Foto di Tennessee Department of Correction
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Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.
Christa Pike aveva 18 anni quando commise un omicidio e 19 quando venne condannata a morte. Ne avrà 50 il prossimo 30 settembre quando sarà messa a morte nel Tennessee. Il suo caso non presenta dubbi: si rese responsabile insieme ad altri due giovani della morte di uno studente di 19 anni. Solo lei però venne condannata a morte, difesa da un avvocato senza la minima esperienza in processi capitali e incapace di presentare alla giuria gli anni di infanzia e adolescenza vissuti in povertà, ignoranza e abbandono, caratterizzati da violenza fisica e sessuale. Nel 2001 un avvocato, questa volta all’altezza, chiamato a rappresentare Christa Pike in un appello, ha portato all’attenzione della corte lo stato di salute della donna affetta da un disordine bipolare e un disturbo da stress post-traumatico. È anche emerso un danno al lobo frontale del cervello sin dalla nascita. A seguito di uno degli appelli, una giudice di una Corte d’Appello federale ha dichiarato che avrebbe annullato la condanna a morte se solo fosse stato possibile. Non era possibile perché una legge federale del 1986 ha innalzato i limiti negli appelli alle corti federali quando si tratta di mettere in discussione l’efficacia della difesa legale. Alla luce di questo tragico quadro, allora come oggi, la commutazione e una pena alternativa sarebbero più che necessarie, senza minimizzare la gravità del reato commesso. È quanto chiediamo in un appello al Governatore del Tennessee, fermare l’esecuzione (sarebbe la prima di una donna nello stato da oltre 200 anni) e di commutare la condanna di Christa Pike.
Più della metà degli stati ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al gennaio 2025: 113 stati hanno abolito la pena di morte per ogni reato; 9 stati l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 23 stati sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 144 stati hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 54 stati mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.
Condanne a morte eseguite al 10 settembre 2026*
* questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.
India – La Corte suprema dell’India ha respinto un’istanza di sostituzione dell’esecuzione della pena di morte mediante impiccagione con altri metodi, come l’iniezione letale. Secondo il collegio comprendente i giudici Vikram Nath e Sandeep Mehta, non sono stati forniti “elementi sufficienti”; tuttavia la Corte ha precisato che “la sentenza sull’argomento non è definitiva e che la questione potrà essere riesaminata in futuro qualora emergessero prove scientifiche convincenti riguardanti metodi alternativi per l’esecuzione della pena di morte”. La richiesta è stata presentata nel 2017 dall’avvocato Rishi Malhotra, che ha argomentato che l’impiccagione è crudele, sottolineando che in molti Paesi non viene più applicata. L’impiccagione in India è prevista dall’articolo 354(5) del Codice di procedura penale che – secondo il legale – è in contrasto con l’articolo 21 della Costituzione, che tutela il diritto alla vita con dignità. (fonte: Agenzia Nova)
Iran – Prelevate dalle loro abitazioni a Ishafan di notte, a gennaio, da uomini incappucciati in seguito identificati come appartenenti al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, nei giorni dell’ultima grande ondata di proteste contro il regime. Sparite per mesi, poi ritrovate dalla madre, dopo disperate ricerche. Infine condannate, una alla pena capitale, l’altra a una lunga pena detentiva. È l’incredibile storia di due gemelle iraniane Taraneh e Romina Rahimi, diciannovenni e ancora studentesse al liceo. Secondo il Guardian, le gemelle erano irriconoscibili al momento della visita della madre a maggio, a causa delle percosse e torture subìte. Da allora, secondo quanto emerso dai tribunali iraniani, Taraneh è stata condannata a morte per la sua partecipazione alle proteste di gennaio, mentre Romina ha ricevuto una condanna a 25 anni di carcere. Secondo i loro avvocati, non sarebbe stata fornita alcuna prova del coinvolgimento delle sorelle in atti di violenza. Dopo la sentenza, nessuna delle due sorelle è stata più vista dai familiari. (fonte: RaiNews)
