Rapporto annuale 2017-18: le politiche di austerità - Amnesty International Italia

Rapporto annuale 2017-2018

Rapporto annuale 2017-18: le politiche di austerità

Mi sento sola, come se fossi stata lasciata al buio senza nessuno a cui chiedere aiuto… ho paura di ciò che questo significherà per i miei figli“. Sarah

Quando il governo del Regno Unito ha tagliato il supporto all’assistenza legale nel 2012, Sarah è rimasta senza il sostegno di cui aveva bisogno per affrontare un complesso caso giudiziario, che riguardava l’accesso ai suoi figli. Come lei, molti milioni di persone in tutto il mondo hanno subìto le conseguenze delle politiche di austerità dei governi. La portata dell’austerità e le statistiche che la riguardano nascondono il peso che giorno per giorno queste misure hanno sulla vita quotidiana di persone single e famiglie.

Dall’inizio della crisi finanziaria del 2008, l’austerità è diventata un termine familiare per milioni di persone che ne hanno subìto le conseguenze. Questo fenomeno, con il quale i governi cercano di ridurre il deficit delle finanze pubbliche e principalmente il debito pubblico, prevede di solito tagli alle spese dei governi, a volte uniti a un aumento delle tasse, misure che spesso colpiscono più duramente le persone indigenti per l’innalzamento dei prezzi dei beni di prima necessità, come il cibo.

L’austerità è una questione che riguarda i diritti umani. Ha un impatto sull’accesso della popolazione all’istruzione, alla salute, alla casa, alla previdenza sociale e ad altri diritti economici e sociali. Porta inoltre a violazioni dei diritti civili e politici, laddove i governi rispondono in modo draconiano alle proteste e ad altre forme di dissenso o tagliano i servizi, con un impatto negativo sull’accesso alla giustizia, come nel caso dell’assistenza legale gratuita. Troppo spesso, i governi hanno sottratto questi diritti e preso decisioni che addossavano il peso maggiore sulle persone che vivono in povertà, minacciando il benessere sociale nel suo insieme.

Politiche di austerità in Europa e nel mondo

L’austerità è un problema globale. Nel 2017, diffuse misure di austerità sono state applicate nei paesi di ogni regione, limitando soprattutto i diritti economici e sociali.
In Europa, le persone sono scese in strada per protestare contro gli effetti deleteri delle misure di austerità in Grecia, Regno Unito, Serbia e Spagna. In Inghilterra, una ricerca ha collegato circa 120.000 morti ai tagli all’assistenza socio-sanitaria.

Amnesty International sta realizzando ricerche sull’impatto delle politiche di austerità sulla tutela e la realizzazione dei diritti economici e sociali in alcuni paesi. La prima parte si è concentrata sull’impatto di queste misure sul diritto alla salute in Spagna, con un’attenzione particolare alle persone anziane, alle donne e ragazze e alle persone con disabilità. Un’infermiera che lavora nel servizio sanitario pubblico spagnolo ci ha detto “Abbiamo tutti sofferto per i tagli: le infermiere, i dottori, i pazienti, le famiglie, tutti“.

Nell’Africa Subsahariana, i sussidi per i poveri e la previdenza sociale sono stati tutti tagliati in un momento in cui le imposte sui consumi, come l’imposta sul valore aggiunto (Iva), erano state aumentate, spesso colpendo più duramente le persone che vivono in povertà. Paesi, tra cui Botswana, Burundi, Mauritius, Mozambico, Namibia e Togo, hanno continuato a ricevere dal Fondo monetario internazionale il “consiglio” di mantenere in vigore le misure di austerità, nonostante nel 2012 il Fondo monetario avesse ammesso che questo approccio non è sempre giustificato e può minacciare la crescita economica necessaria per coprire i costi dei servizi da parte dello stato.

Nell’Africa del Nord, il governo algerino ha risposto alla caduta del prezzo del petrolio con l’applicazione di drastici tagli alle spese nel suo bilancio 2017, insieme a un aumento dell’Iva dal due al 19 per cento. Le politiche creditizie del Fondo monetario internazionale hanno anche spinto il governo egiziano ad aumentare i prezzi di beni di prima necessità e servizi.

In Brasile, la decisione senza precedenti d’imporre per 20 anni un tetto alla spesa pubblica, a fine 2016, ha suscitato forti critiche, sia dentro che fuori dal paese. Nel condannare questa misura, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani ha dichiarato: “A rigor di logica, è di fatto inevitabile che ciò renda impossibile una progressiva realizzazione dei diritti economici e sociali“.

Le economie delle regioni dell’Asia e Pacifico e del Medio Oriente sono state compromesse in modo simile dalle misure di austerità. Durante il 2017, in Indonesia, Mongolia e Sri Lanka sono stati applicati tagli alla spesa pubblica. Anche paesi ricchi come il Qatar o l’Arabia Saudita hanno tagliato i loro bilanci per diminuire i deficit dello stato, dando priorità all’efficenza economica a scapito della protezione sociale.

