Benin - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA DEL BENIN

Capo di stato e di governo: Patrice Athanase Guillaume Talon

(subentrato a Thomas Boni Yayi a marzo)

 Le autorità hanno continuato a imporre restrizioni ai diritti di riunione pacifica ed espressione. L’uso eccessivo della forza impiegato contro manifestanti non violenti ha causato almeno un decesso. Le carceri sono rimaste sovraffollate.

 CONTESTO

Patrice Talon è stato eletto presidente a marzo. Il Benin è diventato l’ottavo stato membro dell’Au a permettere alle Ngo e ai singoli individui l’accesso diretto alla Corte africana dei diritti umani e dei popoli.

 LIBERTÀ DI RIUNIONE ED ESPRESSIONE

Le autorità hanno continuato a limitare arbitrariamente il diritto alla libertà di riunione pacifica, vietando tra l’altro diverse manifestazioni indette da gruppi d’opposizione, adottando misure di ritorsione contro gli organizzatori di proteste pacifiche e facendo ricorso a un uso eccessivo e arbitrario della forza contro i manifestanti.

Nel contesto delle elezioni presidenziali, a gennaio e febbraio, le autorità hanno vietato almeno tre manifestazioni pacifiche dei gruppi d’opposizione. I sostenitori del partito di governo hanno potuto tenere le loro manifestazioni.

A febbraio, le autorità hanno vietato una manifestazione indetta da gruppi per i diritti umani per protestare contro l’uccisione illegale di un militare.

A marzo, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco, ucciso un uomo e ferito altre nove persone, compresi due bambini, durante una manifestazione a Bantè, nel dipartimento di Collines. Secondo testimoni oculari, la manifestazione si era svolta in maniera per lo più pacifica, fino a quando le forze di sicurezza non avevano iniziato a sparare sulla folla gas lacrimogeni e proiettili.

A luglio, le forze di sicurezza hanno impiegato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere una protesta studentesca pacifica a Cotonou, ferendo almeno 20 persone. Almeno nove studenti sono stati arrestati in seguito alle manifestazioni e detenuti per diverse settimane prima di essere rilasciati. A 22 studenti sospettati di essere tra i partecipanti è stato imposto il divieto di iscriversi alluniversità per cinque anni. Ad agosto, l’università ha deciso d’invalidare l’anno accademico per tutti gli studenti della facoltà frequentata dalla maggior parte dei manifestanti. A ottobre, il consiglio dei ministri ha vietato tutte le attività organizzate dagli studenti nei campus.

A novembre, l’autorità suprema per la comunicazione audiovisiva ha deciso arbitrariamente di chiudere sette organi d’informazioni privati.

 UCCISIONI ILLEGALI

A gennaio, il caporale Mohamed Dangou è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un membro delle forze di sicurezza in un campo militare di Cotonou. Secondo un testimone oculare, la vittima era disarmata. Mohamed Dangou stava per essere arrestato nell’ambito di un’indagine relativa a una protesta organizzata assieme ad altri membri del personale militare di stanza in Costa d’Avorio, per chiedere il pagamento dei contributi. A luglio, la Corte costituzionale ha stabilito che le forze armate avevano violato il diritto alla vita di Mohamed Dangou.

 CONDIZIONI CARCERARIE

Il Sottocomitato delle Nazioni Unite sulla prevenzione della tortura ha effettuato una visita a sorpresa in Benin a gennaio, a seguito della quale ha rilevato nei centri di detenzione “sovraffollamento, carenza di organico e mancanza di risorse adeguate”. A settembre, nel carcere di Cotonou c’erano 1.137 detenuti, a fronte di una capacità massima di 500.

A giugno, l’assemblea nazionale ha adottato una legge sui servizi socialmente utili che potrebbe portare a una riduzione del sovraffollamento carcerario, sostituendo le pene alla reclusione con misure alternative alla detenzione.

 DIRITTI DEI MINORI

A febbraio, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha reso pubbliche le sue osservazioni conclusive sul Benin, esprimendo preoccupazione per l’infanticidio di minori con disabilità e la persistenza di pratiche dannose, come l’aumento dei casi di mutilazione genitale femminile e dei matrimoni precoci e forzati. Il Comitato ha evidenziato gli alti tassi di decessi tra le ragazze, a seguito di aborti illegali, e ha sollecitato le autorità a garantire i diritti delle ragazze all’istruzione, all’informazione e all’accesso a metodi contraccettivi di qualità.

 PENA DI MORTE

A gennaio, la Corte costituzionale ha abolito la pena di morte con una sentenza che affermava: “Nessuno può essere ora condannato alla pena capitale”. Il governo non aveva ancora adottato leggi per eliminare la pena di morte dalla legislazione nazionale.

Continua a leggere