RdC: crimini di guerra da parte di un gruppo armato

25 Giugno 2026

di JOSPIN MWISHA/AFP via Getty Images

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Amnesty International ha denunciato oggi che un gruppo armato sostenuto dall’esercito della Repubblica Democratica del Congo, attivo nell’est del paese, è responsabile di torture e uccisioni di civili, furti di proprietà e riduzione di donne in schiavitù sessuale.

Il Collettivo del movimento per il cambiamento – Forze della difesa popolari (Cmc-Fdp) fa parte di Wazalendo (“Patrioti” in lingua swahili), una coalizione di gruppi armati di cui l’esercito congolese si serve nei combattimenti contro il Movimento 23 marzo (M23), appoggiato dal Ruanda e che controlla attualmente la zona di Rutshuru.

Il Cmc-Fdp mantiene alcune basi a Bukombo e da lì lancia attacchi, spesso di notte, contro i civili o verso aree in cui la presenza dell’M23 è esigua. Compie anche operazioni di rappresaglia contro familiari di persone accusate di far parte dell’M23. Queste azioni contro i civili violano il diritto internazionale umanitario e possono costituire crimini di guerra.

“Le autorità della Repubblica Democratica del Congo spesso condannano l’operato dell’M23 ma ignorano violenze simili quando a compierle sono i loro alleati. In questo modo vengono meno al loro dovere di proteggere i civili, che sono intrappolati nel conflitto e costretti a vivere quotidianamente nel terrore. Gli attori internazionali devono premere sul governo di Kinshasa affinché cessi di sostenere il Cmc-Fdp”, ha dichiarato Tigere Chagutah, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale.

L’8 giugno 2026 Amnesty International ha scritto al Cmc-Fdp chiedendo conto del comportamento dei suoi comandanti e combattenti nei confronti dei civili nelle zone sotto il suo controllo. Il 16 giugno il portavoce del Cmc-Fdp ha risposto negando ogni responsabilità per i fatti riportati dall’organizzazione e affermando che il gruppo “resta impegnato verso il rispetto dei diritti umani e la disciplina dei suoi combattenti”.

Stupri e violenza sessuale contro le donne

Una donna di una ventina d’anni, il cui marito era entrato nell’M23, ha raccontato di essere stata rapita nella sua abitazione nel maggio 2025 e tenuta prigioniera per tre mesi.

“Mi hanno detto che avevo due possibilità: o mi uccidevano o dovevo andare a letto con loro. Il loro comandante mi ha stuprata più volte. Pensavo che se avessi rifiutato mi avrebbe ucciso. Veniva ogni notte”.

Lo stesso è accaduto a una 22enne il cui marito era entrato nell’M23. L’hanno rapita nel giugno 2025 e costretta a essere la “sposa” di un comandante: “Mi ha detto che se non avessi fatto sesso con lui mi avrebbe uccisa”.

Queste azioni equivalgono al crimine di guerra di cattura di ostaggi.

Le due sopravvissute alla schiavitù e alla violenza sessuale hanno contratto malattie a trasmissione sessuale. Hanno ricevuto cure mediche ma molte altre sopravvissute non vi hanno avuto accesso.

Maltrattamenti e altre violenze contro le donne

Il 20 novembre 2025 otto persone, tra le quali una donna incinta e il marito, sono state scoperte in un bananeto, dove si erano riparate durante i combattimenti.

“Gli uomini armati ci hanno chiesto olio da cucina. Abbiamo risposto che non ne avevamo più. Allora hanno trafugato dalla nostra casa tutto ciò che avevamo e poi l’hanno data alle fiamme. Uno di loro ha avuto pietà di me, dicendo che siccome ero incinta dovevano risparmiarmi. Hanno preso mio marito e l’hanno fatto a pezzi a colpi di machete e poi, allo stesso modo, hanno ucciso le altre persone. Quando se ne sono andati sono andata a cercare i loro corpi: li abbiamo trovati già in stato di decomposizione”.

Poche ore dopo la donna ha dato alla luce un bambino, da sola nella foresta.

Uccisioni per rappresaglia e uccisioni sommarie

Una donna di 35 anni ha raccontato che, nel novembre 2025, un comandante del Cmc-Fdp e sei suoi sottoposti sono entrati nella sua abitazione e le hanno chiesto se avesse dato il permesso a suo figlio di arruolarsi nell’M23.

“Ho risposto che non sapevo che si fosse arruolato. Hanno sparato a mio marito, tre colpi al petto, di fronte ai nostri altri due figli di otto e sei anni”.

Il figlio maggiore è poi rimasto ucciso combattendo per l’M23.

Il sostegno dell’esercito congolese al Cmc-Fdp

Nel maggio 2023 il governo della Repubblica Democratica del Congo ha fatto approvare una legge per la creazione di una forza armata di riservisti nella quale sono stati integrati vari gruppi armati locali tra i quali il Cmc-Fdp.

Nel dicembre 2025, durante un’audizione alla commissione parlamentare per la difesa e la sicurezza, il ministro delle Finanze ha dichiarato che i gruppi Wazalendo ricevono dallo stato l’equivalente di quattro milioni di dollari al mese.

Secondo un documento interno del comando militare della provincia del Kivu Nord, ottenuto dal gruppo congolese di ricerca Ebuteli, tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 il Cmc-Fdp ha ricevuto oltre 100.000 munizioni e oltre 100 razzi da 40 millimetri.

Nel luglio 2024 l’Unione europea ha deciso sanzioni contro il comandante del Cmc-Fdp Dominique Kamanzi Ndaruhutse, per “aver commesso atti che costituiscono gravi violazioni dei diritti umani”. Costui combatte da dieci anni per vari gruppi chiamati Nyatura (“Colpisci duro” in lingua kinyarwanda). Secondo il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulla Repubblica Democratica del Congo, ha collaborato con le Forze democratiche per la liberazione del Ruanda, un gruppo armato che opera nell’est della Repubblica Democratica del Congo, composto da combattenti congolesi e ruandesi, tra i quali ex soldati e miliziani ruandesi già coinvolti nel genocidio del 1994.

“È inaccettabile che l’esercito congolese continui ad appoggiare il Cmc-Fdp nonostante gli agghiaccianti crimini commessi contro i civili, impuniti da anni. Il governo della Repubblica Democratica del Congo deve immediatamente porre fine al sostegno al Cmc-Fdp e ad altri gruppi Wazalendo e chiamarli a rispondere dei loro crimini, ha concluso Chagutah.