Il prolungato stato d’emergenza ha consolidato il regime repressivo. Sono proseguite le detenzioni arbitrarie e di massa, caratterizzate da diffuse segnalazioni di tortura, decessi in custodia e sparizioni forzate. Il governo ha continuato a privilegiare misure punitive nella gestione della sicurezza, in un contesto di povertà estrema sempre più marcata. L’approvazione della legge sugli agenti stranieri, che permetteva ulteriore controllo e sanzioni per le organizzazioni della società civile, ha intensificato le restrizioni dello spazio civico. La protesta è stata repressa e persone impegnate nella difesa dei diritti umani e voci dissidenti sono state criminalizzate.
A gennaio, l’assemblea legislativa, controllata dal partito di governo, ha ratificato l’emendamento all’art. 248 della costituzione, che ha drasticamente ridotto lo spazio per il dibattito e l’impegno civico nelle decisioni d’interesse pubblico. A luglio è stata introdotta una riforma che ha abolito i limiti ai mandati presidenziali, consentendo una rielezione a tempo indeterminato, modificando elementi sostanziali del sistema politico ed elettorale del paese, e indebolendo i pesi e contrappesi istituzionali. Queste misure, adottate senza la consultazione della società civile, hanno consolidato il potere dell’esecutivo ed eroso lo stato di diritto.
Lo stato d’emergenza, in vigore dal 2022, è stato esteso per l’intero anno e ha continuato a fornire le basi per effettuare migliaia di detenzioni arbitrarie. Le organizzazioni locali e internazionali hanno riferito che più di 90.000 individui rimanevano privati della libertà in assenza di sufficienti elementi di prova. Molte delle detenzioni erano il risultato di pressioni esercitate sulla polizia affinché rispettasse quote giornaliere di arresti ed erano basate su prove false o non suffragate, denunce anonime o profilazioni discriminatorie.
A febbraio, sono state approvate modifiche dell’ordinamento penale e penitenziario che hanno autorizzato il trasferimento di adolescenti con condanne per reati legati al crimine organizzato in strutture penitenziarie per adulti ed eliminato i benefici penitenziari. Queste modifiche rappresentavano un trattamento sproporzionato e punitivo nei confronti di minori e adolescenti, in violazione degli strumenti internazionali.1
Ad agosto, alla scadenza del decreto legislativo 803, contenente disposizioni transitorie speciali riguardanti i termini per poter perseguire penalmente le persone detenute ai sensi dello stato d’emergenza, l’assemblea legislativa ha emendato otto articoli della nuova legge contro il crimine organizzato.
Le modifiche hanno esteso la detenzione cautelare fino a un massimo di due anni, misura che costituiva una restrizione sproporzionata del diritto alla libertà personale, e consentito alla procura generale di raggruppare più imputati in un unico caso giudiziario, in base al criterio dell’appartenenza a “cellule criminali”, aprendo la strada alla possibilità d’istruire processi di massa che non permettono una determinazione individuale della responsabilità penale. Le disposizioni incidevano su alcune garanzie giudiziarie fondamentali, tra cui il diritto di difesa e il diritto a una durata ragionevole del processo, in violazione degli obblighi internazionali di El Salvador in materia di diritti umani.
La Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr) ha ancora una volta esortato El Salvador a porre fine alla sospensione dei diritti e alla restrizione delle garanzie ai sensi dello stato d’emergenza e a rispettare il suo obbligo di salvaguardare le tutele giudiziarie per tutte le persone detenute.
Il sistema penitenziario continuava a essere caratterizzato da condizioni di estremo sovraffollamento e le persone detenute non avevano accesso ai servizi di base. Secondo i dati raccolti da organismi internazionali, il paese aveva il tasso di carcerazione più alto del mondo, con circa 1.650 persone private della libertà ogni 100.000 abitanti, un numero che corrispondeva a più del doppio del tasso del secondo paese sulla lista.
La sistematica detenzione in incommunicado delle persone fermate è rimasta una pratica consolidata del governo. Migliaia di persone private della libertà non avevano alcun contatto con familiari o avvocati, e le autorità non fornivano informazioni ufficiali sulla loro localizzazione o sul loro stato di salute. Questa pratica, ampiamente condannata, lasciava le famiglie in una situazione di angoscia e favoriva abusi e corruzione nelle carceri.
