Bielorussia: due uomini a rischio di esecuzione - Amnesty International Italia

Bielorussia: due uomini a rischio di esecuzione

1 febbraio 2018

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Due uomini sono a rischio esecuzione in Bielorussia. Si tratta di Ihar Hershankou e Siamion Berazhnoy le cui condanne a morte sono state confermate dalla Corte suprema il 20 dicembre 2017. Ai due condannati resta ora solo la clemenza del Presidente Aleksandr Lukašenko. Ma le aspettative non sono positive visto che dal 1994 solo in un caso il Presidente ha concesso un provvedimento di clemenza.

Hershankou e Berazhnoy erano stati condannati a morte dal Tribunale regionale di Mahiliou, il 21 luglio 2017, colpevoli di aver ucciso sei persone tra il 2009 e il 2015 al fine di appropriarsi delle loro proprietà.

In Bielorussia, le informazioni sull’uso della pena di morte sono classificate come segreti di stato. Pertanto, non è possibile conoscere il numero effettivo delle esecuzioni.

Secondo il ministero della Giustizia, dal 1994 al 2014 sono stati messi a morte 245 prigionieri. Le organizzazioni per i diritti umani stimano che dal 1991, anno dell’indipendenza, i prigionieri messi a morte siano stati circa 400.

Lo scorso anno si è registrata una esecuzione.

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I dati sulla pena di morte

Più della metà dei paesi ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al 2017:

*105 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato. 8 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra. 29 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

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Altre notizie

Iran – Il 25 gennaio la Corte d’appello di Urmia ha annullato la condanna a morte per Saman Naseem, minorenne al momento del reato. Il giovane iraniano di etnia curda dovrà scontare una pena detentiva di cinque anni. Poiché dal momento dell’arresto Saman ne ha trascorsi in carcere più di sei, il suo rilascio dovrebbe essere prossimo. (fonte: Amnesty.it)

Iran –  La condanna a morte di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano arrestato nel 2016 a Teheran con l’accusa di essere una spia, è stata sospesa. Lo rende noto citando il Center for Human Rights.
La sentenza avrebbe dovuto essere eseguita il 19 gennaio ma la Sezione 33 della Corte Suprema iraniana la sta revisionando e ha chiesto a un procuratore di esprimere il proprio parere a febbraio. Le precarie condizioni di salute di Djalali avrebbero influito sulla decisione della Corte (fonte: Iran Human Rights)

Israele – La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato un disegno di legge che permetterebbe ai tribunali militari di imporre la pena di morte ai terroristi con un voto di due giudici su tre, invece dell’attuale requisito dei voti unanimi di tutti e tre i giudici di un tribunale militare. Il testo è stato approvato il 3 gennaio scorso in prima lettura con una strettissima maggioranza di 52 voti favorevoli a 49 contrari. (fonte: Anti-Death Penalty Asia Network)

Singapore – Nonostante le riforme introdotte nel 2013, l’obbligatorietà della condanna a morte continua ad essere applicata in molti casi e la decisione sulla vita e la morte degli imputati è affidata ai magistrati che conducono le indagini, anziché i giudici. A far la differenza, un certificato rilasciato dalla procura secondo cui l’imputato ha effettivamente collaborato. Secondo Amnesty, 34 imputati su 51 casi esaminati sono stati condannati a morte perché non hanno ottenuto il certificato. (fonte: World Coalition)

 

Dal mondo

19 gennaio 2018 – Anthony Shore, 55 anni, detto ‘Tourniquet Killer’ (assassino del laccio emostatico) è stato messo a morte in Texas. Si tratta della prima esecuzione dell’anno negli Stati Uniti, la prima in Texas da quando un anno fa si è insediato il nuovo procuratore della contea di Harris, la democratica Kim Ogg. Shore si è reso responsabile tra gli anni ’80 e ’90 di numerosi omicidi e violenze sessuali anche nei confronti di minorenni

20 gennaio 2018 – Un tribunale indiano ha condannato a morte sei persone a Nashik, nello Stato di Maharashtra, riconoscendole colpevoli di aver brutalmente ucciso nel 2013 nel villaggio di Sonai tre giovani ‘dalit’ (senza casta) nell’ambito di una vicenda presentata come ‘delitto d’onore’. Lo riferisce l’agenzia di stampa Pti. Le indagini avevano provato che uno dei tre giovani ‘dalit’ uccisi, Sachin Sohanlal Gharu di 22 anni, addetto alle pulizie in un istituto educativo, aveva stretto una relazione con una delle studentesse appartenente ad una casta superiore, relazione profondamente avversata dai familiari della ragazza.

21 gennaio 2018 – Una cittadina tedesca , di origine marocchina è stata condannata a morte in Iraq per adesione al gruppo terrorista dello Stato islamico. È la prima volta che la giustizia irachena decide la pena di morte per una donna europea. A pronunciare la sentenza la Corte penale centrale di Baghdad che ha ritenuto la donna colpevole di “sostegno logistico e aiuto a un’organizzazione terrorista per commettere crimini”. La donna ha ora 30 giorni di tempo per presentare ricorso.

 

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