Iran, nuove accuse per Nazanin Zaghari-Ratcliffe: "Così si avverano le peggiori paure" - Amnesty International Italia

Iran, nuove accuse per Nazanin Zaghari-Ratcliffe: “Così si avverano le peggiori paure”

9 Settembre 2020

Tempo di lettura stimato: 5'

Commentando la notizia di una nuova accusa penale emessa in Iran nei confronti della cittadina britannica Nazanin Zaghari-Ratcliffe, Kate Allen, direttrice di Amnesty International Regno Unito, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Se la notizia fosse confermata, le nostre peggiori paure si avvererebbero. Sarà un colpo terribile per lei, per la sua famiglia e per i suoi tanti sostenitori e amici. Nazanin è già stata condannata una volta dopo un processo profondamente iniquo e permettere che possa rivivere quell’incubo dovrebbe essere fuori discussione“.

Sembrano così trovare conferma le preoccupazioni che le autorità iraniane stessero utilizzando Nazanin in un crudele gioco politico.

Il governo del Regno Unito dovrebbe urgentemente intervenire a favore di Nazanin cercando di allontanare qualsiasi eventuale ipotesi di un secondo processo. Dopo non essere riuscito, negli ultimi quattro anni e mezzo, a ottenere la sua libertà, adesso deve intensificare gli sforzi per assicurare il completo e incondizionato rilascio di Nazanin dagli arresti domiciliari in cui si trova a Teheran e un rientro in sicurezza presso i suoi familiari qui in Gran Bretagna.

Qui la campagna di Amnesty per il rilascio di Nazanin Zaghari-Ratcliffe.

Accusata di essere una “spia”

Nazanin Zaghari-Ratcliffe, 41 anni, è stata arrestata all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran nell’aprile del 2016 mentre stava per imbarcarsi su un volo per rientrare nel Regno Unito dopo una visita alla sua famiglia in Iran.

Dopo essere stata detenuta per oltre cinque mesi, di cui i primi 45 giorni in isolamento senza avere la possibilità di mettersi in contatto con il proprio legale, Zaghari-Ratcliffe ha subito un processo profondamente iniquo ed è stata condannata a cinque anni di carcere per “appartenenza a un gruppo illegale”.

Le accuse sembrano riguardare il suo impiego presso la Thomson Reuters Foundation, un’organizzazione di beneficenza, e la sua precedente attività lavorativa in qualità di assistente amministrativa per un progetto di beneficenza della BBC.

Rilascio temporaneo per i timori del coronavirus

A marzo di quest’anno, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, come molti altri prigionieri detenuti in Iran, è stata rilasciata con un permesso temporaneo per timori legati alla diffusione del coronavirus fra i detenuti nei sovraffollati penitenziari iraniani. Dopo essere stata portata fuori dalla prigione di Evin a Teheran, ha dovuto indossare un dispositivo di sicurezza che ne limita lo spostamento entro i 300 metri dall’abitazione dei suoi genitori, nella capitale.

Per la maggior parte della sua detenzione, Zaghari-Ratcliffe è stata nella prigione di Evin a Teheran, dove la qualità del cibo è scarsa e per avere una dieta decente i detenuti sono costretti ad acquistare cibo dal negozio della prigione. Ai detenuti di Evin, come quelli di altre prigioni in Iran, vengono spesso negate cure mediche vitali, il che sembra rappresentare una forma di pena aggiuntiva. Mentre si trovava in carcere, Zaghari-Ratcliffe ha sofferto di molti problemi di salute, tra cui forti dolori alla schiena e agli arti, e il marito non ha mai smesso di esprimere la propria preoccupazione per la salute mentale e fisica della moglie.

Altre persone con doppia cittadinanza

Il trattamento subito in Iran da Zaghari-Ratcliffe sembra rientrare in uno schema più ampio basato sull’incriminazione con falsi capi d’accusa relativi a motivi di sicurezza nazionale nei confronti di persone con doppia cittadinanza e altre con legami con l’estero. Tra i casi di maggior rilievo, il giornalista iraniano-americano del Washington Post Jason Rezaian, la docente universitaria canadese-iraniana Homa Hoodfar e Ahmadreza Djalali, il ricercatore esperto di medicina dei disastri iraniano-svedese.

Negli ultimi anni, la situazione relativa ai diritti umani in Iran è notevolmente peggiorata. Le autorità hanno cancellato la libertà d’espressione e arrestato coloro che davano voce al proprio dissenso. Amnesty International è seriamente preoccupata che le autorità iraniane possano inasprire la repressione nei confronti dei difensori dei diritti umani, che già si trovano a vivere in un contesto terribilmente oppressivo. Ciò è particolarmente evidente nelle durissime condanne al carcere emesse nei confronti di difensori dei diritti umani.

Maggiori informazioni sulla situazione generale dei diritti umani in Iran.