Le autorità hanno sospeso partiti politici e organi d’informazione, e mantenuto un divieto contro le proteste. Persone critiche sono state sottoposte a sparizione forzata e rapimento. La grazia concessa a un ex capo di stato condannato per crimini contro l’umanità ha messo a repentaglio l’accesso alla giustizia e a rimedi effettivi per le vittime dei crimini più gravi. I diritti dei lavoratori di un’azienda statale di alberi di caucciù e palma da olio sono stati violati. Le autorità hanno adottato una serie di misure per proteggere le risorse forestali.
Una nuova costituzione, che ha esteso il mandato presidenziale da cinque a sette anni, è stata adottata tramite referendum con quasi il 90 per cento dei voti a favore, secondo i risultati annunciati dalla Corte suprema il 26 settembre.
Il 28 dicembre si sono tenute le elezioni presidenziali. I partiti d’opposizione hanno condannato il fatto che il presidente ad interim, Mamadi Doumbouya, che aveva assunto il potere tramite un colpo di stato nel 2021, si fosse candidato in violazione della “carta della transizione”.
Il 9 gennaio, il ministro dell’Amministrazione territoriale e della decentralizzazione ha disposto che i movimenti politici “senza un’autorizzazione amministrativa anticipata” dovevano cessare le loro attività. La decisione era stata presa tre giorni dopo una manifestazione che chiedeva la fine del regime militare.
Il 10 gennaio, le autorità hanno ripristinato il rilascio delle licenze operative alle associazioni e alle Ong dopo una sospensione di quattro mesi.
Il 23 agosto, tre dei principali partiti d’opposizione, Raggruppamento del popolo guineano, Unione delle forze democratiche della Guinea e il Partito del rinnovamento e progresso, sono stati sospesi per tre mesi. Secondo un annuncio del ministero dell’Amministrazione territoriale e della decentralizzazione, queste sospensioni erano motivate dalla mancata conformità con i loro obblighi.
Il 7 gennaio, il leader d’opposizione Aliou Bah, presidente del partito politico Movimento democratico liberale, è stato condannato a due anni di carcere. Era stato giudicato colpevole di “avere insultato e diffamato” il presidente ad interim Mamadi Doumbouya. Il 28 maggio, la Corte d’appello di Conakry ha confermato la sua condanna.
Il 14 luglio, Ibrahima Koné, direttore del quotidiano governativo Horoya, e Daouda Taban Sylla, un giornalista dell’emittente pubblica Rtg, sono stati interrogati dalla polizia nazionale. Erano accusati di avere diffuso una versione errata della bozza della nuova carta costituzionale e sono stati rilasciati il giorno seguente.
Il 6 settembre, il portale d’informazione guineematin.com è stato sospeso dall’Autorità per le comunicazioni per “violazione delle norme vigenti”, “attività illegale e non conformità”, per citare alcune delle accuse. La sospensione è stata revocata quattro giorni dopo.
Le autorità hanno continuato ad applicare il divieto contro tutte le proteste, in vigore dal 2022, e hanno represso con la violenza il diritto alla libertà di riunione pacifica.
Il 6 gennaio, una coalizione di forze dell’opposizione, conosciuta come “Forze vive della Guinea”, ha organizzato una manifestazione per chiedere la fine del regime militare. I partecipanti hanno sostenuto che durante la protesta le forze di sicurezza avevano ucciso tre giovani.
Persone tra cui attivisti, giornalisti e leader d’opposizione sono state vittime di sparizioni forzate e rapimenti.1
Il 19 febbraio, Abdoul Sacko, coordinatore nazionale del Forum delle forze sociali della Guinea, è stato rapito da uomini incappucciati in uniforme, secondo quanto riferito da notizie di stampa. È stato ritrovato lo stesso giorno “in uno stato critico, torturato e abbandonato dai suoi rapitori nella boscaglia”, come hanno riferito i suoi avvocati. Mohamed Traoré, ex presidente dell’ordine degli avvocati della Guinea, e acceso critico delle autorità, è stato rapito nella sua abitazione a giugno da un gruppo di sei uomini pesantemente armati. È stato rilasciato poche ore dopo. Il 23 giugno, il pubblico ministero ha annunciato che sul suo rapimento era stata aperta un’indagine.
Il 20 novembre, l’Ohchr, l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha condiviso le sue preoccupazioni riguardo alla presunta sparizione forzata dei figli e di altri parenti dell’esponente dell’opposizione e artista Elie Kamano, avvenuta il 16 novembre per mano di uomini armati.
La sorte e la localizzazione di Mamadou Billo Bah e Oumar Sylla, due leader del Fronte nazionale per la difesa della costituzione (Front national pour la défense de la Constitution – Fndc) a fine anno rimanevano sconosciute, nonostante l’annuncio dell’apertura di un’indagine giudiziaria sulla loro sparizione. Secondo un terzo membro dell’Fndc, che era stato rapito assieme a loro il 9 luglio 2024 e rilasciato il giorno successivo, erano stati portati dalle forze speciali sull’arcipelago di Loos.
La sorte e la localizzazione di Habib Marouane Camara, direttore esecutivo del portale d’informazione Le Révélateur, rapito a dicembre 2024, sono rimaste sconosciute.
Il 10 marzo, almeno 98 famiglie hanno sporto denuncia in relazione alla situazione di calca avvenuta allo stadio a dicembre 2024 nella seconda città del paese, Nzérékoré. Cifre ufficiali avevano confermato che nel disastro erano morte 56 persone; tuttavia, Ong locali hanno riportato un bilancio di 140 decessi. Le denunce a fine anno non erano state ancora esaminate.
Il 28 marzo, il presidente ad interim ha concesso la grazia all’ex capo di stato Moussa Dadis Camara, citando motivi di salute e l’obiettivo di promuovere una riconciliazione nazionale. Moussa Dadis Camara era stato giudicato colpevole e condannato a 20 anni di carcere nel 2024 per crimini contro l’umanità relativi a un massacro avvenuto il 28 settembre 2009, durante il quale erano state uccise almeno 156 persone e più di 100 donne erano state stuprate a un raduno dell’opposizione, in uno stadio della capitale Conakry. Il rilascio di Moussa Dadis Camara, dopo appena due anni e mezzo di detenzione, e la mancanza di informazioni pubbliche riguardanti il suo stato di salute, hanno suscitato dubbi sulle reali motivazioni del suo rilascio e preoccupazioni relative a un’applicazione selettiva della giustizia.
Sono persistite le violazioni dei diritti di chi lavora nelle piantagioni legate all’azienda statale di alberi di caucciù e palma da olio, nella regione sudorientale di Nzérékoré. Le persone impiegate erano pagate molto al di sotto del salario minimo nazionale ed esposte a condizioni di lavoro potenzialmente pericolose.2
Il 1° luglio, le autorità guineane hanno annunciato l’applicazione su tutto il territorio nazionale di un divieto riguardante le attività di deforestazione e trasporto di legname, in vigore dal 7 luglio al 30 settembre. Obiettivo del divieto era far rispettare il periodo di riposo vegetativo, nell’intento di proteggere le risorse forestali gravemente minacciate da una deforestazione intensa, spesso incontrollata. Secondo l’Ong internazionale Global Forest Watch, la Guinea ha perso quasi il 30 per cento della sua copertura arborea negli ultimi 30 anni.
Note:
1 Guinea: One year after the enforced disappearance of FNDC activists, abductions increase in a “climate of terror”, 8 luglio.
2 Guinea: Salaries That Make You Cry: Abuses of Workers’ Rights Linked to Soguipah’s Activities in Guinea, 23 ottobre.