Libia, prove di possibili crimini di guerra: necessarie indagini internazionali

Prove di possibili crimini di guerra in Libia: necessarie indagini internazionali

17 maggio 2019

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A sei settimane dall’inizio dell’offensiva per la conquista di Tripoli, abbiamo mostrato prove di attacchi indiscriminati nelle aree civili della capitale libica e denunciato che gli attacchi illegali potrebbero equivalere a crimini di guerra che devono essere indagati dalla giustizia internazionale.

Abbiamo infatti raccolto testimonianze e analizzato immagini satellitari che indicano che zone residenziali densamente popolate nel distretto di Abu Salim di Tripoli sono state attaccate indiscriminatamente con missili durante una fase di intensi combattimenti tra il 15 e il 17 aprile.

Abbiamo anche documentato attacchi che hanno messo a rischio le vite di centinaia di rifugiati e migranti.

“Mentre la battaglia per Tripoli continua, le parti in guerra hanno mostrato un vergognoso disprezzo per la sicurezza dei civili e il diritto internazionale umanitario, portando avanti attacchi indiscriminati sui quartieri residenziali. Tali attacchi sconsiderati potrebbero avere conseguenze devastanti per i civili e rafforzare la necessità che la Corte penale internazionale estenda le sue indagini a possibili crimini di guerra commessi da parte di tutte le fazioni coinvolte nel conflitto libico”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, da quando è iniziata l’avanzata su Tripoli delle forze del generale Khalifa Haftar il 4 aprile, oltre 454 persone sono state uccise e 2.154 ferite. L’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite ha confermato 111 civili coinvolti, tra cui almeno 23 morti, con il timore che il numero possa continuare a salire. Tra i morti e i feriti ci sono anche operatori sanitari.

Circa 70.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa dei combattimenti. Un volontario in un rifugio di fortuna che ospita gli sfollati in una scuola a Fornaj, a sud-est di Tripoli, ha detto che alcuni degli sfollati hanno visto distruggere una seconda volta le case che erano state ricostruite dopo il conflitto del 2011. La situazione umanitaria è inoltre resa difficile dalle frequenti interruzioni della corrente e dalla carenza di forniture mediche ospedaliere.

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Attacchi indiscriminati in aree residenziali

Abbiamo indagato sugli attacchi condotti tra il 15 e il 17 aprile e ha identificato tre aree all’interno del distretto di Abu Salim di Tripoli – Hay al-Intissar, Hay Salaheddin e un quartiere noto come “edifici Kikla” –  colpite da armi imprecise lanciate da aggressori che non hanno preso le necessarie precauzioni per proteggere le vite civili e le proprietà civili.

Nella notte del 16 aprile, i residenti hanno riferito di alcuni attacchi missilistici a Hay al-Intissar. Un testimone oculare ha detto che cinque razzi hanno colpito cinque diverse case, uccidendo quattro donne e un uomo e ferendo una bambina. La bambina è stata portata in ospedale in condizioni critiche ma è riuscita a sopravvivere.

La nostra analisi, condotta sulle immagini satellitari di Abu Salim riprese tra il 13 e il 17 aprile, conferma il danno inflitto a due zone densamente popolate di Abu Salim, nonché danni nella vicina area residenziale di Hay Salaheddin.

Basandoci sulle immagini satellitari, sui resoconti di testimoni oculari e di altre fonti attendibili, non siamo riusciti a vedere basi militari o posti di blocco nelle vicinanze e non ha trovato prove evidenti che dimostrino la presenza di obiettivi militari nelle aree residenziali colpite al momento degli attacchi.

Abbiamo verificato e analizzato in modo indipendente diverse foto della scena dell’attacco e abbiamo identificato il danneggiamento causato da frammenti di ordigni in una casa civile e rottami compatibili con un attacco con razzi d’artiglieria, compresi razzi tipo Grad da 122mm. Un terzo razzo ha colpito il suolo, in base a quanto raccontato da testimoni oculari, e non ha causato feriti.

Sulla base dell’analisi delle immagini satellitari e di tre interviste con i residenti, non abbiamo trovato prove evidenti del fatto che ci fosse un qualsiasi obiettivo militare presente negli “Edifici Kikla” al momento di questi attacchi.

Le foto esaminate confermano che sia l’arsenale dell’Enl sia quello del Gan includono razzi 107mm e lanciatori Grad. Due immagini pubblicate sui social media mostrano un combattente dell’Enl in posa davanti ai lanciatori BM-21 Grad.

Sia i razzi da 107 mm che i razzi Grad hanno un sistema non guidato e impreciso e non dovrebbero essere lanciati sopra le aree civili con “salve”, con molti razzi che vengono sparati contemporaneamente, perché ciò rende impossibile distinguere tra obiettivi militari e civili.

“L’uso dell’artiglieria e di altre armi imprecise come i razzi del tipo Grad nelle aree civili è proibito dal diritto internazionale umanitario e tali attacchi indiscriminati possono essere considerati crimini di guerra. In entrambi i casi documentati, gli aggressori hanno palesemente ignorato i loro obblighi di prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo la sofferenza per i civili”, ha dichiarato Mughrabi.

Attacchi a centri di detenzione per migranti e rifugiati

Nella notte del 7 maggio, un raid aereo ha colpito circa a 100 metri dal centro di detenzione per migranti di Tajoura, nella zona orientale di Tripoli, dove circa 500 migranti e rifugiati erano rinchiusi in hangar aerei in disuso. Testimoni oculari hanno descritto come “terrificante” il suono dell’attacco, che ha causato lo svenimento di alcuni detenuti.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), due persone sono rimaste ferite nell’attacco. Medici senza frontiere ha detto che i pesanti detriti di metallo hanno sfondato il tetto di uno degli hangar dove sono rinchiuse le donne e hanno quasi colpito un bambino piccolo.

I resoconti dei testimoni oculari e le immagini satellitari da noi analizzate suggeriscono che il bombardamento aereo ha colpito un veicolo blindato vicino a un magazzino situato nello stesso complesso del centro di detenzione per immigrati, che secondo i detenuti è usato per immagazzinare armi. Le immagini mostrano anche molti veicoli corazzati nell’area, suggerendo che i combattenti stanno usando il complesso del centro di detenzione come un sito militare.

Pochi giorni dopo, il 10 maggio, un altro attacco aereo ha colpito nelle vicinanze del centro di detenzione.

In un episodio separato, testimoni oculari hanno riferito che, il 23 aprile, uomini armati hanno aperto il fuoco contro i migranti e i rifugiati detenuti nel centro di detenzione di Qasr Ben Ghashir, a sud di Tripoli. Secondo l’Unhcr almeno 12 persone sono state ferite e portate in ospedale.

Secondo testimoni oculari, fino a 15 uomini sono entrati nel centro, alcuni poi hanno iniziato a confiscare i telefoni dei detenuti, ordinando a un gruppo di detenuti cristiani che stavano svolgendo le preghiere pasquali di fermarsi. Hanno iniziato a sparare quando i detenuti si sono rifiutati. Le prove raccolte dall’organizzazione suggeriscono che i combattenti affiliati all’Enl fossero responsabili dell’attacco al centro, che si trova in un’area sotto il loro controllo.

Oltre alle violazioni commesse durante lo svolgimento delle ostilità, l’Onu ha segnalato un aumento della detenzione arbitraria, di rapimenti, sequestri e sparizioni forzate dopo lo scoppio di combattimenti a Tripoli e nei dintorni.