Striscia di Gaza: il cessate il fuoco esiste solo sulla carta

9 Ottobre 2026

di Ahmad Hasaballah/Getty Images

Tempo di lettura stimato: 12'

A un anno dall’accordo sul cessate il fuoco, le forze israeliane hanno ucciso oltre 1400 persone nella Striscia di Gaza, quasi due milioni di persone hanno ancora bisogno di un alloggio, nessun ospedale è pienamente operativo e 1,4 milioni di persone subiscono una grave crisi alimentare.

 

Oltre 100 organizzazioni dichiarano che il cessate il fuoco esiste solo sulla carta

A un anno dal raggiungimento dell’accordo sul cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, oltre 100 organizzazioni umanitarie, per i diritti umani e della società civile hanno denunciato che tale accordo esiste solo sulla carta. Le forze israeliane continuano ogni giorno a uccidere e ferire persone palestinesi, mentre le restrizioni all’ingresso degli aiuti, delle attrezzature e dei materiali per la ricostruzione impediscono alle famiglie di rimettere insieme le proprie vite.

Le organizzazioni impegnate nel Territorio palestinese occupato hanno oggi lanciato un monito: non si può permettere che, dietro la facciata di un accordo sul cessate il fuoco, le uccisioni e le privazioni inflitte alla popolazione della Striscia di Gaza diventino la normalità.

Mohsen Abu Ramadan, membro del consiglio direttivo della Rete delle organizzazioni non governative palestinesi, ha dichiarato:

“Le organizzazioni palestinesi cercano di rispondere agli enormi bisogni sotto l’occupazione israeliana, nonostante abbiano gli uffici distrutti, il personale sfollato e risorse economiche sempre più ridotte. Le organizzazioni locali e nazionali sono le prime ad agire e continueranno a esserci, ma hanno bisogno di protezione. I governi devono intervenire per porre fine agli attacchi di Israele e alle restrizioni imposte al nostro lavoro, mentre i donatori devono garantire finanziamenti diretti e flessibili per rispondere ai bisogni della popolazione”.

 

Che succede

Nell’ultimo anno gli attacchi aerei, le sparatorie e le operazioni militari delle forze israeliane hanno ucciso oltre 1400 persone palestinesi, tra cui almeno 327 bambini e bambine. Le famiglie e le squadre di soccorso hanno recuperato centinaia di corpi dalle macerie, spesso scavando a mani nude, perché le autorità israeliane limitano l’ingresso dei macchinari necessari per estrarli. Molti altri corpi restano sepolti sotto le macerie, in luoghi inaccessibili.

L’esercito israeliano ha inoltre spostato la cosiddetta “linea gialla” ancora più all’interno della Striscia di Gaza, oltre la linea di ritiro prevista dall’accordo, costringendo la popolazione palestinese a concentrarsi in un territorio sempre più ristretto e sovraffollato.

Inger Ashing, direttrice generale di Save the Children, ha dichiarato:

“Un cessate il fuoco non ha alcun significato se i bambini e le bambine continuano a essere uccisi e le famiglie non possono ricostruire le proprie vite. Da quando è stato annunciato il cessate il fuoco è stato ucciso in media quasi un bambino al giorno. Le famiglie restano intrappolate in un ciclo devastante di perdite e privazioni, senza alcuna possibilità di riprendersi. I governi che hanno sostenuto questo accordo devono usare la propria influenza per fermare le uccisioni e garantire a bambini e bambine l’accesso al cibo, alle cure mediche, a un alloggio e all’istruzione. I bambini e le bambine della Striscia di Gaza hanno diritto alla sicurezza e a un futuro. I governi hanno il potere di contribuire a garantire entrambi e devono esercitarlo”.

 

La crisi continua

Le recenti immagini satellitari mostrano la portata della devastazione provocata dalle forze israeliane: interi quartieri ridotti in macerie, abitazioni rase al suolo e terreni agricoli distrutti. Oltre l’80 per cento degli edifici e delle altre strutture della Striscia di Gaza ha subito danni e circa due terzi sono stati completamente distrutti.

Con l’avvicinarsi dell’inverno centinaia di migliaia di famiglie vivono ancora in tende, rifugi di fortuna o abitazioni danneggiate e si preparano ad andare incontro al quarto inverno esposte al freddo, al vento e alle inondazioni. Oggi, nella Striscia di Gaza, quasi una famiglia su quattro è composta da un nucleo familiare con una donna come capofamiglia. Queste famiglie hanno probabilità molto maggiori di vivere in alloggi non sicuri o inadeguati.

Per molte persone, semplicemente, non esiste un luogo sicuro in cui rifugiarsi. Intere famiglie trovano riparo in edifici danneggiati dalla guerra, che rischiano di crollare. A settembre il crollo di un edificio danneggiato a Gaza City ha causato la morte di 21 persone, tra cui 12 minori.

Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, ha dichiarato:

“È assolutamente vergognoso che, a un anno dalla firma del cessate il fuoco, la situazione della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza sia migliorata così poco. Le famiglie sono ancora costrette a scegliere tra due alternative impossibili: trovare riparo in edifici danneggiati e pericolanti oppure vivere in tende, esposte a temperature insopportabili. Le restrizioni israeliane continuano a impedire l’ingresso delle attrezzature e dei materiali indispensabili affinché le comunità possano iniziare a ricostruire le proprie vite. Con l’inverno alle porte, tutti i governi devono adottare misure concrete per garantire un aumento degli aiuti e consentirne l’ingresso senza ostacoli, affinché la popolazione palestinese possa finalmente intraprendere l’enorme lavoro di ripresa e ricostruzione”.

