Qatar: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

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STATO DEL QATAR

Capo di stato: sceicco Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani

Capo di governo: sceicco Abdullah bin Nasser bin Khalifa Al Thani

Le autorità hanno annunciato nuove riforme per migliorare la protezione dei diritti dei lavoratori migranti ma la debole implementazione di riforme precedenti ha evidenziato che generalmente i migranti nella prassi non erano tutelati rispetto agli abusi e agli sfruttamenti. I lavoratori migranti che hanno chiesto giustizia nelle controversie relative ai salari non retribuiti hanno aspettato mesi per poter discutere i loro casi e a centinaia alla fine sono stati costretti a tornare a casa senza essere pagati. La libertà di espressione è stata ingiustamente limitata e le donne hanno subito discriminazioni nella legge e nella prassi. Diverse centinaia di membri del clan alGhufran, una delle tribù più grandi del paese, sono rimasti apolidi. Le leggi del Qatar hanno perseguitato lesbiche, gay, bisessuali, transgender e membri della comunità Lgbti. I tribunali hanno continuato a emettere condanne a morte; non ci sono state notizie di esecuzioni.

Contesto

Prosegue la crisi diplomatica tra il Qatar e Bahrain, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La crisi ha limitato lo spostamento delle persone tra i paesi coinvolti. Ci sono state diverse visite in Qatar da parte dei relatori speciali dell’Onu, su invito del governo.

Diritti dei migranti

Come parte dell’accordo di cooperazione tecnica su base di tre anni concluso con l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil), le autorità hanno annunciato varie riforme per migliorare la protezione dei lavoratori migranti, che rappresentano il 90 per cento della manodopera del Qatar. Tuttavia, la debole implementazione delle riforme precedenti generalmente ha portato i migranti a non ricevere, nella pratica, protezione da abusi sul lavoro e sfruttamento.

Il 16 ottobre scorso, il ministero per lo Sviluppo amministrativo, del lavoro e degli affari sociali (Ministry of Administrative Development, Labour and Social Affairs – Madlsa) ha promesso l’abolizione del sistema degli sponsor, conosciuto come kafala, secondo il quale i lavoratori migranti dipendono dal datore di lavoro per quasi tutti gli aspetti che riguardano la loro presenza in Qatar. Senza fornire dettagli, ha annunciato riforme in tre campi: l’abolizione dei requisiti necessari per richiedere il permesso di lasciare il paese per tutti i lavoratori, ad eccezione del personale militare; la facoltà dei lavoratori di cambiare datore di lavoro senza il permesso dello sponsor, previo un periodo di prova; l’introduzione di un salario minimo non discriminatorio.

Sempre in ottobre il Madsla ha pubblicato uno studio insieme all’Oil e alla Supreme Committee for Delivery and Legacy del Qatar, che ha evidenziato che le persone che lavoravano all’esterno stavano “potenzialmente svolgendo un lavoro in condizioni di significativo stress termico per almeno quattro mesi dell’anno”. Ciò ha seguito lo studio di un gruppo di climatologi e cardiologi, pubblicato a luglio su Cardiology Today che evidenziava come l’aumento nel numero dei lavoratori migranti deceduti in seguito a problemi cardiovascolari era probabilmente dovuto all’eccessivo stress termico, in special modo durante l’estate. Il governo ha successivamente affermato di aver chiuso oltre 300 cantieri per violazione delle norme sul lavoro all’esterno tra le 11.30 del mattino e le 3 del pomeriggio e dalla metà di giugno fino alla fine di agosto.

I Comitati per la risoluzione delle controversie sul lavoro, meccanismi presieduti da un giudice, introdotti nel 2018 per risolvere le controversie entro sei settimane, hanno rimosso alcuni ostacoli che i lavoratori migranti trovavano quando cercavano giustizia ma in genere ha fallito nel fornire soluzioni agli abusi. I lavoratori hanno atteso per mesi prima che i loro casi venissero discussi. Mentre il governo ha concesso in alcuni casi i risarcimenti per i salari non pagati, di fatto ha generalmente fallito nel farlo. In tre casi Amnesty International ha documentato come centinaia di lavoratori avessero atteso mesi prima che le richieste di risarcimento per salari non pagati fossero elaborate. Molti di loro sono tornati a casa senza essere pagati, e altri hanno continuato ad aspettare.

Ad agosto, centinaia di lavoratori migranti hanno scioperato per protestare per i salari non pagati o in ritardo e per le cattive condizioni di lavoro. In risposta, il governo ha dichiarato di aver arrestato gli impiegati responsabili ed ha accusato le aziende coinvolte nel ritardo dei salari, poi risolto, di aver provocato un “flusso di cassa negativo”. Altre centinaia di lavoratori migranti hanno continuato a subire ritardi nei pagamenti alla fine dell’anno.

