Israele e Territorio palestinese occupato


Rapporto 2026   Medio Oriente e Africa del nord

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STATO DI ISRAELE

Israele ha continuato a commettere i crimini di genocidio e apartheid. La popolazione di Gaza è stata sottoposta a fame di massa, a uccisioni e sfollamenti accompagnati dalla distruzione di abitazioni e altre infrastrutture civili; questi atti sono persistiti nonostante gli accordi per il cessate il fuoco. Nella Cisgiordania, l’escalation degli attacchi e delle uccisioni da parte di coloni e delle forze armate israeliane, assieme ad altre violazioni dei diritti umani, ha causato il trasferimento forzato della popolazione civile. All’interno di Israele, i villaggi beduini sono rimasti sottoposti a demolizioni e sgomberi forzati. Le forze israeliane hanno ucciso 56 giornalisti e giornaliste e persone che lavorano nei media. Migliaia di persone palestinesi sono rimaste detenute senza accusa o equo processo; decine sono morte dopo essere state sottoposte a tortura e maltrattamento. Questi crimini sono rimasti regolarmente impuniti.

 

CONTESTO

Il genocidio messo in atto da Israele nella Striscia di Gaza occupata è entrato nel terzo anno, lasciando il territorio palestinese in macerie. Una tregua tra le forze armate israeliane e i gruppi armati palestinesi ha resistito dal 19 gennaio al 18 marzo, ma è fallita quando il governo israeliano ha ripreso unilateralmente e intensificato le ostilità. Il 9 settembre, raid aerei israeliani lanciati su Doha, capitale del Qatar, hanno colpito edifici dove era presente una delegazione di negoziazione di Hamas, facendo sei morti. Nelle settimane successive è stato concordato un cessate il fuoco, che è entrato in vigore il 10 ottobre. Hamas e altri gruppi armati hanno rilasciato tutte e 20 le persone in ostaggio ancora vive il 13 ottobre, in cambio del rilascio da parte di Israele di quasi 2.000 persone detenute e prigioniere palestinesi. Nonostante il cessate il fuoco, le forze israeliane hanno successivamente ucciso a Gaza 415 palestinesi, di cui almeno 100 erano minori, secondo l’Unicef.

I conflitti armati israeliani si sono estesi ad altri attori regionali durante l’anno. Il 4 maggio, un missile lanciato dallo Yemen da un gruppo armato huthi ha colpito l’aeroporto Ben Gurion, nel centro di Israele. Tra maggio e settembre, l’aviazione e la marina militare israeliane hanno preso di mira porti, aeroporti e centrali elettriche dello Yemen (cfr. Yemen). Dopo che l’esercito israeliano ha attaccato obiettivi iraniani il 13 giugno (cfr. Iran), l’Iran ha lanciato missili verso Israele, uccidendo 29 persone, e utilizzato munizioni a grappolo. Israele ha effettuato raid aerei e incursioni nella Siria meridionale, a luglio e novembre. Israele ha inoltre continuato a lanciare quasi quotidianamente raid aerei nel Libano meridionale, uccidendo più di 127 civili, secondo l’Ohchr, l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (cfr. Libano).

 

GENOCIDIO

Israele ha continuato a infliggere deliberatamente condizioni di vita destinate a provocare la distruzione fisica della popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata.

Dopo un periodo di migliorato accesso umanitario riscontrato tra il 19 gennaio e il 2 marzo, l’esercito israeliano ha imposto un assedio totale che è stato solo parzialmente allentato il 19 maggio. L’alleggerimento dell’assedio non ha compreso un allentamento delle restrizioni su determinate forniture critiche, come carburante e gas da cucina, che non sono state autorizzate a entrare a Gaza dal 2 marzo fino all’11 settembre. Le autorità israeliane hanno interrotto l’erogazione dell’elettricità all’ultimo impianto di desalinizzazione di Gaza il 9 marzo, riducendo ulteriormente l’accesso all’acqua. Senza carburante, i generatori elettrici non potevano far funzionare le attrezzature ospedaliere.1 Persone residenti a Gaza che cercavano di procurarsi gli aiuti forniti dai centri di distribuzione a gestione congiunta israeliana-statunitense sono state attaccate, con 859 uccisioni di palestinesi tra fine maggio e agosto, mentre Israele e gli Usa cercavano di sostituire il meccanismo guidato dalle Nazioni Unite esistente, con un’alternativa militarizzata e letale.

