Stop agli orrori nella prigione di Saydnaya in Siria

7 febbraio 2017

Tempo di lettura stimato: 1'

La prigione di Saydnaya è il posto in cui lo stato siriano massacra silenziosamente il proprio popolo.

Ogni settimana, tra le 20 e le 50 persone sono prelevate dalle proprie celle, per essere impiccate durante la notte. Circa 13.000 persone sono state uccise a Saydnaya dal 2011, nella massima segretezza. Molte altre persone a Saydnaya sono state uccise dopo essere state ripetutamente torturate e sistematicamente private di cibo, acqua, medicine e assistenza medica. I corpi di coloro che sono stati uccisi a Saydnaya sono portati via in camion e sepolti nelle fosse comuni. È impensabile che tali pratiche sistematiche e su ampia scala non siano state autorizzate dai più alti livelli del governo siriano.

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Impiccagioni di massa

Circa 13.000 persone sono state impiccate a Saydnaya tra il settembre 2011 e il dicembre 2015.

Prima  di essere condannate a morte, le vittime affrontano ciò che le autorità siriane definiscono “processo” di fronte una corte marziale della prigione. In realtà, esso costituisce una procedura di uno o due minuti effettuata in un ufficio, di fronte ad un ufficiale militare, dove di fatto il nome del detenuto è annotato su un registro di morte.

Il giorno dell’esecuzione, che le guardie della prigione definiscono come “la festa”, coloro che saranno messi a morte vengono prelevati dalle loro celle nel pomeriggio. Le autorità informano i detenuti che saranno trasferiti in una delle prigioni civili, ma in realtà sono trasferiti in una cella sotterranea dove vengono duramente picchiati.

Una ex guardia ha descritto i pestaggi subiti dai detenuti la notte prima di essere portati nella “stanza dell’impiccagione”:

“Chiunque arrivi può colpirli, finché non arriva l’ufficiale. Già sappiamo che moriranno in ogni caso, quindi con loro facciamo quello che vogliamo.” – ex guardia della prigione di Saydnaya

La stanza dell’impiccagione a Saydnaya è stata ampliata dopo il giugno 2012, così da poter uccidere più persone in una sola volta. I cappi sono allineati al muro. Le vittime restano sempre bendate e non sanno che stanno per morire. Viene poi chiesto loro di presentare le proprie impronte digitali per documentare la loro morte. Infine, sono portati, ancora bendati, su piattaforme di cemento e impiccati. Non sanno come o quando l’esecuzione avverrà fino a che non si ritrovano con il cappio intorno al collo. I detenuti dei piani superiori hanno raccontato di aver sentito il rumore delle impiccagioni.

“Se appoggiavi un orecchio al pavimento, potevi sentire un suono simile a un gorgoglio. Durava circa 10 minuti. Dormivamo sopra alle persone che soffocavano a morte. Alla fine, era diventata una cosa normale” – Hamid, ex detenuto.

I corpi delle vittime sono poi caricati sui camion e sepolti nelle fosse comuni, fuori Damasco.

Ad oggi, i detenuti vengono ancora trasferiti a Saydnaya e “processati” nella corte militare di campo ad al-Qaboun. Non vi è alcuna ragione per pensare che le esecuzioni siano terminate.

"#Siria “Saydnaya è la fine della vita – la fine dell’umanità”, ex guardia di Saydnaya http://bit.ly/2les0D7"

Torture inimmaginabili

Ex prigionieri parlano di un ciclo di pestaggi senza fine durante il viaggio, dopo l’arresto, nel transito tra i centri di detenzione. C’è la “festa di benvenuto” all’arrivo in prigione. In alcuni casi si viene picchiati per una minima infrazione alle regole.

Molte delle persone con cui abbiamo parlato raccontano di essere state maltrattate con tubi di plastica, bastoni di silicone e mazze di legno. Alcuni sono stati ustionati con acqua bollente e bruciati con le sigarette. Altri sono stati forzati a restare in piedi nell’acqua per poi subire scariche elettriche.

‘”È stato come se una parte della mia anima fosse morta … dopo quello, non avevo alcuna gioia, alcuna risata.” – Studente sottoposto a elettrocuzione

Alcune tecniche usate sono così comuni da avere il loro nomignolo. C’è il “tappeto volante”, in cui la persona è legata ad una tavola pieghevole con la faccia in su. O lo “pneumatico” (dulab), in cui la persona è messa con la forza in uno pneumatico, con la fronte pressata nelle ginocchia o nelle caviglie, e picchiata.

Sia gli uomini che le donne sono violentati e molestati sessualmente. Le donne sono anche minacciate di stupro di fronte ai propri familiari per estorcere  delle “confessioni”.

 

Condizioni subumane

Le persone soffrono di problemi di salute mentale a causa del sovraffollamento e della mancanza di luce solare. In alcuni casi, ci hanno riferito che potevano esserci più di 50 persone in una cella da 3×3 m. Hanno scarso o nessun accesso all’assistenza medica e i prigionieri muoiono di frequente per problemi medici facilmente curabili.

Questo orrore assoluto è costruito per distruggere la volontà e lo spirito dei detenuti. I sopravvissuti hanno traumi psicologici e sono fisicamente provati. Spesso richiedono intenso supporto medico ed emotivo per ricostruire la propria vita.

“Ero molto vicino all’impazzire.” – professore universitario, sui 50 anni, descrive l’impatto dell’isolamento

Nella maggior parte dei casi, il governo siriano nega che le forze di sicurezza abbiano mai arrestato queste persone. Si rifiutano di dare qualsiasi informazione sulla loro posizione. Ciò significa che molti detenuti sono “scomparsi” – al di fuori della protezione della legge – rendendoli particolarmente vulnerabili agli abusi.

 

Leggi il comunicato stampa

Scarica il rapporto “Il mattatoio di esseri umani: impiccagioni di massa e sterminio nella prigione di Saydnaya”

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