Bahrein: la Cassazione rigetta ultimo ricorso di due condannati a morte - Amnesty International Italia

Bahrein: la Cassazione rigetta ultimo ricorso di due condannati a morte

31 Luglio 2020

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.

Il 13 luglio la Corte di Cassazione del Bahrein ha rigettato l’ultimo possibile ricorso giudiziario di Mohamed Ramadhan Issa Ali Hussain e Hussain Ali Moosa Hasan Mohamed, condannati a morte dopo che erano stati giudicati responsabili di un attentato dinamitardo in cui, il 14 febbraio 2014, era rimasto ucciso un agente di polizia.

Moosa, impiegato d’albergo, venne arrestato una settimana dopo; Ramadhan, addetto alla sicurezza dell’aeroporto internazionale del Bahrein, il 20 marzo.

Durante gli interrogatori nella sede del Dipartimento per le indagini criminali, i due uomini vennero torturati per giorni: Moosa sottoposto a pestaggi e a scariche elettriche, Ramadhan picchiato e sospeso a testa in giù. Alla fine, Moosa si arrese a “confessare” e a incriminare Ramadhan.

Il processo di primo grado si concluse il 29 dicembre 2014 con la condanna a morte, confermata in appello il 27 marzo 2015 e in Cassazione il 16 novembre dello stesso anno. Nel marzo 2018 l’Unità per le indagini speciali inviò all’ufficio del Procuratore un memorandum contenente le conclusioni di un gruppo di medici del ministero dell’Interno, che confermavano le denunce di Ramadhan sulle torture subite. Il 22 ottobre 2018 la Corte di Cassazione annullò la sentenza e chiese all’Alta corte d’appello di rifare il processo. Ma lo scorso 20 gennaio, i due sono stati di nuovo condannati a morte e ora la conferma della Cassazione. A questo punto, il destino dei due detenuti è nelle mani del Re del Bahrein che può ratificare la sentenza, commutarla o concedere il perdono.

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I dati sulla pena di morte nel 2020

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 3 giugno 2020*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

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Altre notizie

Iran – Mahmoud Mousavi-Majd è stato messo a morte il 20 luglio con l’accusa di spionaggio. Secondo le autorità, l’uomo era “collegato al Mossad e alla Cia” a cui “forniva informazioni di intelligence, in particolare sulle forze armate, informazioni usate dagli americani anche per l’uccisione del generale Soleimani“. Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa iraniana “Fars“, Mahmoud Mousavi-Majd è stato arrestato nell’ottobre 2018 e condannato a morte nell’agosto 2019. L’uomo, che ha lasciato l’Iran da bambino ed è cresciuto in Siria, benché non sia mai stato membro del Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica, sarebbe stato in grado di infiltrarsi in numero aree sensibili in qualità di traduttore. L’esecuzione di Mousavi-Majd arriva una settimana dopo quella di Reza Asgari, anche lui accusato di spionaggio in favore degli Stati Uniti. (fonte: Deutsche Welle)

Iran – Le autorità iraniane hanno confermato che l’8 luglio nella città di Mashhad un uomo è stato messo a morte dopo ripetute condanne per aver bevuto alcoolici. Da fonti indipendenti l’uomo è stato identificato come Mortaza Jamali, 55 anni. Secondo il codice penale islamico vigente in Iran, il consumo di bevande alcooliche è punito con 80 frustate. Dopo la terza condanna, la reiterazione del “reato” prevede la pena di morte. A seguito delle proteste seguite all’esecuzione, il dipartimento alla Giustizia della provincia di Razavi Khorasan ha diffuso una nota ufficiale a mo’ di giustificazione, in cui si fa riferimento a precedenti penali non collegati alla condanna a morte. Nel 2019 in Iran sono state eseguite almeno 251 condanne a morte. (fonte: Amnesty International)

Pakistan – Muhammad Iqbal, nel braccio della morte da 21 anni per un crimine commesso quando era ancora minorenne, sarebbe stato rilasciato secondo le informazioni di Justice Project Pakistan (JPP), uno studio legale senza fine di lucro che aiuta i detenuti che subiscono le pene più severe. Iqbal aveva solo 17 anni quando nel 1998 fu arrestato e condannato a morte l’anno successivo con l’accusa di omicidio e rapina, scrive il JJP in una dichiarazione. Nel 2000, il Pakistan ha approvato l’Ordinanza sul Sistema di Giustizia Minorile che rende ora illegali le condanne a morte dei minorenni e una successiva disposizione presidenziale del 2001 aveva disposto la grazia a tutti i minorenni condannati prima dell’ordinanza. Ma Iqbal era rimasto nel braccio della morte nonostante la sua comprovata minore età all’epoca del crimine. Per il suo rilascio, si sono mobilitati diversi gruppi per i diritti umani, ma solo quest’anno l’Alta Corte di Lahore ha commutato, lo scorso 8 giugno, la sua condanna in ergastolo. Iqbal è stato finalmente rilasciato dal carcere il 30 giugno dopo che gli è stato riconosciuto di aver già scontato la pena. (Fonte: Deutsche Welle)