I decessi in custodia erano arrivati a 470 dall’inizio dello stato d’emergenza, con cause riconducibili a tortura, diniego ingiustificato di cure mediche adeguate e tempestive, e pessime condizioni igieniche. Nessuno dei decessi è stato indagato in modo rapido, completo e indipendente. In assenza di meccanismi nazionali d’indagine efficaci, diverse organizzazioni locali hanno denunciato la situazione agli organismi internazionali sui diritti umani, evidenziando un modello d’impunità strutturale.
L’Organizzazione mondiale contro la tortura ha classificato El Salvador come un paese ad alto rischio di tortura e maltrattamento, con documentate pratiche di percosse sistematiche, umiliazioni sessuali, privazione del sonno e punizioni collettive. Le autorità non hanno provveduto a registrare correttamente i casi né condotto indagini indipendenti, in violazione degli standard internazionali come il Manuale per l’indagine efficace e la documentazione della tortura e altri trattamenti o pene crudeli disumani o degradanti (Protocollo di Istanbul).
A metà marzo, gli Usa hanno trasferito 252 persone con cittadinanza venezuelana e 36 salvadoregna, dopo averle espulse illegalmente dal loro territorio, nel Centro di confinamento del terrorismo (Terrorism Confinement Centre – Cecot) di El Salvador. Al loro arrivo a El Salvador, sono state detenute, trattenute in incommunicado e private dell’accesso alla difesa o della possibilità di comunicare con le famiglie, che non sapevano dove si trovavano. Le persone così detenute erano al di fuori della protezione della legge, una situazione che secondo gli standard intenzionali equivale a sparizione forzata. Secondo quanto si è appreso, tutti le persone venezuelane sono state rimpatriate nel loro paese di origine a luglio, dove molte hanno pubblicamente riferito di essere state vittime di tortura e trattamento crudele, disumano o degradante mentre erano a El Salvador.2 A settembre, fonti di stampa riportavano che almeno tre dei salvadoregni espulsi risultavano ancora “dispersi” non avendo le autorità mai fornito informazioni sulla loro sorte o localizzazione. Inoltre, a ottobre, l’Iachr ha disposto misure precauzionali a favore di un uomo salvadoregno espulso dagli Usa e presumibilmente detenuto nel Cecot, in una situazione anche in questo caso descritta come sparizione forzata. L’Iachr ha sollecitato El Salvador a impiegare ogni sforzo possibile per stabilire immediatamente la sua sorte e localizzazione.
Nella prima metà dell’anno, sono state chiuse 44 scuole pubbliche e i centri d’istruzione pubblica hanno raccolto 25.000 iscrizioni in meno. Secondo le organizzazioni che lavorano nel settore dell’istruzione, i tassi di abbandono scolastico erano aumentati, in particolare nelle aree rurali, a causa della migrazione, dello stato d’emergenza e dalla mancanza d’infrastrutture, in un contesto di scarse risorse e perdita di posti di lavoro. Inoltre, secondo l’Inchiesta multiscopo sulle famiglie (Encuesta de Hogares de Propósitos Múltiples – Ehpm), il tasso di povertà estrema era aumentato per il terzo anno consecutivo, raggiungendo il 9,6 per cento.
La realizzazione di megaprogetti e la pianificazione urbanistica hanno causato sgomberi forzati con conseguenze dirette per le comunità a basso reddito. Organizzazioni locali hanno riportato a giugno che quasi 11.000 famiglie contadine erano state soggette a sgomberi collegati a progetti di sviluppo turistico, urbano e minerario, che avevano comportato perdita di terreni, insicurezza alimentare e sfollamento forzato.
Tra gennaio e aprile, media locali hanno riportato lo sgombero di oltre 1.400 venditori informali e la rimozione di più di 1.000 bancarelle nel centro storico della capitale San Salvador, misure che hanno significativamente colpito la sussistenza di migliaia di famiglie nelle aree urbane.
Il governo ha intensificato le misure per limitare lo spazio civico e il lavoro delle organizzazioni della società civile, dei giornalisti e delle comunità organizzate. Ha risposto alle espressioni di malcontento sociale con detenzioni arbitrarie, criminalizzazione delle proteste sociali, uso illegale della forza militare e leggi volte a limitare indebitamente il lavoro di coloro che sostenevano le vittime di abusi.
