Ue: bloccare la vendita di Israel Bonds

21 Luglio 2026

di Amnesty International Ireland

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Amnesty International ha rivolto un appello al Lussemburgo, all’Irlanda e agli stati membri dell’Unione europea per chiedere di bloccare la vendita dei titoli obbligazionari israeliani (Israel Bonds) nei loro territori e non rischiare così di essere complici nel genocidio che Israele sta perpetrando nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.

Gli investimenti che finanziano l’occupazione illegale

“Israele fa sempre più affidamento sugli investimenti esteri per finanziare il genocidio, l’apartheid e l’occupazione illegale e per alimentare i crimini commessi contro la popolazione palestinese. Gli Israel Bonds aumentano le risorse a disposizione del governo e contribuiscono così a finanziare il genocidio nella Striscia di Gaza occupata, che ha sterminato intere famiglie, raso al suolo infrastrutture civili, tra cui ospedali e scuole, e costretto il 90 per cento della popolazione a uno sfollamento forzato, dopo averne ridotto le abitazioni in macerie”, ha dichiarato Steve Cockburn, direttore regionale di Amnesty International per l’Europa.

“Consentire la vendita di questi titoli sui mercati dell’Unione europea comporta un costo etico e giuridico enorme. Il diritto internazionale è chiaro: tutti gli stati hanno l’obbligo di non prestare aiuto o assistenza alla commissione di un genocidio e l’obbligo di prevenirlo”, ha aggiunto Cockburn.

L’aumento degli Israel Bonds

Secondo il governo israeliano, dal 7 ottobre 2023 Israele ha aumentato drasticamente l’emissione degli Israel Bonds, uno strumento finanziario per raccogliere fondi da privati e piccoli investitori, “per via delle condizioni di sicurezza di Israele” nella Striscia di Gaza. I proventi confluiscono nel bilancio generale dello stato di Israele e, come affermano le autorità nella promozione dei titoli, contribuiscono a sostenerne la capacità militare.

L’autorizzazione da parte di uno stato membro dell’Unione europea alla vendita degli Israel Bonds sul mercato finanziario europeo costituisce una chiara forma di agevolazione finanziaria. Potrebbe configurare una violazione dell’obbligo di prevenire il genocidio previsto dal diritto internazionale e comporta persino il rischio di prestare aiuto o assistenza alla sua commissione.

Gli Israel Bonds in Unione europea

Per poter negoziare questi titoli nell’Unione europea, Israele ha bisogno di uno stato membro d’origine, la cui autorità accolga il programma di emissione e vendita. Dal 2021, in seguito all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la Banca centrale d’Irlanda ha svolto la funzione di “stato membro d’origine”, consentendo a Israele di accedere al mercato dell’Ue.

Nel 2025, in seguito alle pressioni dell’opinione pubblica e alle proteste svoltesi in Irlanda contro il genocidio di Israele ai danni della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza, Israele ha chiesto di trasferire il programma in Lussemburgo. Il paese ha approvato il prospetto, ossia il documento giuridico necessario per consentire l’offerta al pubblico di questi titoli nell’Unione europea per un altro anno.

Dal settembre 2025 gli Israel Bonds sono sottoposti, nell’Unione europea, alla vigilanza dell’autorità lussemburghese di regolamentazione, ovvero la Commissione di vigilanza del settore finanziario, e vengono offerti al pubblico in Austria, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Il 31 agosto scadrà il prospetto approvato in Lussemburgo. Amnesty International chiede al Lussemburgo di respingere un nuovo prospetto per gli Israel Bonds. Anche l’Irlanda dovrebbe rifiutare di accogliere il trasferimento del programma e di approvare un nuovo prospetto. L’organizzazione chiede inoltre a tutti gli stati membri dell’Unione europea di non accettare il trasferimento del programma né approvare un nuovo prospetto.

Consentire la vendita di questi titoli in Europa è una scelta politica. Uno dei modi più evidenti ed efficaci per porre fine al genocidio di Israele contro la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza è interromperne il finanziamento. Continuando ad agevolare la vendita di questi titoli, gli stati membri dell’Unione europea rischiano di essere complici dei crimini di diritto internazionale commessi da Israele contro la popolazione palestinese”, ha concluso Steve Cockburn.

Ulteriori informazioni

Tra il 2022 e il 2024 il bilancio militare israeliano è passato dal 4,2 all’8,3 per cento del prodotto interno lordo. Tra il 2023 e il 2025 gli Israel Bonds hanno raccolto in media 2,4 miliardi di dollari statunitensi all’anno. Dopo il 7 ottobre 2023 il governo israeliano ha aumentato i finanziamenti destinati alle attività militari. Nel 2023 gli Israel Bonds sono stati presentati come un’opportunità per “sostenere Israele in guerra”.

Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di giustizia ha stabilito che esisteva un rischio plausibile di genocidio ai danni della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza occupata e ha ordinato a Israele di adottare misure efficaci per prevenirlo. Nel marzo e nel maggio 2024 la Corte ha emesso ulteriori ordinanze relative alle misure provvisorie, con le quali ha, tra l’altro, ribadito tali misure.

Alla luce della pronuncia della Corte, gli obblighi in capo a tutti gli stati parte della Convenzione sul genocidio risultano rafforzati. Qualsiasi soggetto dell’Unione europea, o di un altro stato parte, che agevoli flussi finanziari in grado di sostenere la capacità militare di Israele è pertanto tenuto a valutare il proprio operato alla luce dell’obbligo di prevenire il genocidio.

Da quando, nel 2025, il Lussemburgo ha autorizzato la commercializzazione degli Israel Bonds, si è sviluppata una mobilitazione della società civile e del mondo giuridico contro tale decisione, accompagnata dalla pubblicazione di studi a sostegno della richiesta rivolta alle autorità di interrompere la vendita dei titoli.