Querele temerarie e pressioni politiche hanno minacciato la libertà d’espressione. L’accesso all’aborto è rimasto limitato. Le vittime di violenza domestica non hanno avuto accesso adeguato ai servizi di sostegno. Il tasso di povertà è cresciuto a causa dell’aumento del costo della vita. Le persone rifugiate e migranti intercettate alla frontiera hanno subìto violenze. Persone rom, serbe e lgbti hanno continuato a subire discriminazioni. La Croazia ha seguitato a fare affidamento sui combustibili fossili.
Le querele temerarie hanno continuato a minacciare la libertà d’espressione. Secondo l’Associazione dei giornalisti croati, a metà anno erano pendenti almeno 700 cause contro giornalisti e giornaliste. La Croazia non ha compiuto progressi significativi nel recepimento nel diritto interno della direttiva Ue contro le querele temerarie.
È perdurata la pratica di utilizzare il reato di diffamazione per intentare cause penali e civili contro i media, riducendo così significativamente la libertà d’espressione. Le cause civili per diffamazione, avviate anche da politici, aziende e persino giudici, hanno rappresentato la stragrande maggioranza di tutte le azioni legali contro giornalisti.
I giornalisti e le giornaliste che si occupavano di corruzione, ambiente e affari governativi hanno subìto aggressioni fisiche, molestie e minacce online, anche da parte di esponenti di governo.
Secondo l’Ong Media Freedom Rapid Response, la combinazione di un ambiente ostile, di una protezione inadeguata, di condizioni di lavoro precarie e di una significativa pressione economica e politica nei confronti dei media ha sensibilmente indebolito la libertà di stampa e il diritto all’informazione.
L’accesso alle cure abortive è rimasto estremamente limitato a causa dell’incapacità delle autorità di garantire l’accesso ai servizi, a fronte della diffusa obiezione di coscienza di medici e ospedali a praticare aborti. Inoltre, l’elevato costo della procedura, non coperto dal servizio sanitario nazionale, e l’inaccessibilità di cure abortive nelle aree rurali ed economicamente svantaggiate hanno rappresentato ulteriori ostacoli significativi per le donne che vivevano in povertà o appartenevano a minoranze o avevano qualche disabilità. La mancanza di accesso ai servizi per l’aborto ha costretto le donne a recarsi all’estero per ottenere cure abortive sicure e tempestive.1 Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali (Cescr) ha esortato la Croazia a facilitare e garantire un accesso equo ed efficace per tutte ai servizi per l’interruzione della gravidanza.
A dicembre, il governo ha adottato il piano d’azione per la protezione dalla violenza contro le donne e dalla violenza domestica 2025-2027, che ha previsto nuove misure per accelerare i procedimenti giudiziari. Le organizzazioni femminili hanno tuttavia avvertito che il piano non includeva misure concrete per affrontare alcune delle sfide principali, tra cui la mancanza di rifugi e altri servizi di supporto.
Le donne e le ragazze che hanno subìto violenza hanno continuato a incontrare ostacoli per avere sostegno. Secondo le organizzazioni per i diritti delle donne, tra questi figuravano il mancato riconoscimento da parte delle istituzioni della violenza economica, psicologica ed emotiva, la persistente pratica del doppio arresto (in cui le vittime vengono arrestate insieme ai loro aggressori), l’utilizzo nei servizi sociali e nei tribunali di procedure che rinnovano il trauma subìto e la mancanza di servizi di supporto sensibili verso le vittime.
Organizzazioni locali hanno segnalato l’aumento della violenza online contro donne e ragazze e hanno sottolineato la mancanza di tutela istituzionale delle donne negli spazi digitali. La Croazia non ha allineato la propria legislazione alla direttiva Ue del 2024 sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.
L’ufficio del difensore civico ha segnalato l’aumento dei tassi di povertà provocato dalla crescita dell’inflazione e dal rincaro del costo della vita. Sono state particolarmente a rischio le famiglie monoparentali, le persone rom, le persone anziane e quelle residenti nelle zone rurali.
Nella sua seconda revisione periodica, il Cescr ha esortato le autorità a raddoppiare gli sforzi per contrastare la povertà, anche con l’erogazione di contributi diretti in denaro alle famiglie e alle persone colpite.
Il numero di persone che hanno attraversato la Croazia è diminuito considerevolmente. Le organizzazioni locali hanno segnalato che le persone rifugiate e migranti intercettate alla frontiera spesso sono state vittime di violenze.
Le persone rom hanno continuato a subire una significativa esclusione sociale e a incontrare ostacoli nell’accesso a istruzione, lavoro, alloggio e assistenza sanitaria. Circa il 70 per cento delle famiglie rom viveva in condizioni di estrema povertà, mentre il 46 per cento viveva in insediamenti isolati privi di servizi essenziali.
La Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (European Commission against Racism and Intolerance – Ecri) ha rilevato un diffuso incitamento all’odio nei confronti di persone rom, di etnia serba o lgbti nei discorsi politici, in luoghi pubblici e online. La Commissione ha esortato le autorità a prendere le distanze e a contrastare ogni forma di incitamento all’odio razzista e contro le persone lgbti.
Incitamento all’odio ed espressioni ostili hanno preso di mira la minoranza serba, incoraggiando la discriminazione e incidendo negativamente sulla realizzazione dei suoi diritti. In una serie di episodi avvenuti a novembre, gruppi di persone mascherate che esponevano simboli fascisti hanno preso di mira eventi culturali e individui serbi. Il difensore civico ha definito questi episodi “estremamente pericolosi”.
Nonostante i positivi cambiamenti legislativi degli ultimi anni, le persone lgbti hanno continuato a essere vittime di pregiudizi e discriminazioni. Il governo non è intervenuto per garantire la parità delle persone lgbti. La procedura per il riconoscimento legale del genere è rimasta lunga e complicata e ha richiesto pareri medici obbligatori, compresi quelli di psichiatra e psicologo. L’Ecri ha esortato le autorità ad adottare una legislazione che vieti esplicitamente le continue pratiche di conversione volte a modificare l’orientamento sessuale delle persone lgbti.
Il Cescr ha osservato che l’ininterrotta dipendenza della Croazia dai combustibili fossili e le inadeguate misure per le energie rinnovabili non hanno rispettato gli obblighi previsti dall’Accordo di Parigi e ha esortato le autorità a incrementare gli investimenti nelle energie rinnovabili.
Note:
1 When Rights Aren’t Real for All: The Struggle for Abortion Access in Europe, 6 novembre.