Più di 13.000 minori hanno dovuto subire un ricovero in ospedale per malnutrizione acuta, che comporta conseguenze per tutta la vita, causata dal blocco imposto da Israele alle forniture degli aiuti umanitari. Secondo la Classificazione integrata della fase di sicurezza alimentare, a metà agosto più di mezzo milione di persone nella Striscia di Gaza vivevano una situazione di carestia/catastrofe, il livello più alto della classificazione d’insicurezza alimentare. Oltre 1,07 milioni di persone erano al secondo livello più alto (emergenza umanitaria) e 396.000 persone al terzo livello (crisi acuta). Secondo Medici senza frontiere, il numero di pazienti che soffrivano di malnutrizione presentatisi nelle strutture mediche di Gaza City era quasi quadruplicato dagli inizi di maggio a metà luglio.2

Israele ha condotto attacchi diretti contro civili e obiettivi civili e attacchi indiscriminati e sproporzionati, colpendo spazi civili affollati, compresi ospedali, bar, strade del mercato trafficate e scuole che ospitavano persone sfollate internamente. Le forze militari israeliane di terra e d’aria hanno ucciso durante l’anno a Gaza 26.791 persone e ne hanno ferite 64.065, il 60 per cento delle quali erano minori, donne e persone anziane. Uno dei giorni con il più alto numero di vittime è stato il 18 marzo, quando hanno perso la vita 414 palestinesi, tra cui 174 minori. Il 23 marzo, l’esercito israeliano ha attaccato cinque ambulanze, uccidendo 15 operatori umanitari, tra cui personale paramedico della Mezzaluna Rossa, ferendone altri due. Il 30 giugno, l’esercito israeliano ha colpito il al-Baqa, un caffè di Gaza City, uccidendo 32 persone, in maggioranza civili.

La combinazione di raid aerei sulle strutture mediche e il blocco israeliano delle forniture di aiuti essenziali, compresi articoli medici essenziali per la salute riproduttiva, ha avuto un effetto devastante sulla salute delle donne in gravidanza e in allattamento, nonché su neonati e infanti.3

I ripetuti sfollamenti di massa di oltre il 90 per cento della popolazione di Gaza hanno causato gravi danni fisici e psicologici. La totalità degli istituti universitari e d’istruzione superiore di Gaza, centinaia di moschee e tre chiese sono state danneggiate o distrutte. La maggior parte delle scuole sono state trasformate in rifugi per persone sfollate, sebbene molti edifici scolastici fossero stati danneggiati dai raid aerei israeliani e da veicoli da demolizione teleguidati.

Quel che era rimasto in piedi di Khuza’a, una città di 11.000 abitanti nel sud, è stato completamente distrutto a maggio,4 così come gran parte di Gaza City a settembre, senza alcuna essenziale necessità militare.5 Il 5 settembre, Israele ha avviato una campagna per distruggere gli edifici residenziali e commerciali più alti presenti a Gaza City, radendo al suolo almeno 16 strutture multipiano in 10 giorni, assieme ai campi improvvisati per persone sfollate, allestiti nelle loro vicinanze. Questa distruzione ha causato lo sfollamento di migliaia di famiglie. Anche dopo la firma della tregua a ottobre, le autorità e le forze israeliane hanno insistito a commettere genocidio continuando a infliggere deliberatamente condizioni di vita destinate a provocare la distruzione fisica della popolazione di Gaza, senza dare segno di alcun cambiamento nelle loro intenzioni.6

 

APARTHEID

Trasferimento forzato

L’Ocha ha documentato che in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, le autorità israeliane avevano demolito 1.658 edifici, sfollando permanentemente circa 2.116 palestinesi. A gennaio, un tribunale israeliano ha ordinato lo sgombero di 27 famiglie dalle loro abitazioni a Silwan, un quartiere della Gerusalemme Est occupata, al termine di una causa durata un decennio, intentata da un’organizzazione di coloni israeliana.7

Sono stati istituiti 86 nuovi avamposti, che si sono aggiunti ai circa 371 insediamenti e avamposti già esistenti, e le autorità israeliane hanno autorizzato formalmente la creazione di 54 insediamenti, secondo Yesh Din, un’organizzazione israeliana anti-occupazione.

