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REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Una serie di decessi di detenuti ha messo in luce condizioni disumane nelle carceri; l’impunità per l’uso diffuso di tortura e maltrattamento è stata quasi totale. Figure politiche dell’opposizione, ex funzionari e giornalisti sono stati condannati a lunghe pene detentive in base ad accuse dubbie, dopo processi iniqui. L’avvocato per i diritti umani Buzurghmehr Yorov ha continuato a scontare una lunga pena nonostante le proteste internazionali. Sebbene sia stata depenalizzata l’aggiunta di “mi piace” a post critici sui social media, la libertà d’espressione è rimasta fortemente limitata e chi lavorava nell’informazione ha affrontato azioni penali. È perdurata la persecuzione della minoranza pamiri. Le autorità hanno preso provvedimenti per espellere persone rifugiate afgane. Gli episodi di violenza domestica sono aumentati. È persistita la mancanza di accesso all’acqua e ai servizi igienici.

 

CONTESTO

A febbraio, l’Osce ha annullato la sua missione di osservazione delle elezioni parlamentari prevista per il mese successivo. L’organizzazione ha citato la “mancanza di garanzie da parte delle autorità del Tagikistan che gli osservatori sarebbero stati accreditati e in grado di svolgere il loro lavoro”, esprimendo preoccupazioni sulla correttezza e l’integrità generale del processo elettorale.

L’economia è rimasta fortemente dipendente dalle rimesse della diaspora, in particolare da lavoratori e lavoratrici migranti in Russia. Sebbene l’economia abbia continuato a crescere, il ritmo della crescita è rallentato, passando dall’8,4 per cento del 2024 a circa il 7,5 per cento.

 

DIRITTO ALLA VITA

Le condizioni di detenzione, compresa la mancanza di cure mediche adeguate, hanno a quanto sembra portato a una serie di decessi di prigionieri. Particolarmente colpiti sono stati coloro che erano stati perseguiti per motivi politici o condannati a seguito di processi iniqui e che pare siano stati oggetto di un trattamento più duro.

Cinque attivisti pamiri sono morti in carcere tra gennaio e luglio: Kulmamad Pallaev, Boǧșo Imatșoev, Aslan Gulobov, Muzaffar Davlatmirov e Eronșo Mahmadrahimov. Non risulta che siano state condotte indagini efficaci sulle circostanze del loro decesso.

Il 24 settembre è morto in carcere Zubaydullo Rozik, un dissidente ed ex membro anziano del Partito della rinascita islamica del Tagikistan. Stava scontando una condanna a 25 anni per accuse politicamente motivate.

A ottobre, Saida’zam Rahmonov è morto a una settimana dall’arresto, avvenuto presumibilmente per il sospetto di estremismo o terrorismo. La famiglia ha riferito di segni di percosse e ustioni elettriche sul suo corpo. Funzionari hanno affermato che si era suicidato.

 

IMPUNITÀ

Le violazioni dei diritti umani del passato denunciate, commesse da membri delle forze di polizia e di sicurezza, sono rimaste inaffrontate. Nonostante le prove di un uso diffuso di tortura e maltrattamento nelle istituzioni penitenziarie, tra cui pestaggi, diniego delle cure mediche necessarie e prolungata detenzione in incommunicado, è stato riferito che, nel corso dell’anno, solo un funzionario è stato processato e condannato con l’accusa di tortura.

In violazione degli obblighi del Tagikistan ai sensi dello Statuto di Roma, le autorità non hanno arrestato il presidente russo Vladimir Putin durante la sua visita nel paese a ottobre, come avrebbero dovuto in base al mandato d’arresto emesso dall’Icc.

 

DETENZIONE ARBITRARIA E PROCESSI INIQUI

Il 5 febbraio, otto persone imputate, tra cui politici di spicco dell’opposizione ed ex alti funzionari, sono state condannate a pene detentive fino a 27 anni, con l’accusa di tradimento dello stato e tentata presa violenta del potere. Il processo si è svolto a porte chiuse e le autorità non hanno rivelato pubblicamente alcuna prova della loro colpevolezza o di una vera cospirazione.

