Uccisione di Soumayla Sacko: trovare i colpevoli del brutale omicidio

Uccisione di Soumayla Sacko: trovare i colpevoli del brutale omicidio

6 giugno 2018

Tempo di lettura stimato: 2'

Esprimiamo cordoglio per il tragico evento che ha portato alla morte di Soumalia Sacko.

Soumayla Sacko era un bracciante proveniente dal Mali che viveva alla tendopoli di San Ferdinando, in Calabria. Dopo una lunga giornata di lavoro, si era recato in una vecchia fabbrica vicino Rosarno per cercare delle lamiere per rafforzare la sua baracca. Una persona ha sparato a distanza colpendolo mortalmente alla testa.

Come ampiamente denunciato dalle associazioni per i diritti umani, Amnesty International compresa, in Calabria i lavoratori migranti subiscono soprusi e sfruttamento. Negli ultimi anni non sono stati pochi gli episodi di violenza che i lavoratori migranti hanno subìto nel territorio calabrese.

Auspichiamo che le indagini individuino rapidamente il colpevole o i colpevoli dell’omicidio, e chiediamo, inoltre, che le istituzioni preposte assumano tutte le iniziative necessarie contro lo sfruttamento e la precarietà dei lavoratori migranti e perché siano riconosciuti i loro diritti alla sicurezza e a un alloggio adeguato.

Uccisione di Soumayla Sacko: cosa è successo

L’omicidio del giovane bracciante maliano Soumayla Sacko è avvenuto nella Piana di Gioia Tauro lo scorso 2 giugno.

Soumayla aveva un regolare permesso di soggiorno ed era impegnato in attività sindacali.

Lo hanno ucciso con un colpo di fucile sparato da un’auto.

Una storia che ricorda quella di Jerry Masslo, anche lui bracciante, ma sudafricano, che nel 1989 muore a Villa Literno per mano mafiosa dopo aver protestato con altri suoi compagni contro le condizioni di lavoro e salariali imposte, già allora, dalla camorra.

Soumayla Sacko aveva 29 anni ed era un attivista dell’Usb.

L’uomo, racconta un amico bracciante, era infatti attivo nella difesa dei diritti dei lavoratori, in una terra dove i braccianti agricoli africani vengono sfruttati dal caporalato.

La vittima dell’omicidio si era recata ad aiutare due amici, Madiheri Drame, 30 anni, e Madoufoune Fofana, 27 anni, alla ricerca di vecchie lamiere con cui costruire un rifugio di fortuna in una vecchia fabbrica della zona.

Secondo le prime informazioni della procura, la sparatoria sarebbe una “punizione” contro quel furto. I tre uomini erano immigrati regolari, che vivevano nelle campagne calabresi, impiegati come braccianti per la raccolta agricola.

Il ragazzo malese è stato soccorso dagli operatori del 118 ed è stato trasportato all’ospedale di Reggio Calabria, nel reparto di neurochirurgia, dove è deceduto.

I carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia hanno avviato un’indagine.

Secondo le prime informazioni non si tratterebbe di un movente xenofobo, ma si continua a indagare.

Al momento c’è un indagato.

A notificare l’avviso di garanzia sono stati i carabinieri della compagnia di Tropea e della stazione di San Calogero, nei confronti di un uomo di 43 anni del luogo, A.P., con contestuale notifica di accertamenti tecnici irripetibili.

L’aggressore si sarebbe appostato in un casolare a circa 150 metri dall’ex fornace per poi fuggire in auto, hanno detto dalla Procura.

I tre ragazzi erano entrati nella fabbrica abbandonata nella zona di San Calogero, probabilmente per cercare vecchie lamiere e altro materiale con cui poter costruire un riparo, secondo la Prefettura.

Mentre erano nell’ex Fornace, qualcuno ha sparato contro di loro e il primo proiettile ha colpito Soumayla alla testa.

A quel punto i colpi si sono diretti contro Madiheri Drame, colpendolo a una gamba, mentre Madoufoune Fofana, di 27 anni, è riuscito a ripararsi, rimanendo illeso.

È stato lui a dare l’allarme.

I tre uomini erano regolarmente residenti in Italia e vivevano nella tendopoli di San Ferdinando, il campo che pochi mesi prima era stato in parte distrutto dall’incendio che aveva causato la morte di Becky Moses.

Il campo doveva essere sgomberato già tempo fa e i braccianti, impiegati principalmente nelle piantagioni della Piana di Gioia Tauro, dovevano essere spostati in un nuovo accampamento.