Le forze israeliane hanno lasciato che i coloni terrorizzassero la popolazione palestinese nell’impunità o li hanno incoraggiati a farlo, partecipando in alcune occasioni alla violenza. Gli attacchi hanno portato all’espulsione di circa 220 famiglie da 19 villaggi in tutte le aree della Cisgiordania, secondo l’Ong israeliana per i diritti umani B’Tselem. I villaggi di Jinba e Shi’b al-Butum, nelle Colline meridionali di Hebron, nel sud della Cisgiordania, sono stati ripetutamente attaccati, con una scuola e un centro medico devastati.

All’interno di Israele, le autorità israeliane hanno demolito circa 5.000 abitazioni dei villaggi beduini nella regione desertica del Negev/Naqab, nel sud d’Israele, secondo il Comitato di governo avanzato per gli arabi del Naqab, un gruppo rappresentativo locale. Le località ebraiche in espansione erano amministrate da autorità separate. Oltre 60 case sono state demolite nel villaggio di al-Sir, nel nord-est del Negev/Naqab, durante i mesi più caldi, rendendo senzatetto circa 1.500 persone beduine palestinesi con cittadinanza israeliana o sfollandole con la forza in alloggi inadeguati in township per soli beduini, prive dei servizi essenziali. Il 12 novembre, la Corte suprema israeliana ha ordinato lo sfollamento forzato di circa 500 abitanti del villaggio di Ras Jrabah entro il termine di tre mesi, per fare spazio all’espansione della città ebraica di Dimona.

Migliaia di minori con genitori aventi status legali differenti determinati dalle autorità israeliane hanno continuato a incontrare ostacoli discriminatori nell’ottenimento dei certificati di nascita e dello status di ricongiungimento familiare, a causa dei divieti stabiliti dalla legge sulla cittadinanza e l’ingresso in Israele (ordinanza temporanea), rinnovata quasi senza interruzioni dal 2003. Il 9 maggio, la Knesset ha ulteriormente limitato il ricongiungimento familiare, emendando la legge sulla cittadinanza per negare o revocare la residenza a Gerusalemme e la nazionalità israeliana nei casi in cui un coniuge, genitore o figlio palestinese abbia una persona della famiglia allargata con “problemi di sicurezza”, compresi precedenti penali per reati minori.

Le autorità israeliane hanno continuato a impedire il ritorno a casa delle persone rifugiate e sfollate interne palestinesi, espulse nel 1948 e 1967.

Libertà di movimento

Il blocco di Gaza è entrato nel 19° anno, con sempre maggiori restrizioni culminate in un assedio totale dal 2 marzo al 19 maggio. Per il terzo anno consecutivo, le autorità israeliane hanno continuato a vietare completamente le evacuazioni mediche da Gaza verso la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e Israele, nonostante le richieste giudiziarie. Ha inoltre continuato a limitare fortemente le evacuazioni mediche verso l’estero. Assieme alla distruzione del sistema sanitario di Gaza, questo fatto ha determinato centinaia di morti evitabili.

L’Ocha ha contato in Cisgiordania 849 blocchi stradali e posti di blocco, che ostacolavano il movimento di palestinesi tra i villaggi e le città palestinesi, e ritardavano l’accesso dei servizi d’emergenza.

 

UCCISIONI ILLEGALI

Secondo la Federazione internazionale dei giornalisti, Israele ha ucciso 56 giornalisti e giornalisti e altre figure professionali dei media, più di qualsiasi altro paese. Le uccisioni sono avvenute mentre stavano svolgendo il loro lavoro d’informazione.

Cisgiordania

L’esercito israeliano ha schierato carri armati, lanciato raid aerei, distrutto edifici e infrastrutture civili, e imposto ampie restrizioni sulla libertà di movimento, allo scopo di condurre operazioni militarizzate di rastrellamento nelle città di Jenin, Tulkarem, Nablus e Tubas, nel nord della Cisgiordania, e a Hebron, nel sud. Secondo l’Ocha, in totale 240 persone palestinesi, di cui 55 minori, sono state uccise dalle forze israeliane o dai coloni (di queste almeno 225 dalle forze israeliane). Le forze israeliane hanno anche sparato a persone civili sfollate che cercavano di ritornare alle loro case, secondo le testimonianze.8