 

Le restrizioni che compromettono i servizi essenziali

Le stesse restrizioni stanno compromettendo gravemente anche i servizi essenziali. Nessuno dei 36 ospedali della Striscia di Gaza è pienamente operativo, mentre medicinali, attrezzature e carburante continuano a scarseggiare in modo critico. Tra le persone esposte ai rischi più gravi vi sono neonati e neonate nelle incubatrici, pazienti che necessitano di ossigeno o cure intensive, persone anziane, persone con disabilità e persone che hanno riportato lesioni con conseguenze permanenti. Le possibilità di accedere a cure specialistiche, percorsi di riabilitazione e servizi di assistenza restano infatti estremamente limitate.

Oltre 18.500 pazienti, tra cui almeno 4000 minori, hanno ancora bisogno di essere evacuati per ricevere cure mediche. Più di 1000 persone sono morte nell’attesa che ciò accadesse.

Nel frattempo, da qui alla fine dell’anno, 1,4 milioni di persone si trovano a subire livelli di insicurezza alimentare classificati come crisi o condizioni ancora più gravi. Allo stesso tempo, la mancanza di acqua sicura e la devastazione dei sistemi igienico-sanitari continuano a favorire la diffusione di malattie prevenibili.

A un anno di distanza il quadro è inequivocabile. Famiglie continuano a essere uccise. Bambini e bambine continuano a morire per malattie che possono essere prevenute. La Striscia di Gaza è ancora disseminata di ordigni inesplosi. Le abitazioni sono ridotte in macerie che non possono essere rimosse e gli aiuti non riescono a raggiungere le persone che ne hanno disperatamente bisogno.

 

Il genocidio, ad oggi, continua

Non era questo il risultato che il cessate il fuoco avrebbe dovuto garantire. Sono le stesse condizioni che hanno portato la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite a concludere, per due volte, nel settembre 2025 e nuovamente nel giugno 2026, che Israele ha commesso un genocidio. La responsabilità della comunità internazionale non si esaurisce con un accordo che resta sulla carta.

Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha dichiarato:

“L’accertamento delle responsabilità non può essere sepolto sotto le macerie. La ripresa e il futuro della Striscia di Gaza non possono prescindere da un quadro fondato sul diritto internazionale, sulla giustizia e sui diritti delle vittime. Il persistente fallimento nel chiamare Israele a rispondere delle proprie azioni e nell’esigere che rispetti le ordinanze vincolanti della Corte internazionale di giustizia continua ad alimentare i crimini atroci commessi su vasta scala contro la popolazione palestinese”.

 

Fonti

– Persone uccise e ferite: secondo il ministero della Salute di Gaza, durante il periodo del cessate il fuoco sono stati uccisi almeno 327 bambini e bambine e altri 547 sono rimasti feriti. Complessivamente, le persone ferite sono oltre 5000 (Organizzazione mondiale della sanità). Più di 630 corpi sono stati recuperati dalle macerie, mentre molti altri restano sepolti o sono irraggiungibili nelle aree sotto il controllo militare israeliano (Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani).

– Linea gialla: nell’anno trascorso dall’accordo sul cessate il fuoco, l’area della Striscia di Gaza sotto il controllo israeliano è passata da circa il 53 al 63 per cento del territorio (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari – Ocha).

– Distruzione: l’82 per cento degli edifici e delle altre strutture ha subito danni e oltre due terzi sono stati completamente distrutti (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel cicino oriente – Unrwa). Le macerie ammontano a 61 milioni di tonnellate, circa 20 volte la quantità prodotta complessivamente da tutte le guerre nel mondo negli ultimi 18 anni (The Guardian; Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo – Undp).

– Distruzione proseguita durante il cessate il fuoco: tra l’11 ottobre 2025 e l’11 agosto 2026, il numero di edifici e altre strutture classificati come completamente distrutti è aumentato del nove per cento (Unrwa; Unosat).

– Rimozione delle macerie: sono state espresse preoccupazioni per il rischio che le operazioni di rimozione delle macerie possano distruggere prove di crimini internazionali. Si stima che oltre 10.000 persone siano ancora sepolte (Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani).

– Salute: la carenza di olio motore e pezzi di ricambio costringe gli ospedali a razionare l’energia elettrica. I veicoli umanitari e le ambulanze restano inutilizzabili. Si registrano decessi causati da patologie prevenibili o curabili, comprese le complicazioni legate alla gravidanza (Ocha).

– Famiglie con una donna come capofamiglia: rappresentano quasi un quarto del totale, una percentuale circa doppia rispetto a quella precedente alla guerra (Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile – UN Women).

– Finanziamenti: a luglio era stato finanziato meno del 40 per cento del piano di risposta umanitaria per il 2026 (Ocha).

– Accesso all’acqua: più di nove famiglie su dieci non dispongono di un accesso sicuro all’acqua (Ocha).

 

Organizzazioni firmatarie

L’elenco aggiornato delle organizzazioni firmatarie è disponibile qui e continuerà a essere aggiornato.