Myanmar – Il Parlamento ha approvato lo scorso mese di luglio un progetto di legge che prevede pene fino alla condanna a morte per chi sequestra, tortura o detiene persone allo scopo di costringerle a lavorare nei cosiddetti scam compounds, i centri per le truffe online, uno dei fenomeni criminali più redditizi al mondo e da qualche anno in rapida espansione nel sud-est asiatico. La normativa prevede la pena capitale anche nei casi in cui le truffe online provochino la morte delle vittime. Per chi dirige o gestisce i centri e per alcuni reati legati alle truffe in criptovalute, il testo prevede invece pene fino all’ergastolo. Il Myanmar continua a essere indicato dalle Nazioni Unite come uno dei principali epicentri mondiali dell’industria delle frodi online, un’economia criminale cresciuta proprio negli anni successivi al colpo di Stato militare del 2021. (fonte: AsiaNews)
Algeria – Nel corso di una riunione del Consiglio dei Ministri del 6 settembre scorso, il capo di Stato Abdelmadjid Tebboune ha ordinato al Ministero della Giustizia di finalizzare, entro la scadenza del 15 settembre, una riforma del codice penale che prevede il ripristino della pena di morte, già contemplata nell’ordinamento, tanto che ha continuato ad essere comminata dai tribunali in questi anni per diversi casi senza che però si sia registrata alcuna esecuzione da più di tre decenni. Il provvedimento che si intende adottare vuole colpire “i piromani e gli organizzatori di incendi dolosi” e “i rapitori di minori e coloro che li sottopongono a sevizie”. La misura arriva sulla scia dei catastrofici incendi boschivi che ad agosto hanno flagellato le regioni settentrionali dell’Algeria, provocando decine di morti e la distruzione di interi ecosistemi. Per i partiti della coalizione governativa, la pena capitale rappresenta l’unico deterrente efficace contro i “terroristi ambientali” e i criminali che minacciano la sicurezza dello Stato”. (fonte: Vatican News )
Bangladesh – Il governo ha approvato una proposta di legge sul reato di “sparizione forzata” che prevede come pena massima la condanna a morte in caso di decesso della vittima: lo riportano i media locali, tra cui l’agenzia di stampa bangladese Unb. La proposta deve essere sottoposta al Parlamento. Una commissione istituita a Dacca dopo la fuga in India dell’ex premier Sheikh Hasina in seguito alle proteste di due anni fa, afferma di aver individuato “1.569 casi” di sparizione forzata avvenuti tra il 2009 e il 2024, “251 vittime” tuttora disperse e probabilmente morte e il ritrovamento dei corpi di 36 persone. Hasina è stata condannata a morte in contumacia da un tribunale bangladese perché accusata della repressione delle proteste del 2024 nella quale, secondo l’Onu, furono uccise circa 1.400 persone. L’ex premier respinge le accuse. Secondo Amnesty International, alla fine del 2025 in Bangladesh oltre 2.000 persone risultavano detenute nel braccio della morte. Il paese mantiene la pena di morte per una serie di reati, tra cui alcuni legati al traffico di stupefacenti. (fonte: Ansa)
13 agosto – Negli Usa, tre esecuzioni capitali nel giro di poche ore in tre stati diversi, una macabra coincidenza che però secondo gli attivisti per i diritti umani riflette una chiara tendenza all’aumento significativo delle esecuzioni. L’ultimo precedente di un caso del genere risale al 7 gennaio 2010 quando la macchina della morte si mise in moto nello stesso giorno in Louisiana, Ohio e Texas. Questa volta, teatro di questa contemporaneità di esecuzioni sono stati l’Oklahoma con la messa a morte del 70enne Carlos Cuesta-Rodriguez, il Tennessee con l’esecuzione di Anthony Darrell Hines e l’Alabama dove è stata eseguita la condanna capitale di Jeremy Williams.
24 agosto – In Libia, l’organizzazione per i diritti umani Al-Tadamun ha denunciato l’esecuzione di dieci civili da parte di tribunali militari sotto il controllo delle forze del maresciallo Khalifa Haftar, definendo gli omicidi “crimini di guerra” e “esecuzioni extragiudiziali”. Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione, le esecuzioni sono state effettuate a Bengasi e Al-Qarnada: tre vittime erano insegnanti di Corano rapiti nel 2014 durante l’operazione “Dignità” e sei erano residenti di Derna che avevano combattuto contro lo Stato Islamico nel 2016. I processi si sarebbero svolti davanti a tribunali militari che, secondo una sentenza della Corte Suprema libica del novembre 2025, non hanno giurisdizione sui civili, rendendo le esecuzioni illegali e in violazione del diritto internazionale.
