di Kerem Uzel/Narphotos
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Il 25 agosto 2026 la Grande camera della Corte europea dei diritti umani ha emesso una pronuncia storica sul caso di Osman Kavala, difensore dei diritti umani e leader della società civile illegalmente detenuto in Turchia dal novembre 2017.
Per la terza volta la Corte ha stabilito che la detenzione cui Kavala è sottoposto da quasi nove anni è illegale e che sono stati violati i suoi diritti a un processo equo, alla libertà di espressione e di associazione. La Corte ha inoltre concluso che la condanna all’ergastolo aggravato equivale a un trattamento disumano e degradante e che le autorità turche hanno agito in malafede tenendo Kavala illegalmente in detenzione. Il difensore dei diritti umani è stato condannato con il fine ulteriore di punirlo e ridurlo al silenzio e di impedire la sua attività in difesa dei diritti umani. La Corte ha pertanto ordinato la sua scarcerazione alla prima data utile e l’annullamento della sua condanna.
Human Rights Watch, la Commissione internazionale dei giuristi e il Progetto turco di sostegno al contenzioso giudiziario erano intervenute congiuntamente presso la Corte sulle questioni fondamentali relative ai diritti in gioco nel caso. Amnesty International ha dichiarato Kavala e i suoi sei coimputati prigionieri di coscienza nel giugno 2022.
In quello che è diventato noto come il “processo di Gezi Park”, il 25 aprile 2022 Kavala è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale per “tentato rovesciamento del governo”, insieme a coimputati condannati a 18 anni per “complicità nel tentato rovesciamento del governo” durante le proteste del 2013.
Al termine dell’udienza della Corte, le tre organizzazioni hanno dichiarato che le autorità turche dovrebbero immediatamente scarcerare Kavala e annullare la sua condanna, in linea tanto con gli obblighi internazionali della Turchia quanto con la Costituzione dello stato.
“Con la sua ultima pronuncia, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito in modo definitivo che la detenzione di Osman Kavala da quasi nove anni è fondata su un processo politicamente motivato”, ha dichiarato Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio istituzioni europee di Amnesty International.
“La Turchia ha già ignorato due precedenti pronunce vincolanti della Corte. Questo ostruzionismo nei confronti della giustizia deve cessare. Le autorità turche, comprese quelle giudiziarie e requirenti, devono agire per scarcerare Osman Kavala immediatamente e incondizionatamente”, ha proseguito Geddie.
Nella sua ultima sentenza, la Corte europea ha esaminato l’intero procedimento giudiziario, nel quale l’accusa aveva sostenuto falsamente che le pacifiche proteste del 2013 nel parco di Gezi a Istanbul costituissero un tentativo di rovesciare il governo. La Corte ha valutato il capo d’accusa, le imputazioni, le presunte prove, il processo, i ricorsi e la condanna alla luce delle garanzie sull’equo processo previste dalla Convenzione europea dei diritti umani. Ha accertato che l’intera base della privazione della libertà di Kavala e della sua successiva condanna costituisce “una flagrante negazione della giustizia” e ha inoltre riconosciuto le carenze strutturali che compromettono l’indipendenza e l’imparzialità della magistratura in Turchia, ordinando che vengano adottate misure per porvi rimedio.
“Il più alto organo di giustizia europeo in materia di diritti umani ha confermato senza ombra di dubbio che l’arresto, la detenzione, il procedimento penale e la condanna di Osman Kavala nell’ambito del ‘processo di Gezi Park’ erano politicamente motivati e completamente viziati dall’inizio alla fine. le carenze sistemiche che hanno reso possibili le violazioni dei suoi diritti fin dall’arresto nell’ottobre 2017 sono state nuovamente messe a nudo”, ha dichiarato Ayşe Bingöl Demir, direttrice del Progetto turco di sostegno al contenzioso giudiziario.
È la terza volta che la Corte europea si pronuncia sulla situazione di Kavala. Nel dicembre 2019 aveva stabilito che la sua detenzione violava il suo diritto alla libertà e che perseguiva il fine ulteriore di ridurlo al silenzio in quanto difensore dei diritti umani, ordinandone la scarcerazione immediata. Nel luglio 2022 aveva accertato che la Turchia era venuta meno all’obbligo di conformarsi alla sentenza del 2019.
Il sistema della Convenzione europea per la tutela dei diritti umani si trova ora di fronte a una prova decisiva. Nonostante queste pronunce, il Consiglio d’Europa non ha ancora adottato misure concrete per garantire che la Turchia dia seguito alle sentenze della Corte nel caso Kavala.
“La Turchia è stata tra i primi stati ad aderire al Consiglio d’Europa e a diventare parte della Convenzione europea dei diritti umani, impegnandosi così a rispettare e proteggere i diritti da essa sanciti e a dare attuazione alle sentenze vincolanti della sua Corte. Ora deve onorare tali obblighi e il Consiglio d’Europa deve agire per garantire che lo faccia”, ha dichiarato Temur Shakirov, direttore del Programma Europa e Asia centrale della Commissione internazionale dei giuristi.
Il Comitato dei ministri, organo decisionale del Consiglio d’Europa, è incaricato di vigilare sull’esecuzione e sul rispetto delle sentenze della Corte. Di fronte a una mancata conformità così grave e continuata, il Consiglio d’Europa, la sua Assemblea parlamentare e il Segretario generale devono adottare ogni misura necessaria e utilizzare tutti gli strumenti disponibili per assicurare l’attuazione di queste sentenze e garantire che Kavala venga finalmente scarcerato. Il Consiglio d’Europa e i suoi stati membri dovrebbero riconoscere le implicazioni derivanti dal mancato adempimento da parte della Turchia, che rappresenta una seria minaccia all’efficacia e alla credibilità del sistema della Convenzione.
Gli stati membri del Consiglio d’Europa devono inoltre mantenere il caso Kavala in cima alla loro agenda nelle relazioni con la Turchia e sollevare la questione della conformità alle sentenze della Corte in termini chiari e inequivocabili con le autorità turche, anche formulando richieste concrete per la scarcerazione immediata di Kavala.
“Osman Kavala è detenuto illegalmente da quasi nove anni. La Corte ha disposto la sua scarcerazione immediata per tre volte. È indispensabile che il Consiglio d’Europa e i suoi stati membri agiscano per garantire che le sentenze della Corte vengano rispettate e che Osman Kavala, finalmente, venga liberato”, ha dichiarato Aisling Reidy, alto consulente legale senior di Human Rights Watch.