Rogo di San Ferdinando: drammatica la situazione dei 2000 lavoratori stranieri - Amnesty International Italia

Rogo di San Ferdinando: drammatica la situazione dei 2000 lavoratori stranieri

14 febbraio 2018

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A due settimane dalla morte di una donna di 26 anni nel rogo della baraccopoli di San Ferdinando, per i circa 2000 lavoratori agricoli stranieri trasferiti è drammatica la situazione abitativa e igienico-sanitaria.

Rogo di San Ferdinando: le soluzioni d’emergenza non sono efficaci e mettono a rischio la vita delle persone

La tensostruttura della protezione civile, approntata nelle ore immediatamente successive al rogo e in grado di ospitare solo 198 persone, è stata smantellata la mattina del giorno 8 febbraio e solo parte delle persone accolte sono state trasferite.
La nuova tendopoli del Ministero dell’Interno è composta da 29 tende in grado di ospitare fino a 174 persone, senza servizi igienici, acqua ed elettricità, montate sulla terra nuda.

Eppure, secondo un rapporto dell’ARPACAL, consegnato qualche giorno fa alla Prefettura di Reggio Calabria, occorre mettere in sicurezza quanto prima l’area su cui insiste la vecchia tendopoli e le persone che ci vivono visto l’alto grado di tossicità – dovuto alla combustione incontrollata di rifiuti eterogenei in grado di produrre diossine ed altre sostanze inquinanti dannose alla salute umana- che rende necessario e prioritario tutelare vite umane.

Solo due giorni prima del nuovo trasferimento le associazioni attive nella piana di Gioia Tauro erano state convocate dal Commissario Straordinario di Governo e dal Sindaco di San Ferdinando – unici interlocutori istituzionali presenti – per essere informate sulle soluzioni individuate dalle istituzioni per far fronte nell’immediato alle sempre più critiche condizioni di vita dei lavoratori rimasti a vivere nei resti insalubri della vecchia baraccopoli.

Rogo di San Ferdinando: le richieste nostre e di MEDU alle istituzioni

Alla luce dei concreti rischi in termini di salute e sicurezza, evidenziati a più riprese dalle istituzioni, insieme a MEDU chiediamo che sia garantita nell’immediato a tutte le persone presenti nell’area una soluzione di accoglienza dignitosa e con standard igienico-sanitari e di sicurezza adeguati, in grado di tutelare in primo luogo la salute e i diritti fondamentali di ogni persona.

Per quanto riguarda, invece, la soluzione di medio termine (un campo container attrezzato nel contiguo territorio del comune di Gioia Tauro, nella cosiddetta area “ex opera Sila”) chiediamo che siano rapidamente fornite informazioni certe sulle tempistiche, il numero di posti disponibili, le risorse a disposizione e le condizioni generali di accoglienza.

In attesa di conferma della possibilità di utilizzo del sito identificato da parte del comune interessato, con MEDU chiediamo garanzie rispetto ai possibili rischi per la salute derivanti dalla presenza di un inceneritore nell’area.

Resta il timore che l’isolamento, l’assenza di un sistema di trasporti pubblici adeguato, la mancanza di un reale impegno nella prospettiva dell’inclusione sociale, possano determinare il sorgere di un ennesimo luogo di esclusione, marginalità e sfruttamento con inevitabili conseguenze anche in termini di conflittualità sociale.