A maggio, le autorità hanno arrestato arbitrariamente 16 operatori dei trasporti, accusandoli di vari reati, tra cui interruzione di servizio e omissione di soccorso, senza alcuna base legale, secondo alcune fonti di stampa. Uno degli autisti è morto mentre era in stato di custodia pochi giorni dopo. Lo stesso mese, una protesta pacifica da parte di più di 300 famiglie della comunità di El Bosque, sotto imminente ordinanza di sgombero, è stata repressa dalle autorità con un dispiegamento improprio della polizia militare e la detenzione arbitraria di difensori dei diritti umani e leader comunitari.3
L’assemblea legislativa ha approvato la legge sugli “agenti stranieri”, che obbligava le organizzazioni che ricevono sovvenzioni internazionali a iscriversi al registro degli “agenti stranieri”, imponeva un’imposta del 30 per cento su questi fondi e garantiva i poteri esecutivi di cancellare lo status di entità giuridiche e di sanzionare con multe chi trasgrediva. La vaga e ampia definizione di “agente straniero” consentiva di applicare la legge in modo arbitrario e creava un ambiente d’incertezza e autocensura. Le organizzazioni per i diritti umani sostenevano che la legge non era intesa a garantire la trasparenza ma piuttosto a istituzionalizzare la persecuzione della società civile indipendente.4
La criminalizzazione selettiva di difensori e voci dissidenti si è intensificata attraverso l’uso improprio del sistema di giustizia penale.
A febbraio, Fidel Zavala, portavoce dell’Unità di difesa di diritti umani e comunitari, è stato arrestato e ad aprile è stato trasferito nel carcere di Mariona, in quello che le organizzazioni della società civile hanno descritto come un atto di ritorsione che poneva a rischio la sua integrità personale.5
A maggio, l’avvocata Ruth López, capo dell’unità anticorruzione e giustizia dell’Ong Cristosal, il difensore ambientale Alejandro Henríquez e il leader comunitario e religioso José Ángel Pérez sono stati arrestati, arbitrariamente accusati e sottoposti a detenzione in incommunicado e a condizioni di detenzione disumane.
A giugno, l’avvocato costituzionalista Enrique Anaya è stato detenuto in circostanze descritte come sparizione forzata. Durante le prime 48 ore, è stato portato in differenti centri di detenzione senza alcuna registrazione ufficiale dei suoi trasferimenti e trattenuto in incommunicado senza accesso a un avvocato. A settembre, l’Iachr ha disposto misure precauzionali in suo favore.
Questi casi riflettevano un sistematico schema di persecuzione, caratterizzato da stigmatizzazione ufficiale, indebita segretezza dei procedimenti giudiziari, eliminazione dei limiti della detenzione cautelare e mancanza di garanzie giudiziarie. A luglio, Amnesty International ha dichiarato Ruth López, Alejandro Henríquez e José Ángel Pérez prigionieri di coscienza, concludendo che erano stati arrestati e privati della libertà esclusivamente per avere difeso i diritti umani.6 Pérez è stato rilasciato il 17 dicembre.
Il divieto assoluto d’aborto è rimasto in vigore, criminalizzando le donne che affrontavano emergenze ostetriche e violando i loro diritti sessuali e riproduttivi. A fine 2025, almeno sei donne dovevano rispondere di accuse penali per questo motivo.
Note:
1 El Salvador: Criminal law reforms exacerbate human rights violations against children and adolescents, 27 febbraio.
2 Americas: Enforced disappearances in limbo: The human cost of repressive cooperation between the US and El Salvador, 14 aprile.
3 El Salvador: Government deepens authoritarian pattern in the face of social discontent, 20 maggio.
4 El Salvador deepens siege on civil society, 26 maggio
5 El Salvador: Fidel Zavala, human rights defender, at risk of torture and other ill-treatment, 8 aprile.
6 El Salvador: Amnesty International declares Ruth Eleonora López, Alejandro Henríquez and José Ángel Pérez prisoners of conscience amid increasing repression, 1° luglio.