Il Madsla ha preso alcuni provvedimenti per contrastare l’abuso sistematico durante il processo di assunzione dei lavoratori, tuttavia, l’applicazione di questi provvedimenti è rimasta scarsa. I lavoratori migranti hanno riferito di pagare ingenti quote di iscrizione al collocamento, ritrovandosi poi indebitati e ad alto rischio di abusi sul lavoro, incluso il lavoro forzato.

I lavoratori domestici, in prevalenza donne, sono rimasti particolarmente esposti al rischio di sfruttamento e abuso, nonostante la legge sul lavoro domestico approvata nel 2017. La legge non è riuscita a proteggere adeguatamente i lavoratori domestici in quanto non conforme agli standard internazionali, oltre ad essere stata poco applicata. Vari lavoratori domestici hanno riferito ad Amnesty International degli abusi subiti da parte dei datori di lavoro, oltre a condizioni pessime inclusi gli orari eccessivamente lunghi, la negazione dei giorni di riposo, la confisca del passaporto. Tutti temevano ripercussioni nel caso avessero denunciato i datori di lavoro alle autorità.

A settembre, gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e il movimento International Solidarity hanno chiesto al Qatar di “ampliare la protezione recentemente emanata a tutti i lavoratori stranieri, inclusi i lavoratori domestici e altri non attualmente coperti”. A novembre, il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Onu ha esortato il Qatar a garantire che tutti i lavoratori possano lasciare il posto di lavoro senza il timore di essere arrestati e che le accuse dei datori di lavoro contro i lavoratori stessi non portino all’arresto automatico durante le indagini. A dicembre, il Relatore speciale Onu sui temi di razzismo, discriminazione razziale, xenophobia e intolleranza, ha evidenziato “le gravi violazioni dei diritti umani che ancora persistono, incluse quelle basate sulla nazionalità di origine e l’esistenza di stereotipi razziali ed etnici e sistemi discriminatori” e ha invitato il governo a fare di più per eliminare la discriminazione in base all’etnia e al paese di provenienza.

Libertà d’espressione

La libertà d’espressione ha continuato ad essere limitata nelle leggi e nella prassi. Le autorità hanno mantenuto ampi poteri di sorveglianza sui cittadini. Ad esempio, l’articolo 19 della Legge 3 del 2004 sulla lotta al terrorismo, fornisce alle autorità estesi poteri di sorveglianza attraverso qualsiasi mezzo e fino a 90 giorni prima di qualsiasi revisione giudiziaria e consente di poter raccogliere qualsiasi forma di comunicazione volta a “scoprire la verità” riguardo “crimini terroristici”. La legge sui crimini informatici comprende voci altrettanto vaghe e ampie che consentono, ad esempio, la carcerazione per chiunque crei o gestisca un sito Internet che diffonde “notizie errate, con l’intenzione di mettere in pericolo la sicurezza dello stato o dell’ordine pubblico o la sicurezza interna o esterna”.

Diritti delle donne

Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi. Le leggi sulla famiglia sono discriminatorie nei loro confronti con un sistema che rende molto più difficile per le donne rispetto agli uomini chiedere il divorzio, e che le mette in condizione di svantaggio economico nel caso in cui chiedano il divorzio o il marito le lasci. Inoltre le donne non sono state adeguatamente protette contro la violenza, inclusa quella familiare.

Privazione della nazionalità

Diverse centinaia di membri del clan alGhufran della tribù al-Murra, una delle più grandi del Qatar, sono rimasti apolidi. Di conseguenza sono privati dei loro diritti come il diritto al lavoro, l’accesso al servizio sanitario e alla scuola, il diritto di proprietà e di libero movimento, tra gli altri. Alcuni membri del clan che hanno parlato sui social media della loro condizione sono stati arbitrariamente arrestati, poi rilasciati senza accuse.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Le leggi del Qatar hanno continuato a discriminare le persone Lgbti. L’articolo 296(3) del codice penale, che punisce con il carcere chiunque “conduca o induca o tenti con ogni mezzo un uomo affinché commetta atti di sodomia o dissolutezza”, criminalizza una serie di atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso. L’articolo 296(4) criminalizza chi “conduca o induca un uomo o una donna con qualsiasi mezzo a commettere atti illegali o contrari alla morale”.

Pena di morte

I tribunali hanno continuato ad emettere sentenze di morte. Non ci sono state notizie di esecuzioni.

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