Il 29 settembre, 12 organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno chiesto alle autorità tagike di rilasciare l’avvocato per i diritti umani Buzurgmehr Yorov, incarcerato arbitrariamente dal 2015 per il suo lavoro. A fine anno non era stata fornita alcuna risposta ufficiale ed egli continuava a scontare la condanna a 23 anni.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

A maggio è stata depenalizzata l’aggiunta di “mi piace” alle pubblicazioni online che “invocano o giustificano il terrorismo o l’estremismo”. Tuttavia, la libertà d’espressione è rimasta indebitamente limitata e le critiche pubbliche alle autorità sono state di fatto vietate.

Il 10 gennaio, un tribunale della città di Kulob ha condannato Ahmad Ibrohim, caporedattore del settimanale indipendente Payk, a 10 anni e quattro mesi di carcere per dubbie accuse di corruzione, estorsione ed estremismo. Il caso è stato secretato e il processo si è svolto all’interno del centro di detenzione preventiva.

Il 5 febbraio, la giornalista Ruxșona Hakimova era tra le persone condannate in un processo a porte chiuse dalla corte suprema con l’accusa, politicamente motivata, di tradimento dello stato (v. sopra, Detenzione arbitraria e processi iniqui). È stata condannata a otto anni di reclusione e i suoi risparmi in banca sono stati confiscati. La stampa ha riferito che, secondo fonti confidenziali, il procedimento penale era collegato alla sua indagine, rimasta inedita, sull’influenza della Cina in Tagikistan.

 

DISCRIMINAZIONE

La minoranza pamiri nell’oblast autonomo di Gorno-Badakhshan ha continuato a subire discriminazioni e persecuzioni. Lingua, pratiche culturali e identità religiosa sono rimaste limitate o negate ed è stata soppressa l’aspirazione a una vera autonomia. Persone a guida della comunità e attiviste detenute e imprigionate arbitrariamente a seguito delle proteste prevalentemente pacifiche del 2021-2022 sono rimaste dietro le sbarre e non sono state incluse nell’amnistia annunciata dal presidente a marzo. Le violazioni dei diritti umani da parte dei servizi di sicurezza durante le proteste, comprese le presunte esecuzioni extragiudiziali, non sono ancora state oggetto di indagine.

 

DIRITTI DELLE PERSONE RIFUGIATE E MIGRANTI

A luglio, il Comitato di stato per la sicurezza nazionale ha condotto raid contro persone rifugiate afgane, arrivate in Tagikistan a migliaia, in seguito alla presa del potere da parte dei talebani in Afghanistan. Le autorità hanno affermato di aver scoperto varie violazioni e hanno minacciato di espellere le persone rifugiate. Alcune hanno ricevuto messaggi sms anonimi che le invitavano a lasciare il Tagikistan entro 15 giorni. In diversi casi, intere famiglie sono state portate via e probabilmente rimpatriate con la forza in Afghanistan.

 

VIOLENZA CONTRO DONNE E RAGAZZE

Sono perdurati violenza domestica e matrimoni forzati e precoci. Le statistiche ufficiali hanno registrato un aumento di circa il 15 per cento del numero di casi di violenza domestica contro donne e ragazze nei primi sei mesi del 2025 rispetto all’anno precedente.

La violenza domestica non è stata criminalizzata come una tipologia distinta di reato, il che ha reso la giustizia e i rimedi meno accessibili alle persone sopravvissute.

Molte case rifugio per vittime di violenza domestica dipendevano pesantemente dall’assistenza straniera e, secondo quanto riferito, hanno avuto un impatto negativo dalla chiusura dei programmi finanziati dall’Usaid.

 

DIRITTO ALL’ACQUA

Le autorità hanno adottato un piano per investire circa 300 milioni di dollari Usa per migliorare l’accesso all’acqua pulita. La maggior parte del denaro doveva provenire da donatori internazionali.

Secondo i dati ufficiali, il 59 per cento della popolazione non aveva accesso a sistemi idraulici centralizzati e l’8 per cento non aveva accesso a fonti d’acqua locali. La situazione era particolarmente grave nelle aree rurali, dove il 76 per cento delle persone non disponeva di un approvvigionamento idrico centralizzato. Inoltre, l’85 per cento della popolazione, tra cui praticamente tutta la popolazione delle aree rurali, non aveva sistemi fognari.

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