25 agosto – In Thailandia, la Corte Penale ha condannato a morte Sararat “Am Cyanide” Rangsiwuthaporn per l’omicidio di Darinee “Fah” Thepwi; si tratta della settima sentenza emessa nell’ambito dei 15 procedimenti avviati contro di lei. Sararat Rangsiwuthaporn è una donna thailandese al centro di un caso di alto profilo riguardante una serie di avvelenamenti da cianuro. È accusata di aver avvelenato mortalmente diversi amici e conoscenti, causando la morte di almeno 15 persone tra il 2015 e il 2023.
5 settembre – In Egitto, il Tribunale penale del Cairo ha condannato a morte la giornalista e produttrice Sarah Khalifa e altri 11 imputati per produzione e traffico di stupefacenti. Gli imputati sono stati inoltre condannati per “possesso e detenzione illegale di armi da fuoco e munizioni”. Khalifa, 39 anni, è nota per il suo programma “Missione difficile”, trasmesso dall’emittente privata Al-Mehwar e dedicato a temi legati alla sicurezza e alla criminalità. Conduce programmi su piattaforme online e conta due milioni di follower su Instagram.
10 settembre – In Oman è stata promulgata una nuova legge sulla lotta contro le sostanze stupefacenti e psicotrope (Decreto Reale n. 67/2026) che introduce pene severe per il traffico, il contrabbando, il possesso e l’uso personale di droga, incluse la pena di morte e l’ergastolo in determinati casi. La pena capitale sarebbe, in particolare, prevista per il contrabbando di droga a fini di traffico in specifiche circostanze aggravanti, tra cui la recidiva, l’abuso di autorità ufficiale, di licenze o di immunità legale, il coinvolgimento di persone prive di capacità giuridica o con capacità ridotta, nonché la partecipazione o la collaborazione con organizzazioni internazionali dedite al contrabbando di droga.
India – Il 26 agosto 2026 l’Alta corte dello stato di Orissa ha commutato in ergastolo, con divieto di esaminare richieste di clemenza per 35 anni, la condanna a morte inflitta nell’agosto 2024 a Sanjet Dash, colpevole dell’omicidio della moglie.
Suriname – Il 23 luglio 2026 il parlamento ha ratificato all’unanimità il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, dando così riverbero globale alla posizione abolizionista del paese, che aveva abolito la pena di morte dal codice penale civile nel 2015 e da quello militare nel 2021.
USA/1 – Il 23 luglio 2026 un tribunale dello stato del Delaware ha disposto l’emissione di un certificato di innocenza in favore di Jermaine Wright, 34 anni dopo la sua errata condanna a morte. Sebbene nessuna prova lo legasse all’omicidio del quale era accusato, venne ritenuto colpevole sulla base di una propria confessione sotto effetto di eroina e della falsa testimonianza di un informatore della polizia. La condanna era stata annullata nel 2014. Wright è il 203mo condannato a morte riconosciuto innocente dal 1977.
USA/2 – Il 30 luglio 2026 un giudice di un tribunale distrettuale federale ha annullato, riconoscendone la mancata competenza mentale, la condanna a morte di Andre Staton, che nel 2006 era stato condannato alla pena capitale da un tribunale della Pennsylvania per l’omicidio della sua ex compagna. Staton verrà automaticamente condannato all’ergastolo.
USA/3 – Il 28 agosto 2026 la Corte interamericana dei diritti umani ha disposto misure precauzionali in favore di Brittany Holberg, nel braccio della morte del Texas dal 1998. La Corte ha ritenuto fondato il reclamo, che esaminerà nel merito successivamente, su una serie di violazioni dei diritti umani, in particolare la difesa inefficace dell’imputata che ha pregiudicato il suo diritto a un processo equo e messo in pericolo quelli alla vita e all’integrità fisica.
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