Una maglietta per dire "NO alla pena di morte" - Amnesty International Italia

Una maglietta per dire “NO alla pena di morte”

2 agosto 2018

Tempo di lettura stimato: 1'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Si può dire “NO alla pena di morte” anche attraverso una immagine e, spesso e volentieri, proprio una immagine è più efficace di mille parole. Ecco perché Amnesty ha lanciato un appello aperto fino al 15 settembre per chiedere a creativi, fumettisti e designer di creare una nuova grafica che rappresenti gli slogan della campagna contro la pena di morte di Amnesty International.

Ogni illustrazione sarà votata nella seconda metà di settembre su Facebook e poi vagliata da una commissione interna di Amnesty International.

La creazione vincitrice sarà annunciata il 10 ottobre, giornata mondiale contro la pena di morte, e sarà utilizzata per produrre i nuovi materiali della campagna.

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cifre

I dati sulla pena di morte nel 2018

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Le esecuzioni al luglio 2018*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

APPROFONDISCI

Altre notizie

Usa – Dopo aver messo a morte lo scorso anno 4 detenuti prima della data di scadenza delle scorte di uno dei farmaci utilizzati per l’iniezione letale, il midazolam, il Dipartimento penitenziario dell’Arkansas ha comunicato di aver temporaneamente interrotto la ricerca del farmaco. La decisione probabilmente determinerà la sospensione delle esecuzioni fino a quando la legge che garantirà maggiore segretezza nel processo di acquisto dei farmaci non sarà modificata nel 2019. Il midazolam è un sedativo di cui è stata messa in discussione l’efficacia nel non causare sofferenza durante le esecuzioni. Da quando i produttori di farmaci sostengono che non debba essere usato per effettuare condanne a morte gli stati come l’Arkansas si sono rivolti a fonti clandestine e talvolta dubbie per ottenerlo. Al momento nello stato dell’Arkansas non sono state fissate date di esecuzione. (fonte: Arkansas Times)

Usa – Lo Stato del Texas ha eseguito la condanna a morte di Christopher Young nonostante le ripetute richieste di clemenza da parte del figlio della sua vittima, un uomo ucciso nel 2004 durante una rapina a un super market a San Antonio. Mitesh Patel aveva visitato Young il giorno prima l’esecuzione e aveva descritto l’incontro come “emozionante per entrambi”. Patel aveva chiesto più volte al governatore la
grazia per il condannato, padre di tre bambini. Le ultime parole Young le ha riservate proprio alla famiglia della vittima: “Voglio assicurare la famiglia Patel che voglio loro bene quanto loro ne vogliono a me e voglio che i bambini nel mondo sappiano che sono stato giustiziato e che quei ragazzi a cui ho fatto da mentore portino avanti questa lotta“. Anche una delle figlie di Young aveva chiesto la clemenza ma non c’è stato nulla da fare. (fonte: Mitesh Patel su Youtube)

Usa – Tra pochi giorni il Nebraska potrebbe eseguire la prima condanna a morte degli ultimi 21 anni. La Corte suprema dello stato ha fissato al 14 agosto l’esecuzione di Carey Dean Moore. Moore ha 60 anni ed è nel braccio della morte da 38 anni, giudicato colpevole di un duplice omicidio avvenuto nel 1979. L’uomo ha chiesto ai suoi avvocati di non presentare appello contro la data dell’esecuzione. Si potrebbe trattare anche della prima esecuzione tramite iniezione di veleno. L’ultima condanna a morte, nel 1997, era stata eseguita tramite sedia elettrica. (fonte: Corriere della Sera)

Dal mondo

9 luglio – La Corte Suprema dell’India ha respinto il ricorso di tre dei quattro uomini condannati a morte per la violenza sessuale ai danni di una studentessa avvenuto a dicembre 2012 su un autobus a Nuova Delhi, un caso che ebbe enorme risonanza a livello internazionale, portando il governo ad emettere nuove leggi anti-stupro. Una giuria di tre giudici guidata dal capo della giustizia Dipak Misra ha tuttavia avvalorato i verdetti, sostenendo che non c’è nessun nuovo elemento per una revisione.

18 luglio – Il giudice della corte federale Shelly Dick ha ordinato che le esecuzioni in Louisiana siano sospese per un altro anno a causa dell’assenza dei farmaci previsti dal protocollo per l’iniezione letale. La decisione ha comunque generato una disputa tra il Procuratore Generale repubblicano Jeff Landry – che vorrebbe ripristinare le esecuzioni che nello Stato sono ferme dal 7 gennaio 2010 – e il Governatore democratico John Bel Edwards.

28 luglio – La Corte penale del Cairo ha condannato a morte 75 esponenti dei Fratelli musulmani, gruppo fuorilegge in Egitto, nel maxi-processo per i fatti di piazza Rabaa. Il caso ha origine il 14 agosto 2013, quando le forze di sicurezza egiziane decisero di intervenire per disperdere un sit-in a sostegno del deposto presidente Mohamed Morsi. Il maxi-processo coinvolge 783 imputati, tra cui il fotoreporter Mahmoud Abu Zeid, meglio noto come “Shawkan”. I giudici hanno rimandato le condanne al giudizio della massima autorità religiosa del paese, il Gran muftì, per un parere non vincolante ma giuridicamente obbligatorio. La lettura dei verdetti definitivi è prevista l’8 settembre.

Buone notizie

Sudan – Il 26 luglio Matar Younis Ali Hussein, insegnante e difensore dei diritti umani tra i più coraggiosi del Sudan, è salvo. Rischiava la pena di morte dopo aver criticato il governo sudanese per gli omicidi, i rapimenti, le devastazioni e i saccheggi dei villaggi, la violenza sessuale e altro ancora in corso da 15 anni in Darfur.