Giappone, tredici membri del culto Aum Shinri-kyo a rischio esecuzione - Amnesty International Italia

Giappone, tredici membri del culto Aum Shinri-kyo a rischio esecuzione

27 marzo 2018

@ Amnesty International

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Tredici persone sono a rischio esecuzione in Giappone. Sono i membri del culto Aum Shinri-kyo che nel 1995 si rese responsabile dell’attentato con gas nervino alla metropolitana di Tokyo. Le conseguenze allora furono terribili: tredici le vittime e oltre 6mila le persone avvelenate.

Nei giorni scorsi, sono stati trasferiti in un braccio della morte del sistema carcerario, proprio all’indomani della conclusione di tutti i processi collegati alla setta. In Giappone, le esecuzioni vengono messe in atto solo dopo che tutti i procedimenti contro i complici del condannato sono conclusi.

Il Ministro della Giustizia potrebbe presto firmare l’ordine di esecuzione nonostante alcuni dei 13 condannati abbiano chiesto la revisione del processo. In Giappone, inoltre, le autorità sono solite annunciare l’avvenuta messa a morte dei condannati a posteriori, senza fornire un preavviso all’opinione pubblica.

Il Giappone si affaccia a un biennio durante il quale gli occhi del mondo volgeranno verso est: il 30 aprile 2019 l’attuale imperatore Akihito abdicherà e il giorno dopo sarà il suo figlio primogenito Naruhito a insediarsi sul trono, mentre nel 2020 Tokyo ospiterà le Olimpiadi. Le autorità potrebbero decidere di accelerare molte esecuzioni nei prossimi mesi, a partire proprio dai 13 membri di Aum Shinri-kyo.

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I dati sulla pena di morte

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Le esecuzioni al marzo 2018*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato. Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato.

Più della metà dei paesi ha abolito la pena di morte di diritto o de facto. Secondo gli ultimi dati di Amnesty International, aggiornati al mese di febbraio 2018:
105 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato. 8 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra. 29 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

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Altre notizie

Africa occidentale – Un mese fa il Presidente del Gambia, Adama Barrow, ha annunciato la moratoria ufficiale sulle esecuzioni come primo passo verso l’abolizione della pena di morte. Una notizia impensabile non molto tempo fa: nell’agosto 2012 nove prigionieri furono messi a morte in una sola notte. Ora, quasi la metà dei 18 Paesi dell’Africa occidentale ha abolito la pena di morte, ma non tutti gli Stati stanno procedendo nella stessa direzione, come la Sierra Leone. O il Ghana, dove Amnesty International ha intervistato tra il 2016 e il 2017 oltre 100 prigionieri chiusi nel braccio della morte. L’articolo di Africa Portal riporta alcune loro storie. (fonte: Africa Portal)

BielorussiaKiryl Kazachok, condannato dalla Corte Regionale di Homiel, è stato messo a morte lo scorso ottobre. La notizia della sue esecuzione è stata però  rivelata solo recentemente dai familiari dell’uomo. Sono ancora in sei i condannati nel braccio della morte in Bielorussia e a rischio di imminente esecuzione. Le esecuzioni avvengono in gran segreto, senza darne preavviso ai prigionieri nè ai familiari o ai legali. I condannati vengono condotti fuori dalle celle, avvertiti che la loro richiesta di clemenza è stata rigettata, costretti ad inginocchiarsi e poi uccisi con un colpo di pistola alla nuca. (Fonti: Human Rights Center Viasna e Amnesty International)

Iran – Due donne attiviste dei diritti umani, Atena Daemi e Golrokh Ebrahimi, sono state recentemente imprigionate e messe in quarantena in una vecchia fattoria, adattata a carcere, nella periferia di Teheran. L’accusa mossa nei loro confronti è di avere difeso i diritti delle donne ed essersi opposte alla pena di morte. Le condizioni della loro detenzione sono a dir poco inumane e degradanti: cibo di scarsa qualità, acqua disponibile solo salata, nessun cambio indumenti da oltre un mese. Golrokh Ebrahimi sta facendo lo sciopero della fame e le sue condizioni di salute sono gravissime. Amnesty International chiede che vengano rilasciate immediatamente ed incondizionatamente. (fonti: Amnesty International e World Coalition Against Death Penalty).

