hanno arrestato i difensori dei diritti umani Mahjoub El Mahfoud, Miloud Salim e Saif Saifeddine, dopo che avevano preso parte a una protesta organizzata da Zohra El Bouzidi, che si era autoimmolata per protestare contro lo sgombero forzato dalla propria abitazione nella città di Sidi Hajjaj. I gendarmi hanno arrestato anche la sorella di Zohra El Bouzidi, Khadija El Bouzidi. Un tribunale ha ritenuto i quattro colpevoli di aggressione e insulti a pubblico ufficiale e ha condannato i tre uomini a due anni di carcere, pena poi ridotta a quattro mesi in appello, e Khadija El Bouzidi a 10 mesi di reclusione, ridotti a due mesi in appello. Sono stati tutti condannati anche al pagamento di un’ammenda di 500 dirham (circa 50 dollari Usa). Zohra El Bouzidi è morta ottobre a causa delle lesioni riportate.

A partire da maggio, le autorità hanno schierato un numero di agenti di sicurezza senza precedenti negli ultimi anni, per impedire che nella regione di Rif si svolgessero proteste e hanno effettuato arresti di massa di manifestanti per lo più pacifici, compresi alcuni minori 3. In alcune occasioni, le forze di sicurezza sono intervenute facendo uso eccessivo o non necessario della forza. Le autorità giudiziarie non hanno condotto indagini adeguate sulle circostanze della morte ad agosto di due manifestanti, Imad El Attabi e Abdelhafid Haddad.

Tra luglio e novembre, i tribunali hanno condannato molti manifestanti, in relazione alle proteste a Rif, a periodi di carcere fino a 20 anni, per accuse che andavano dalla protesta non autorizzata al complotto finalizzato al minacciare la sicurezza dello stato. Per tutto l’anno, le autorità hanno fatto regolarmente ricorso all’uso eccessivo e non necessario della forza per disperdere proteste pacifiche che si sono svolte in alcune città del Sahara Occidentale, come Laayoune, Smara, Boujdour e Dakhla, in particolare contro coloro che rivendicavano l’autodeterminazione del popolo saharawi e chiedevano il rilascio dei prigionieri saharawi. Diversi manifestanti, blogger e attivisti sono stati incarcerati, spesso al termine di processi iniqui basati su accuse inventate.

A settembre, il blogger saharawi Walid El Batal è stato rilasciato da un carcere di Smara al termine di una condanna a 10 mesi di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 1.000 dirham (circa 105 dollari Usa), sulla base di accuse inventate di insulti e aggressione contro un pubblico ufficiale, danneggiamento di beni privati e partecipazione a un raduno armato.

A luglio, un tribunale di Laayoune ha giudicato l’attivista saharawi Hamza El Ansari per accuse inventate di aggressione e insulti a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, in relazione alla sua partecipazione a una protesta che si era svolta a febbraio, e lo ha condannato a un anno di reclusione e al pagamento di un’ammenda di 10.000 dirham (circa 1.050 dollari Usa). Il tribunale non ha provveduto a svolgere indagini in merito alle accuse avanzate dall’imputato, secondo cui era stato maltrattato dai poliziotti, che lo avevano costretto a firmare una dichiarazione mentre era tenuto bendato. È stato rilasciato dopo che a settembre la sua sentenza era stata ridotta in appello a tre mesi.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN MAROCCO

A ottobre, il Sottocomitato delle Nazioni Unite sulla prevenzione della tortura ha visitato il Marocco. Il Marocco non aveva ancora creato un meccanismo nazionale di prevenzione contro la tortura.

I tribunali hanno continuato a considerare ammissibili come prove a carico degli imputati le dichiarazioni rese in custodia senza la presenza di un legale, senza indagare opportunamente le accuse secondo cui tali deposizioni erano state ottenute con la forza, tramite tortura e altro maltrattamento.

Tra luglio e novembre, i tribunali di Al Hoceima e Casablanca hanno processato e giudicato colpevoli molti manifestanti di Rif, sulla base di dichiarazioni che gli imputati sostenevano di avere rilasciato sotto coercizione, senza indagare in maniera adeguata sulle loro accuse, secondo cui erano stati torturati e altrimenti maltrattati mentre erano in custodia 4.

A luglio, un tribunale civile ha emesso verdetti di colpevolezza nei confronti di 23 attivisti saharawi, in relazione agli scontri letali che si erano verificati a Gdim Izik, nel Saharha Occidentale nel 2010, e ha emesso pesanti condanne, in alcuni casi anche all’ergastolo, al termine di un processo caratterizzato da gravi irregolarità, celebrato davanti a un tribunale militare nel 2013 5. Il tribunale civile non aveva provveduto a indagare opportunamente le accuse degli imputati, che avevano affermato di essere stati torturati mentre erano in custodia, e non aveva escluso dalle prove del processo informazioni ottenute tramite tortura 6. Da settembre, almeno 10 dei 19 attivisti saharawi rimasti in carcere hanno iniziato uno sciopero della fame, per protestare contro le condizioni carcerarie, dopo essere stati separati in diverse prigioni del Marocco.

