Un libro per ritrovare la perduta umanità

16 Giugno 2026

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Il circolo di lettura del Liceo Righi di Roma ha incontrato l’autrice Mariangela Paone, dopo la lettura del suo libro “Sospesa”.

Arturo: Come si è svolto il progetto del circolo di lettura sul libro “Sospesa”?
Sara: Consisteva in diverse fasi: la lettura del libro di Mariangela Paone e di Rezwana Sekandariche ripercorre la storia di Rezwana, una ragazza afgana che nel 2015 fugge dal suo paese con la famiglia, attraverso una delle rotte che collega l’Asia all’Europa. Durante l’ultimo tratto del viaggio la barca di legno su cui viaggiano crolla sotto il peso delle troppe persone e tutta la famiglia di Rezwana muore, ma lei riesce ad arrivare a Lesbo. Dopo aver letto il libro, abbiamo fatto una serie di incontri nella biblioteca della scuola con il nostro professore di storia e filosofia, per analizzare a fondo la storia e le sue implicazioni politiche, etiche e sociali. Infine, c’è stato l’incontro con l’autrice e una rappresentante di Amnesty International Italia.

Arturo: Sembra un progetto bellissimo. Trovo sia sempre più necessario parlare di questi temi a scuola, in quanto purtroppo la nostra società sta virando verso una totale disumanizzazione. Basta accendere il telefono: i social sono completamente invasi da immagini di violenza ingiustificata e senza alcun tipo di contesto o spiegazione. Il flusso di sangue che scorre reel dopo reel, video dopo video, foto dopo foto, invece di infrangersi contro la diga della nostra indignazione, fluisce nella zona grigia della nostra coscienza, dove non c’è né giusto né sbagliato, dove non ci sono emozioni, dove tutto è immobile e immutabile. Ed è proprio per questo che è necessario parlarne a scuola, dove ognuno può confrontarsi, indipendentemente dalla sua storia ed educazione.
Sara: Sono d’accordo. Ci ritroviamo senza accorgercene a voltarci dall’altra parte davanti alle ingiustizie, ad andare a nuotare al mare senza sentirci immersi in una fossa comune, a usare l’oceano come un sipario, nascondere ciò che succede dietro l’orizzonte come se si potesse negare che dove il cielo diventa mare la gente ha lo stesso diritto di vivere.

Arturo: Un altro punto fondamentale secondo me riguarda l’estrema polarizzazione del mondo tra razionalità ed emotività, in entrambi i casi, eccessive. L’essere umano è composto in misura uguale di entrambe queste categorie e l’affidarsi a una sola gli fa perdere una parte della sua umanità. Nella storia di Rezwana, diritti umani universali vengono calpestati dalla burocrazia e l’umanità delle persone che incontra sembra essere come addormentata. Credo che sia fondamentale legare la dimensione giuridica dei diritti al ruolo che possono e devono giocare i singoli individui nel farli rispettare, ricordando le storie degli altri e non solo i loro connotati anagrafici, ridando all’altro lo spazio di umanità toltogli da una burocrazia unicamente razionale e quindi disumanizzante. La legge non è sufficiente a superare la crisi dei diritti umani che viviamo, il cambiamento deve passare dall’idea che ognuno ha di sé e dell’altro, ritrovando così quell’umanità che nei tempi antichi vedeva nel principio di ospitalità qualcosa di sacro.
Sara: Viviamo in un sistema che ci vuole controllabili, e per averci controllabili deve averci obbedienti. E l’unica cosa che spinge l’essere umano ad andare contro le regole, a rischiare di essere punito, è la sua etica, il suo senso di giustizia. È l’unica cosa che, utilizzando le parole di De André, ci può spingere a smettere di contare i denti dei francobolli per smarrire le rotaie verso casa.

A cura di Sara Paccagnini e Arturo Golia,

Liceo statale scientifico Augusto Righi di Roma Scuola amica dei diritti umani

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