Pakistan – Ben 486 casi esaminati dai tribunali militari, introdotti nel 2015 dopo il massacro di 150 studenti da parte dei talebani nella scuola pubblica dell’esercito a Peshawar: 333 sono stati conclusi e hanno portato alla pena capitale 186 persone. Sono i dati forniti dal Ministero della Difesa durante il question time all’Assemblea Nazionale. Da quando sono stati istituiti, solo una persona è stata assolta. E tutte le 151 richieste di grazia finora non hanno trovato esito positivo: tutte respinte dal Capo del Personale dell’Esercito, sono state inviate al Presidente del Pakistan che ne ha rigettate 62, mentre le altre 89 sono sotto esame. (Fonte: The Express Tribune)

SingaporeDue esecuzioni nel giro di appena una settimana a Singapore. Dopo l’uccisione di un cittadino di nazionalità ghanese, avvenuta il 9 marzo, le autorità della città-Stato hanno messo a morte il 16 marzo Hishamrudin Bin Mohd. Per entrambi, la condanna è stata comminata per reati legati alla droga che a Singapore comportano automaticamente la sentenza capitale. Hishamrudin era stato arrestato per il possesso di circa 35 grammi di diamorfina, ma si è sempre professato innocente. Nel 2017, si sono registrate otto esecuzioni a Singapore, in netto aumento rispetto agli anni precedenti. (Fonte: Nazioni Unite)

Dal mondo

7 marzo – La Procura egiziana ha chiesto la condanna a morte per il fotogiornalista Mahmoud Abou Zeid, noto anche come Shawkan. Il reporter è in carcere da quando, il 14 agosto 2013, fu arrestato mentre documentava la manifestazione dei Fratelli musulmani al Cairo in piazza Rabaa al-Adawiya, repressa in un massacro con almeno 817 morti. L’organizzazione Reporters sans frontieres (Rsf), che difende i diritti dei giornalisti, ha condannato la “totale sproporzione della sentenza proposta” e rinnovato l’appello per la liberazione del fotogiornalista.

14 marzo – L’Oklahoma potrebbe decidere di usare il gas nelle esecuzioni, passando dal metodo dell’iniezione letale a quello che prevede l’inalazione di azoto. L’annuncio di un piano per studiare la praticabilità della nuova procedura è stato dato dal procuratore generale dello stato Mike Hunter. “Quella dell’azoto è la strada migliore da seguire, perché è facile da ottenere, semplice da usare e più indolore di altri metodi“, ha spiegato Hunter. L’Oklahoma è uno degli stati Usa col numero più elevato di detenuti nel braccio della morte. Ma l’ultima esecuzione, anche per la mancanza dei giusti farmaci, è avvenuta nel 2015.

16 marzoMichael Wayne Eggers, 50 anni, è stato messo a morte in Alabama, Usa. L’uomo, condannato nel 2000 per l’omicidio di un suo dipendente strangolato in un luna park, si era in un primo momento appellato alla sentenza, ma dopo una lite con i suoi avvocati nel 2016 aveva ritirato l’appello e chiesto alle autorità di procedere con l’esecuzione, nonostante i suoi legali avessero poi tentato di fermare la procedura affermando che il loro assistito era incapace di intendere e di volere quando li aveva licenziati.

Buone notizie

Benin – Il 21 febbraio, attraverso un decreto emesso dal Consiglio dei ministri diretto dal presidente Patrice Talon, il Benin ha abolito la pena di morte. Nel testo si ricorda come già nel 2012 il Benin avesse assunto un orientamento abolizionista e si richiama la sentenza della Corte costituzionale del 2016 che, a seguito della ratifica del Secondo protocollo aggiuntivo al Patto internazionale sui diritti civili e politici, aveva abrogato una serie di norme del codice penale. Per effetto del decreto presidenziale, le condanne di 14 prigionieri in attesa dell’esecuzione sono state commutate in ergastolo.

Zimbabwe – Il 23 marzo il nuovo presidente dello Zimbabwe Emerson Mnangagwa ha disposto la commutazione all’ergastolo delle condanne a morte inflitte prima del 2008. Il numero non è ancora chiaro, ma di sicuro di tratta di decine di casi. Nei bracci della morte si trovano 98 uomini e una donna. L’ultima esecuzione risale al 2005.

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