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SULTANATO DELL’OMAN

Sono aumentate le restrizioni alla libertà d’espressione. Una legge sulla cittadinanza consentiva alle autorità di revocare la cittadinanza a chi criticava il sultano o lo stato, mentre persone attiviste e manifestanti hanno subìto arresti e carcerazioni per la pacifica espressione delle loro opinioni. La libertà di stampa è stata ulteriormente limitata da nuove norme sui media che conferivano alle autorità statali ampi poteri di censura e sorveglianza. Sono stati introdotti nuovi standard minimi per l’assunzione di lavoratrici e lavoratori domestici ma le persone migranti, in particolare quelle che svolgevano lavori domestici, sono rimaste intrappolate nell’oppressivo sistema di lavoro tramite sponsor, noto come kafala, subendo forme di sfruttamento con tutele legali limitate. Donne e ragazze sono rimaste soggette a discriminazioni di genere, anche ai sensi della nuova legge sulla cittadinanza, e non avevano tutele contro la violenza domestica.

 

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ASSOCIAZIONE

L’11 febbraio, il sultano dell’Oman ha ratificato una nuova legge sulla cittadinanza che consentiva alle autorità di revocare la cittadinanza omanita alle persone che “offendono” verbalmente o fisicamente l’Oman o il sultano, o che appartengono a un gruppo, un partito o un’organizzazione che abbraccia princìpi od opinioni che “danneggiano gli interessi” dell’Oman, termini vaghi che si prestavano a essere utilizzati per mettere a tacere oppositori e limitare le opinioni.

Le autorità hanno continuato a convocare, arrestare e perseguire penalmente persone come attivisti, critici del governo e manifestanti pacifici.

L’8 aprile, l’attivista Talal al-Salman è stato arrestato dopo avere partecipato a un raduno pacifico durante il quale aveva criticato il governo. Due giorni dopo è stato condannato a una multa per “partecipazione a un raduno illegale” e a un anno di carcere per “diffusione di notizie che potrebbero compromettere il prestigio dello stato”. A maggio, la corte d’appello di Muscat ha confermato il verdetto di colpevolezza ma ha ridotto la pena a tre mesi di reclusione per ogni capo d’imputazione, da scontare contemporaneamente. È stato scarcerato il 6 agosto.

Salem bin Salam al-Salti è stato convocato per essere interrogato l’8 agosto. È stato sottoposto a una sparizione forzata, la cui durata non poteva essere confermata a fine anno. Secondo organi di stampa e una Ong omanita, la sua convocazione era legata ai commenti che aveva pubblicato sui social media criticando la politica del governo sulla disoccupazione.

Le autorità omanite hanno arrestato lo scrittore Mohammed Ali al-Bar’ami il 18 giugno, due giorni dopo avere pubblicato commenti sulla piattaforma X, in cui criticava il sistema di governo definendolo “corrotto”. Il 28 luglio, il tribunale di primo grado della città di Salalah lo ha condannato a quattro anni di carcere, multato per 5.000 rial omaniti (circa 13.000 dollari Usa) e ordinato la chiusura dei suoi profili social per “utilizzo di reti informative e tecnologie informatiche per pubblicare ciò che potrebbe danneggiare l’ordine pubblico”.

Libertà di stampa

A settembre, il ministero dell’Informazione ha emanato i regolamenti attuativi per rendere concretamente applicabile la legge sui media approvata a dicembre 2024. La legge sui media ha ampliato il potere dello stato di limitare la libertà di stampa, garantendo alle autorità ampi poteri di controllare i contenuti dei media e le licenze di giornali, canali radiotelevisivi, agenzie di stampa, personale dei media e case editrici. La legge inoltre conferiva ampi poteri di sospenderne le attività senza mandato giudiziario, disporre la sorveglianza di chi opera nel giornalismo e istituzioni mediatiche, e limitare alle sole persone con cittadinanza omanita l’uso autorizzato dei profili social in quella professione.

 

DIRITTI DELLE PERSONE MIGRANTI

Nonostante le autorità si fossero impegnate ad abolire il sistema di lavoro tramite sponsor noto come kafala, questo è rimasto in vigore lasciando centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti, in particolare nel settore del lavoro domestico, vulnerabili agli abusi. Gli sponsor continuavano a esercitare un controllo su di loro, confiscando illegalmente i documenti, limitandone la libertà di movimento e impiego, con le autorità che non fornivano adeguata protezione a coloro che cercavano di sottrarsi a forme di sfruttamento.

A settembre, almeno 11 lavoratori migranti indiani sono stati abbandonati a loro stessi, dopo che l’azienda di cui erano dipendenti aveva trattenuto quattro mensilità di stipendio, negato il pagamento degli straordinari e confiscato i loro passaporti quando avevano protestato.

Il 13 ottobre, il ministero del Lavoro ha emanato la circolare ministeriale numero 574/2025, che ha introdotto una serie di norme che stabilivano standard minimi per il lavoro domestico, tra cui ferie settimanali e annuali, congedi per malattia, orari di lavoro regolamentati e periodi di riposo, proibizione del lavoro forzato e divieto di trattenere i passaporti di dipendenti.

Sebbene queste modifiche fossero attese da tempo, hanno fatto poco per cambiare lo squilibrio di potere tra datori di lavoro e lavoratori migranti. Non era inoltre chiaro in che modo tali modifiche sarebbero state implementate, in quanto molte persone migranti impegnate nel lavoro domestico continuavano ad andare incontro a violazioni, condizioni di lavoro e di vita deplorevoli, salari non pagati, lunghi orari di lavoro, restrizioni di movimento e confisca illegale del passaporto.

 

DIRITTI DI DONNE E RAGAZZE

L’Oman continuava a non disporre di protezioni legali complete contro la violenza domestica. Mancava ancora una legge specifica che criminalizzasse esplicitamente gli abusi domestici. La legislazione esistente su divorzio, matrimonio ed eredità continuava a consolidare pregiudizi di genere, favorendo costantemente gli uomini.

La nuova legge sulla cittadinanza, approvata a febbraio, discriminava le donne limitando la loro capacità di trasmettere la nazionalità a prole e coniugi stranieri al pari degli uomini e imponendo condizioni più severe per la prole di donne omanite sposate con uomini stranieri. Questo perpetuava la disuguaglianza di genere e poneva la prole a rischio di apolidia.

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