Costa d’Avorio - Amnesty International Italia

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REPUBBLICA DELLA COSTA D’AVORIO

Capo di stato: Alassane Dramane Ouattara

Capo di governo: Daniel Kablan Duncan

I diritti alla libertà d’espressione, associazione e pacifica riunione sono stati limitati e sono state arrestate decine di oppositori politici. Decine di detenuti erano ancora in attesa di processo in relazione alle violenze del periodo postelettorale del 2010 e 2011; permanevano preoccupazioni per il carattere discrezionale dell’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi in quel periodo. È iniziato davanti all’Icc il processo a carico di Laurent Gbagbo e Charles Blé Goudé. Simone Gbagbo non è stata trasferita all’Icc, nonostante nei suoi confronti pendesse un mandato d’arresto, mentre è iniziato il suo processo davanti a un tribunale nazionale. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UN Environment Programme – Unep) ha avviato una verifica sull’impatto ambientale causato dallo sversamento di rifiuti tossici verificatosi nel 2006. Diciannove persone, tra cui un bambino, sono rimaste uccise in un attentato compiuto da un gruppo armato.

 CONTESTO

I partiti politici d’opposizione hanno protestato contro la proposta di una carta costituzionale, introdotta in seguito a un referendum nazionale tenutosi a ottobre. La nuova costituzione ha abolito il limite d’età per i candidati presidenziali, abrogato un requisito che imponeva che entrambi i genitori di un candidato alla presidenza fossero cittadini ivoriani e creato un senato, i cui membri sarebbero stati per un terzo nominati dal presidente. A dicembre, la coalizione del partito di governo ha vinto le elezioni legislative.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE

Le autorità hanno limitato l’esercizio dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, richiamandosi a disposizioni che criminalizzavano le proteste pacifiche e altre forme di espressione non violenta. Oltre 70 persone, in maggioranza membri dell’opposizione, sono state arrestate e rilasciate dopo qualche ora o alcuni giorni.

A luglio, Prospère Djandou, Jean Léopold Messihi e Ange Patrick Djoman Gbata sono stati arrestati mentre raccoglievano firme a sostegno del rilascio dell’ex presidente Laurent Gbagbo e formalmente accusati di reati di ordine pubblico. Sono stati rilasciati dopo due settimane. A ottobre, a seguito di una protesta pacifica contro il referendum di ottobre, almeno 50 membri d’opposizione, tra cui Mamadou Koulibaly, ex presidente dell’assemblea nazionale, sono stati arbitrariamente arrestati ad Abidjan e detenuti per alcune ore. Alcuni sono rimasti trattenuti all’interno di unità mobili della polizia, una prassi conosciuta come “detenzione mobile”, condotti a vari chilometri di distanza e quindi costretti a tornare a casa a piedi. Alcuni sono stati trasportati fino ad Adzopé, una località situata a circa 100 chilometri dal centro di Abidjan.

 IMPUNITÀ

A febbraio, 24 ufficiali militari accusati dell’assassinio nel 2002 del presidente Robert Guéi, della sua famiglia e della guardia del corpo, Fabien Coulibaly, sono stati processati davanti al tribunale militare. Tre degli imputati, tra cui il generale Bruno Dogbo Blé, ex capo della guardia presidenziale, e il comandante Anselme Séka Yapo, sono stati condannati all’ergastolo. Dieci imputati sono stati condannati a 10 anni di carcere ciascuno e gli altri sono stati assolti.

Almeno 146 sostenitori dell’ex presidente Gbagbo, arrestati tra il 2011 e il 2015, erano ancora in attesa di processo in relazione a reati che sarebbero stati commessi durante le violenze del periodo postelettorale nel 2010. All’incirca 87 di loro erano in detenzione dal 2011 o 2012.

Nonostante il presidente Ouattara si fosse impegnato ad assicurare l’uguaglianza di fronte alla legge durante la sua presidenza, soltanto coloro che erano sospettati di essere sostenitori di Laurent Gbagbo sono stati processati per le gravi violazioni dei diritti umani compiute durante e dopo le elezioni del 2010. Al contrario, le truppe fedeli al presidente Ouattara, che si erano rese responsabili di gravi violazioni, compresa l’uccisione di oltre 800 persone a Duékoué, ad aprile 2011, e di altre 13 persone all’interno di un campo per sfollati interni a Nahibly, a luglio 2012, non sono state processate. Alcuni dei soldati erano stati identificati dalle famiglie delle vittime; sebbene le uccisioni siano state oggetto d’indagine, a fine anno nessuno era stato perseguito.

 GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

A gennaio è iniziato davanti all’Icc il processo a carico dell’ex presidente Laurent Gbagbo e Charles Blé Goudé; a fine anno le udienze erano ancora in corso. A febbraio, il presidente Ouattara ha annunciato che nessun altro cittadino ivoriano sarebbe stato trasferito all’Icc per essere processato, dal momento che il sistema giudiziario nazionale era operativo. A maggio, un tribunale nazionale ha iniziato il processo per crimini contro l’umanità contro Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente, nonostante nei suoi confronti pendesse da tempo un mandato d’arresto emesso dall’Icc. Precedentemente, a maggio 2015, l’Icc aveva rigettato un ricorso presentato dalla Costa d’Avorio contro l’ammissibilità del caso contro Simone Gbagbo davanti all’Icc.

 SISTEMA GIUDIZIARIO

David Samba, esponente d’opposizione e presidente dell’Ngo Coalizione degli indignati della Costa d’Avorio, è stato formalmente accusato di minacce alla sicurezza nazionale, mentre stava già scontando una condanna a sei mesi di reclusione per disturbo dell’ordine pubblico. A fine anno era ancora in detenzione, in attesa del processo per ulteriori capi d’imputazione.

 CONDIZIONI CARCERARIE

Le condizioni di vita dei prigionieri del principale penitenziario di Abidjan, la Casa circondariale d’arresto e detenzione, continuavano a essere deplorevoli. A marzo, le autorità carcerarie hanno affermato che la prigione, che avrebbe dovuto ospitare al massimo 1.500 reclusi, in realtà ne conteneva 3.694. I prigionieri hanno riferito di essere stati costretti a pagare tangenti anche di 20.000 franchi Cfa (circa 32 dollari Usa) ai reclusi che controllavano la sicurezza interna, per evitare di essere sistemati all’interno di celle sporche, dove il pavimento era coperto d’urina e acqua. Le famiglie dei prigionieri avevano dovuto pagare tangenti per poter visitare i loro parenti. I detenuti responsabili della sicurezza interna impartivano inoltre punizioni corporali agli altri reclusi, una pratica che nel corso del 2015 avevano portato ad almeno tre decessi. Le autorità non hanno adottato misure per proteggere i prigionieri da questi e da altri abusi. L’assistenza medica all’interno degli istituti di pena continuava a essere inadeguata.

Una guardia carceraria e nove prigionieri sono stati uccisi a febbraio in un episodio di fuoco incrociato, durante una rivolta dei reclusi.

RESPONSABILITÀ DELLE IMPRESE

A luglio, l’Unep ha avviato una verifica sull’impatto ambientale causato dallo sversamento di oltre 540.000 litri di rifiuti tossici, verificatosi ad Abidjan nel 2006. Si trattava di scarti industriali prodotti dalla multinazionale petrolifera Trafigura. I risultati dello studio erano attesi per gli inizi del 2017. Le autorità hanno riferito che i decessi erano stati 15, mentre erano state oltre 100.000 le persone ricorse a cure mediche dopo lo sversamento, anche per problematiche gravi come l’insufficienza respiratoria. Le autorità non avevano ancora fatto una valutazione dei rischi a lungo termine derivanti dall’esposizione degli individui agli agenti chimici sversati e non avevano monitorato la salute della popolazione. Molte delle vittime non avevano ricevuto alcun risarcimento economico e proseguivano le richieste di risarcimento contro la compagnia.

 VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

A marzo, uomini armati hanno attaccato tre hotel situati sul litorale di Grand Bassam, uccidendo 19 persone, tra cui un bambino. L’attentato è stato rivendicato da al-Mourabitoune, un gruppo armato con base nel nord del Mali e affiliato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico (al-Qaida in the Islamic Maghreb – Aqim). In relazione all’attentato sono state arrestate più di 80 persone e ad agosto due ufficiali militari sono stati condannati a 10 anni di carcere ciascuno, dopo essere stai giudicati colpevoli di disobbedienza e associazione a delinquere.

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