I coloni hanno ucciso almeno nove palestinesi e ferito almeno 830, secondo l’Ocha. Il 28 luglio, Awda al-Hathaleen, un difensore dei diritti umani del villaggio di Umm al-Kheir, nelle Colline meridionali di Hebron, è stato ucciso da un colono che è stato rilasciato dopo tre giorni agli arresti domiciliari e che non è stato perseguito.9 La violenza dei coloni avallata dallo stato, per lo più impunita, ha esasperato l’ambiente ostile fino a sfociare nel trasferimento forzato della popolazione civile.10

 

DETENZIONE ARBITRARIA

A fine anno erano in carcere senza accusa o processo equo circa 4.622 palestinesi, di cui 3.385 sotto ordini di detenzione amministrativa e 1.237 erano in detenzione arbitraria ai sensi della legge sui combattenti illegali, secondo il gruppo per i diritti civili israeliano HaMoked. Quest’ultimo ha riportato che altre centinaia di persone arrestate a Gaza erano trattenute in strutture militari senza alcuna forma di procedimento legale, nemmeno la registrazione della loro presenza.

Il dottor Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, ha continuato a essere detenuto arbitrariamente da quando era stato arrestato assieme ai suoi colleghi il 27 dicembre 2024, mentre curava pazienti. La sua avvocata ha affermato che era stato percosso e privato di cibo e sonno.

 

TORTURA E MALTRATTAMENTO

I penitenziari e i centri di detenzione israeliani continuavano a violare il divieto di tortura e trattamenti o pene crudeli, disumani e degradanti, tra cui il diniego di farmaci, cibo, vestiti e sonno, percosse continue, uso di catene e bende sugli occhi, attacchi con i cani, stupro e altra violenza sessuale, tra le varie violazioni. Questi hanno portato alla morte di almeno 98 palestinesi in detenzione, tra ottobre 2023 e novembre 2025, secondo la sezione israeliana di Physicians for Human Rights. A novembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha descritto le pratiche di Israele come una “politica statale de facto di maltrattamenti e torture organizzati e diffusi”.

I crimini commessi dalle forze armate non sono stati esaminati in modo adeguato con indagini e rapporti interni all’esercito condotti dall’avvocatura generale militare. Il 6 febbraio, soltanto uno dei cinque soldati accusati dall’avvocatura generale militare di avere aggredito un detenuto palestinese nel centro di detenzione di Sde Teiman, nel sud d’Israele, è stato condannato. In seguito a un patteggiamento, il soldato è stato condannato a sette mesi di reclusione.

 

DIRITTO A VERITÀ, GIUSTIZIA E RIPARAZIONE

A parte l’unico soldato condannato per tortura (v. sopra, Tortura e maltrattamento), due soldati e un comandante di plotone sono stati incarcerati per sette giorni ad aprile, e altri quattro ufficiali sono stati sottoposti a provvedimento disciplinare in relazione al saccheggio a marzo di una scuola e di un centro medico nel villaggio della Cisgiordania di Jinba (v. sopra, Apartheid).

Non c’è stata alcuna indagine imparziale o efficace nell’uccisione di 15 membri del personale sanitario e dei soccorsi, per mano della brigata Golani a marzo (v. sopra, Genocidio).

La Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite non ha ricevuto alcuna risposta dal governo israeliano e ha continuato a vedersi rifiutare l’ingresso in Israele e Territorio Palestinese Occupato (Occupied Palestinian Territory – Opt). Israele non ha permesso a persone come investigatori indipendenti o giornalisti internazionali di entrare a Gaza.

Il primo ministro Benjamin Nethanyahu ha visitato gli Usa e l’Ungheria, nonostante su di lui pendesse un mandato di cattura dell’Icc.