Usa – Definendo la pena capitale un “lusso” che lo stato non può più permettersi, il governatore del Wyoming Mark Gordon ha detto ai legislatori che sta “molto seriamente” considerando di imporre una moratoria sulla pena di morte, già raramente usata dallo stato. Una coalizione bipartisan di legislatori del Wyoming aveva già presentato un disegno di legge nel gennaio 2019 per abolire la pena di morte. Il disegno di legge era stato approvato alla Camera e in una commissione del Senato prima di essere invece bocciato dal Senato al completo per tre soli voti. Il disegno di legge dovrebbe comunque essere introdotto di nuovo nel 2021. Il Wyoming ha eseguito una sola condanna dal 1976 e non ha imposto una nuova condanna a morte dal 2004. (fonte: Death Penalty Information Center)

Usa – Billy Joe Wardlow, un bianco di 45 anni, condannato per l’omicidio di un uomo 82enne nel 1993, quando aveva soltanto 18 anni, è stato messo a morte l’8 luglio con un’iniezione letale nella prigione di Huntsville, dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di fermare l’esecuzione. È la prima esecuzione in Texas dopo la sospensione di cinque mesi a causa del Covid-19, la seconda in tutti gli Stati Uniti da quando il paese ha allentato il lockdown. La prima, quella di Walter Barton, è avvenuta il 19 maggio in Missouri. Legato al lettino nella camera della morte, Wardlow non ha voluto rilasciare una dichiarazione finale. Ha annuito e sorriso, rivolgendo qualche parola a diversi amici che lo guardavano attraverso una finestra da una stanza adiacente. Dopo tre respiri pieni, due rantoli e due respiri meno profondi il suo cuore ha smesso di battere, 24 minuti dopo l’inizio della procedura. È stato dichiarato morto alle 18.52.

Brevi dal mondo

1 luglio – La Corte di Cassazione egiziana ha confermato le condanne a morte di tre imputati in un caso di terrorismo del 2014 noto sui media come il caso Ansar Al-Sharia. Secondo l’accusa, gli imputati avevano costituito il gruppo terroristico Ansar Al-Sharia, per attaccare membri di polizia ed esercito, prendendo di mira strutture governative e luoghi di culto cristiani.

2 luglio – Il capo della polizia nazionale indonesiana Idham Azis ha dichiarato il 2 luglio 2020 che sono circa 100 gli autori di reati di droga che sono stati condannati a morte in tutto il Paese da inizio anno. Azis ha anche auspicato che i detenuti vengano messi a morte il prima possibile “per avere un effetto deterrente“.

17 luglio – Lin Jianxia, 37 anni, è stato messo a morte in Cina. L’uomo, in via di guarigione dalla schizofrenia, era stato condannato per aver ucciso un compagno di classe di nove anni di sua figlia in un gabinetto della scuola, a seguito di un litigio tra i due bambini. Sebbene l’avvocato di Lin avesse legato le azioni dell’uomo alla sua malattia mentale, Lin è stato ritenuto pienamente responsabile sotto il profilo penale.

20 luglio – Asad Keshavarz e Amin Safarkesh, condannati per omicidio, sono stati impiccati nel carcere centrale di Urmia La notizia è stata riportata dal Kurdistan Human Rights Network, che cita fonti proprie.

Buone notizie

Ghana – A margine di un provvedimento di clemenza nei confronti di 794 detenuti come misura di contrasto alla diffusione della pandemia da Covid-19, il Presidente Nana Addo Dankwa Akufo-Addo il 12 luglio ha commutato in ergastolo due condanne a morte.

Sud SudanMagai Matiop Ngong, uno dei più giovani condannati a morte almeno di questo secolo, dal 29 luglio è fuori dal braccio della morte. Forse lo conoscete come Philip, nome fittizio che abbiamo usato per tutelarlo. La Corte d’appello ha deciso di annullare la sentenza capitale emessa nel 2017, quando Magai aveva appena 15 anni, rimandando il caso a un tribunale di grado inferiore per un nuovo processo che non potrà terminare con una nuova condanna a morte. Nella sua decisione, la Corte d’appello ha ricordato che il diritto internazionale vieta l’applicazione della pena di morte nei confronti di minorenni al momento del reato. Peraltro, quel divieto lo prescrive anche la Costituzione sud-sudanese. Magai era stato condannato a morte per aver ucciso accidentalmente suo cugino con la pistola del padre, mentre la vittima era intervenuta per fermare una rissa tra lo stesso Magai e un vicino. Lo scorso anno, nella sua campagna mondiale d’invio di lettere denominata “Write for Rights“, Amnesty International aveva mobilitato oltre 765.000 persone per chiedere al presidente Salva Kiir di annullare la condanna a morte di Magai.

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