Violenze sessuali di massa in Sud Sudan - Amnesty International Italia

Violenze sessuali di massa in Sud Sudan

24 luglio 2017

© Natalia Jidovanu

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Migliaia di donne e ragazze sudsudanesi e alcuni uomini che hanno subito stupri nel corso di aggressioni sessuali di natura etnica durante il conflitto stanno affrontando gravi conseguenze psicologiche e stigma e non hanno nessuno cui chiedere aiuto.

Lo rivela il rapporto “Non rimanere in silenzio. Le sopravvissute alla violenza sessuale in Sud Sudan chiedono giustizia e riparazione”, frutto di una ricerca congiunta di Amnesty International e 10 difensori dei diritti umani sudsudanesi i cui nomi sono protetti per evitare rappresaglie da parte del governo.

Dall’inizio delle ostilità alla fine del 2013, migliaia di persone in tutto il paese hanno subito gravi atti di violenza sessuale. Gli autori appartengono a entrambe le parti in conflitto – le forze governative del presidente Salva Kiir di etnia dinka e dell’ex presidente Riek Machar di etnia nuer – e dei gruppi armati loro alleati.

Muthoni Wanyeki, direttrice di Amnesty International per l’Africa orientale, il Corno d’Africa e la regione dei Grandi Laghi, ha dichiarato in una nota ufficiale: “Siamo di fronte a violenze sessuali di massa eseguite con premeditazione nei confronti di donne vittime di stupri di gruppo, penetrate con bastoni e mutilate coi coltelli. Queste azioni indifendibili hanno cambiato completamente la vita delle vittime, lasciandole alle prese con conseguenze debilitanti, di natura fisica e psicologica. Molte sopravvissute agli stupri sono state abbandonate dai loro mariti e dalle famiglie di questi e stigmatizzate dalla comunità d’appartenenza”.

Per redigere il rapporto, sono state intervistate 168 vittime di violenza sessuale, tra cui 16 uomini, in città e villaggi di quattro stati del Sud Sudan – Equatoria centrale, Jonglei, Alto Nilo e Unione – e in tre campi per rifugiati nel nord dell’Uganda.

In alcuni casi, gli aggressori hanno ucciso le donne dopo averle stuprate. Una donna che aveva cercato di resistere allo stupro ha subito la mutilazione della vagina con un coltello ed è morta quattro giorni dopo.

 

In diversi casi, questi attacchi sembrano aver avuto l’obiettivo di terrorizzare, degradare e far vergognare le vittime così come anche di impedire a uomini del gruppo rivale di procreare ulteriormente.

Una sofferenza infinita

Una delle donne che abbiamo incontrato ora è sieropositiva. Altre hanno problemi di fistole o intestinali. Alcuni uomini sono diventati impotenti.

Molte vittime hanno raccontato di avere continui incubi, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione e desideri di vendetta così come di suicidio: si tratta di sintomi classici dello stress da disordine post-traumatico.

 “Cerco di dimenticare tutto ma a volte mi torna in mente e scoppio a piangere. Mi chiedo se i miei figli hanno conservato la memoria di quello che hanno visto. Quando cresceranno, cosa penseranno della loro madre?” – Sukeji, stuprata da tre soldati governativi a Kajo Keji, nell’agosto 2016, di fronte ai suoi due figli

Un’altra sopravvissuta a stupri multipli racconta di uomini che indossavano le uniformi della guardia presidenziale e parlavano la lingua dinka:

“Quelli [i soldati governativi] mi dicevano che dovevo prendermela con Dio per avermi fatta nascere di etnia nuer”, Nyachah, stuprata da sette soldati governativi a Giuba

Nyagai, vittima di uno stupro di gruppo da parte di soldati governativi a Giuba nel luglio 2016, ha raccontato di aver perso da allora la fede religiosa. Non va più in chiesa e ha smesso di pregare:

“Satana è entrato dentro di me il giorno in cui sono stata stuprata”

Agli stupri non sono scampati neanche gli uomini. Gatluok, che nel maggio 2015 è sopravvissuto a un raid delle forze governative nello stato di Unione, ci ha raccontato:

“Siccome sono cieco, non sono riuscito a fuggire e mi hanno preso. Mi hanno chiesto di scegliere tra lo stupro e la morte. Ho risposto che non volevo morire e mi hanno stuprato”.

Ragioni politiche ed etniche 

Molte delle vittime sono state prese di mira a causa della loro etnia, che è sempre più spesso collegata alla fedeltà politica col governo o con l’opposizione.

Nella maggior parte dei casi descritti nel rapporto, uomini dinka hanno attaccato donne nuer e uomini nuer hanno attaccato donne dinka. Ma ci sono stati persino casi, come nello stato di Unione, in cui uomini nuer favorevoli al governo hanno stuprato donne della loro stessa etnia sospettandole di parteggiare per l’opposizione, o in cui le forze governative hanno preso di mira donne di etnia diversa dalla nuer.

Le nostre richieste al governo e alle forze di opposizione

Il governo sudsudanese deve prendere misure decisive per porre fine a quest’epidemia di violenza sessuale, iniziando a parlare chiaramente di tolleranza zero, avviando un’indagine approfondita e indipendente sugli attacchi sessuali e assicurando che i responsabili siano sottoposti a processi equi.

Per prevenire la violenza sessuale, è necessario allontanare dalle forze armate le persone sospettate di stupro fino quando le accuse nei loro confronti saranno confermate o smentite in maniera indipendente. Le vittime dovranno ricevere giustizia, cure mediche e riparazione.

A loro volta, le forze di opposizione devono proibire la violenza sessuale, porre in essere misure concrete per controllare la condotta dei loro combattenti e cooperare, secondo quanto richiede il diritto internazionale, alle indagini e ai procedimenti nei confronti di sospetti autori di stupri.

 

Approfondisci

Il Sud Sudan è il più giovane stato al mondo: dopo decenni di conflitti, negoziati e un referendum di secessione dal Sudan ha raggiunto l’indipendenza il 9 luglio del 2011. Nel 2013 è esploso un conflitto armato che ha avuto un impatto devastante su milioni di civili.

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