A settembre, il termine ultimo stabilito dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la fine dell’occupazione illegale israeliana dell’Opt è passato inosservato.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

Nel contesto dei crescenti episodi di violenza di genere registrati in Israele, c’è stato un brusco aumento delle uccisioni di donne per mano del partner o di altri parenti stretti rispetto agli anni precedenti, secondo Haaretz, un giornale israeliano, che ha documentato 46 femminicidi, di cui 26 commessi da familiari. Secondo un’Ong, The Abraham Initiatives, i casi di omicidio in cui la vittima era una palestinese cittadina di Israele avevano un quinto delle probabilità di essere risolti rispetto ai casi riguardanti l’omicidio di una ebrea. In generale, gli omicidi di palestinesi avevano meno della metà delle probabilità di essere risolti rispetto ai casi in cui la vittima era ebrea.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE

Persone palestinesi ed ebree con cittadinanza israeliana hanno subìto forme di repressione quando esprimevano la loro opposizione agli attacchi delle forze israeliane su Gaza, con la polizia che in alcune occasioni ha utilizzato granate stordenti e cannoni ad acqua. Decine di persone sono state incarcerate per post sui social media che commentavano le azioni militari israeliane a Gaza. Secondo l’Associazione per i diritti civili in Israele, il 96 per cento dei casi d’istigazione aperti dalla polizia ai sensi dell’oltremodo ampia legge antiterrorismo prendevano di mira palestinesi con cittadinanza israeliana. Inoltre, l’organizzazione palestinese di monitoraggio dei media 7amleh ha rilevato migliaia di post sui social media israeliani che incitavano alla violenza contro la popolazione palestinese.

Persone attiviste della solidarietà internazionale che trasportavano in barca aiuti umanitari verso Gaza a giugno e settembre sono state arrestate dalle forze israeliane ed espulse. Tra queste c’erano persone come difensori dei diritti umani, medici, parlamentari e giornalisti che protestavano contro il blocco e il genocidio d’Israele.

 

OBIEZIONE DI COSCIENZA

Sette persone con cittadinanza israeliana sono finite in carcere per essersi rifiutate di prestare servizio nell’esercito, sulla base delle loro obiezioni all’occupazione militare, all’apartheid e al genocidio contro la popolazione palestinese. L’obiettore di coscienza Yuval Peleg è stato incarcerato per 130 giorni.

 

PENA DI MORTE

L’11 novembre, la Knesset ha approvato in prima lettura un emendamento alla legge penale che renderebbe obbligatoria per i tribunali l’imposizione della condanna a morte nei confronti di chiunque sia riconosciuto colpevole di omicidio se l’atto è motivato da razzismo od ostilità verso un particolare pubblico e commesso con l’obiettivo di danneggiare lo stato di Israele o la rinascita del popolo ebraico nella propria terra d’origine. Se approvata in seconda e terza lettura, la discriminatoria modifica legislativa colpirebbe esclusivamente persone palestinesi.

 

DIRITTO A UN AMBIENTE SALUBRE

La distruzione della rete fognaria e del sistema di smaltimento dei rifiuti a Gaza ha causato il rilascio di acque di scolo non trattate e altri materiali tossici che hanno contaminato i sistemi idrici. Un team internazionale di ricerca ha rilevato che le attività militari condotte a Gaza e la ricostruzione post-bellica avrebbero emesso l’equivalente di 32 milioni di tonnellate di diossido di carbonio, pari a più della metà delle emissioni annuali prodotte da 102 paesi in tempo di pace, compromettendo gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico.

 

Note:
1 Israel/OPT: Two months of cruel and inhumane siege are further evidence of Israel’s genocidal intent in Gaza, 2 maggio.
2 Israel/OPT: New testimonies provide compelling evidence that Israel’s starvation of Palestinians in Gaza is a deliberate policy, 18 agosto.
3 UN report on Israel’s gender-based violence and genocidal acts against women’s health facilities must spur action to protect Palestinians, 13 marzo.
4 Israel/OPT: Satellite imagery reveals total razing of Khuza’a in May 2025 in further evidence of Israel’s wanton destruction and genocide in Gaza, 13 giugno.
5 Israel/OPT: Catastrophic wave of mass displacement under inhumane conditions as Israel obliterates Gaza City, 3 ottobre.
6 Israel/OPT: Post-ceasefire: Israel’s genocide in the occupied Gaza Strip continues, 27 novembre.
7 Israel/OPT: ‘This is my home, and I will never leave’: Israel’s forced displacement of Palestinians, 15 maggio.
8 Israel’s destructive West bank military operation fuels mass forced displacement of Palestinians, 5 giugno.
9 Israel/OPT: Killing of prominent Palestinian West-Bank activist Awda Al-Hathaleen demands justice and accountability, 30 luglio.
10 Israel/OPT: State-backed deadly rampage by Israeli settlers underscores urgent need to dismantle apartheid, 22 aprile.

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