I detenuti hanno denunciato episodi di tortura e altro maltrattamento in custodia di polizia sia in Marocco sia nel Sahara Occidentale. Le autorità giudiziarie non hanno provveduto a indagare in maniera adeguata queste accuse e a perseguire i responsabili.

Le autorità hanno trattenuto diversi detenuti in regime d’isolamento prolungato, che costituisce una forma di tortura o altro maltrattamento. Il prigioniero Ali Aarrass è rimasto in isolamento per oltre un anno 7.

IMPUNITÀ IN MAROCCO

Le autorità non hanno intrapreso alcuna iniziativa per affrontare l’impunità per le gravi violazioni compiute in Marocco e nel Sahara Occidentale tra il 1956 e il 1999, tra cui torture sistematiche, sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali, malgrado le raccomandazioni formulate dalla commissione equità e riconciliazione, un organo di giustizia transizionale.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

I tribunali hanno continuato a incarcerare uomini ai sensi dell’art. 489 del codice penale che criminalizza i rapporti sessuali consenzienti tra persone dello stesso sesso. Almeno due uomini sono stati condannati a sei mesi di reclusione ai sensi dell’art. 489. Le vittime di aggressioni di stampo omofobico hanno riferito di avere avuto paura di rivolgersi alla polizia per sporgere denuncia, temendo di essere arrestate ai sensi dell’art. 489.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI IN MAROCCO

Il Marocco, pur non essendosi ancora dotato di una legge sull’asilo, ha mantenuto un atteggiamento di apertura nei confronti dei rifugiati, consentendo loro di accedere ad alcuni diritti e servizi essenziali, come l’istruzione. Le autorità hanno inoltre rilasciato ai richiedenti asilo e rifugiati registrati presso l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, i documenti che li avrebbero protetti da un eventua­le refoulement (il rimpatrio forzato di individui verso un paese in cui rischiano di subire gravi violazioni dei diritti umani), senza tuttavia assumere una decisione definitiva sul loro status.

Le autorità hanno lasciato un gruppo di 25 rifugiati siriani bloccati per tre mesi nella zona cuscinetto situata lungo l’area di confine con l’Algeria, prima di accordare loro protezione a luglio 8.

Le forze di sicurezza hanno continuato ad avere un ruolo attivo nell’espulsione sommaria verso il Marocco di migranti e richiedenti asilo dalle enclave spagnole di Ceuta e Melilla e a ricorrere all’uso eccessivo o non necessario della forza contro di loro. I tribunali hanno incarcerato migranti per essere irregolarmente entrati, rimasti o usciti dal territorio marocchino, compresi alcuni che avevano inoltrato domanda per regolarizzare il loro status, e in alcune occasioni li hanno processati senza la presenza di un legale.

A settembre, due cittadini del Burkina Faso sono morti dopo che le forze di sicurezza marocchine avevano impiegato gas lacrimogeni contro i migranti che tentavano di entrare nell’enclave spagnola di Melilla.

PENA DI MORTE IN MAROCCO

I tribunali hanno emesso nuove condanne a morte. Il Marocco non ha più effettuato esecuzioni dal 1993.

CAMPI DEL POLISARIO

Il Fronte Polisario non ha ancora provveduto ad adottare misure volte ad accertare le responsabilità per le violazioni dei diritti umani che furono compiute nei campi sotto il suo controllo, nel corso degli anni Settanta e Ottanta.

 

1 UN peacekeeping force in Western Sahara must urgently monitor human rights (news, 18 aprile).

2 Human Rights Council adopts Universal Periodic Review outcome on Morocco (MDE 29/7141/2017).

3 Morocco: Rif protesters punished with wave of mass arrests (news, 2 giugno).

4 Morocco: Dozens arrested over mass protests in Rif report torture in custody (news, 11 agosto).

5 Morocco/Western Sahara: Verdict in Sahrawi trial marred by failure to adequately investigate torture claims (news, 19 luglio).

6 Morocco/Western Sahara: Grant Sahrawi defendants a fair trial (MDE 29/5753/2017).

7 Morocco: Further information: Health risks for detainee in isolation for 232 days − Ali Aarrass (MDE 29/6303/2017).

8 Syrian refugees trapped in desert on Moroccan border with Algeria in dire need of assistance (news, 7 giugno).

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