In assenza di appropriate reti di sicurezza sociale, tali misure rischiano di violare gli obblighi dei governi in tema di diritti umani, così come gli impegni assunti secondo l’Agenda globale 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

Guardano avanti, anche a breve termine, alcuni commentatori hanno previsto un’apocalisse dell’austerità. Secondo le previsioni, regioni come il Sud-est asiatico e l’Africa Subsahariana saranno quelle più duramente colpite. Secondo un rapporto di previsione, nei prossimi tre anni oltre i due terzi di tutti i paesi potrebbero essere colpiti dall’austerità, con conseguenze su oltre sei miliardi di persone e la perdita del sette per cento del prodotto interno lordo a livello globale. Si stima che il costo umano includerà milioni di persone senza lavoro, compresi 2,4 milioni di persone in paesi a basso reddito, con poche prospettive di trovare un impiego alternativo.

Come i governi dovrebbero rispondere e cosa devono fare per rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani?

Questi obblighi non proibiscono l’austerità di per sé ma richiedono la valutazione, da parte dei governi, anche di altre opzioni nelle decisioni economiche e fiscali. Soprattutto, i diritti umani mettono in evidenza l’importanza dell’accertamento delle responsabilità dei governi per le decisioni prese.

I detentori di diritti dovrebbero porre domande chiave ai loro governi di fronte alle misure di austerità: quale grado di controllo è stato applicato? Quanto il processo è partecipativo e trasparente? Quali possibili impatti, soprattutto sulle fasce socialmente ed economicamente più emarginate, sono stati presi in considerazione e quali misure sono state messe in campo per mitigarli?

Gli standard dei diritti umani richiedono che le misure applicate garantiscano che nessuno sia lasciato cadere al di sotto della soglia di sicurezza minima, necessaria per assicurare una vita dignitosa.

Sfortunatamente, questo viene di solito ignorato anche nelle economie più solide, come dimostrato dal numero sempre crescente di persone senza tetto e dall’aumento dei banchi alimentari; di fronte ai tagli ai sussidi pubblici, le organizzazioni di beneficenza e le comunità si sono fatte avanti per impedire che le persone soffrissero la fame.

Non c’è dubbio che molti governi siano sotto pressione per gestire i bilanci. Ma stanno usando al meglio tutte le potenziali risorse a loro disposizione, come viene loro richiesto dalle normative in materia di diritti umani? A novembre 2017 sono stati diffusi i cosiddetti “Paradise papers“, che hanno rilevato la vasta estensione dell’evasione delle tasse e un’aggressiva elusione fiscale in tutto il mondo, dimostrando il sistematico fallimento dei governi nel bloccare le scappatoie e nel monitorare e affrontare gli abusi.

È stato stimato che solo il Brasile perde ogni anno fino a 80 miliardi di dollari Usa a causa dell’evasione delle tasse (cosa che fa sorgere dubbi sulla necessità di un tetto alle spese per 20 anni), mentre tutti i paesi africani insieme potrebbero recuperare almeno la stessa cifra ogni anno. Oltre ai ben noti paradisi fiscali, uno studio del 2017 ha mostrato che alcuni paesi, tra cui Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito, Singapore e Svizzera, facilitano l’evasione fiscale da parte di persone di altri paesi. A livello globale, si stima che il dato annuale raggiungerebbe i 10.000 miliardi di dollari Usa.

Le risposte all’austerità

In tempi eccezionali occorre prendere in considerazione alternative radicali. Molte idee hanno ottenuto popolarità nel 2017. Tra queste c’è l’introduzione di un salario minimo universale, su cui sono stati già avviati progetti pilota in alcuni paesi, che garantisca a tutti denaro sufficiente per vivere, indipendentemente dalle circostanze.

Un’altra proposta prevederebbe il pagamento da parte dello stato di tutti i servizi chiave basilari, piuttosto che lasciarli in mano al libero mercato. Naturalmente queste idee sono state criticate da alcuni: da dove si tirano fuori i soldi? Questo spingerà soltanto le persone a vivere sulle spalle dello stato, anche se potrebbero lavorare?

Ciò nonostante, coloro che le propongono sottolineano i potenziali risparmi sociali ed economici a lungo termine, così come il bisogno di riconoscere che nessuno deve essere lasciato indietro, nemmeno nei tempi di maggiori ristrettezze. I governi dovrebbero prendere seriamente in considerazione queste idee, come un’opportunità per rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani.
Mentre l’austerità continua ad attanagliare tutto il mondo, le persone e le comunità lottano per difendere i diritti umani. Le loro voci e la visione alternativa che propongono devono essere ascoltate.

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