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REPUBBLICA DEL MALI

Capo di stato: Ibrahim Boubacar Keïta

Capo di governo: Modibo Keïta

L’anno è stato segnato dall’intensificarsi del conflitto armato interno e da un clima di crescente instabilità. I gruppi armati hanno compiuto abusi, uccidendo anche peacekeeper. Membri delle forze di sicurezza e del contingente di peacekeeping delle Nazioni Unite hanno fatto ricorso a un uso eccessivo e letale della forza, anche nei confronti di manifestanti.

CONTESTO

L’instabilità del nord si è propagata nelle zone centrali del paese, dove sono aumentati i gruppi armati che hanno compiuto attentati. A luglio, per citare un esempio, gruppi armati hanno ucciso 17 soldati e ne hanno feriti 35 nel corso di un attacco compiuto contro una base dell’esercito nel centro del Mali. I gruppi armati hanno mantenuto il controllo della città settentrionale di Kidal. La proliferazione dei gruppi armati ha ostacolato l’implementazione dell’accordo di pace siglato ad Algeri nel 2015. A luglio, in seguito a una serie di attentati, compiuti sia nel nord sia nella capitale Bamako, lo stato d’emergenza è stato prorogato fino a marzo 2017.

A giugno, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato fino a giugno 2017 il mandato della Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali – Minusma). Oltre 10.000 peacekeeper erano presenti nel paese.

Oltre 135.000 rifugiati maliani continuavano a vivere nei paesi vicini a causa del conflitto.

VIOLAZIONI DA PARTE DI GRUPPI ARMATI

C’è stata un’impennata di attentati contro la Minusma, che durante l’anno ha subìto almeno 62 attacchi in cui sono morti 25 peacekeeper e sei civili che lavoravano per conto delle Nazioni Unite. Le mine terrestri impiegate dai gruppi armati hanno ucciso e mutilato civili, peacekeeper e membri delle forze di sicurezza.

A gennaio, Beatrice Stockly, una missionaria svizzera, è stata rapita a Timbuctu da al-Qaeda nel Maghreb islamico (Al-Qa’ida au Maghreb islamique – Aqim). In precedenza, nel 2012, lo stesso gruppo l’aveva catturata e tenuta prigioniera per nove giorni. A dicembre, Sophie Petronin, una donna di nazionalità francese che lavorava per un’organizzazione umanitaria, è stata rapita da Aqim, a Gao.

A metà maggio, il gruppo armato Ansar Eddine ha ucciso cinque peacekeeper ciadiani e ne ha feriti altri tre in un’imboscata a circa 15 chilometri a nord di Aguelhok, nella regione orientale di Kidal. Successivamente, lo stesso mese, un peacekeeper cinese è rimasto ucciso e altri sono stati feriti in un attentato rivendicato da Aqim a un campo della Minusma, nella città nordorientale di Gao.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Membri delle forze di sicurezza e peacekeeper delle Nazioni Unite hanno fatto ricorso a un uso eccessivo della forza e sono stati accusati di aver commesso esecuzioni extragiudiziali. Il comando delle Nazioni Unite ha riportato complessivamente 24 casi tra uccisioni, esecuzioni sommarie e sparizioni forzate, compiute sia a marzo che a maggio. In particolare, a maggio ha denunciato che, delle 103 persone arrestate sia dalle forze internazionali sia dall’esercito del Mali nel 2016 per accuse di terrorismo, tre erano state vittime di esecuzione sommaria e 12 erano state torturate da soldati del Mali. Ad aprile, due manifestanti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco e altri quattro sono rimasti feriti all’aeroporto di Kidal durante una protesta contro gli arresti effettuati dalle truppe internazionali. La Minusma ha avviato un’inchiesta. A luglio, le forze armate del Mali hanno sparato proiettili veri durante una marcia organizzata a Gao dal Movimento di resistenza civile, uccidendo Mahamane Housseini, Seydou Douka Maiga e Abdoulaye Idrissa e ferendo almeno altre 40 persone.

IMPUNITÀ

Nonostante qualche progresso, le misure adottate per assicurare verità, giustizia e riparazione per le vittime del conflitto si sono dimostrate limitate. L’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sul Mali ha evidenziato l’assenza di avanzamenti concreti, in particolare in relazione all’accesso alla giustizia per le donne che erano state vittime di violenza. L’Esperto ha citato tra i principali ostacoli il clima d’insicurezza e la mancanza di supporto logistico per i magistrati.

A maggio, 12 persone accusate di reati in materia di terrorismo sono state condannate a pene detentive. Alcune di loro erano state rilasciate in base all’accordo di pace.

A novembre è iniziato il processo al generale Haya Amadou Sanogo, per accuse legate a un caso risalente al 2012, riguardante il rapimento e l’omicidio di soldati accusati di aver sostenuto il deposto presidente Amadou Toumani Touré[1].

La commissione verità, giustizia e riconciliazione, istituita nel 2014 con l’incarico d’indagare sulle gravi violazioni dei diritti umani compiute tra il 1960 e il 2013, a fine anno non era ancora operativa.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

A settembre, l’Icc ha condannato Ahmad Al Faqi Al Mahdi a nove anni di carcere per aver pianificato attentati contro edifici religiosi e monumenti storici. Membro di Ansar Eddine, era stato incriminato per il ruolo svolto nella distruzione di nove complessi monumentali e una moschea nella città settentrionale di Timbuctu, nel 2012, accusa per la quale si era dichiarato colpevole.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Ad agosto, Mohamed Youssouf Bathily (conosciuto come Rath Bath), giornalista e collaboratore dell’emittente radiofonica Maliba Fm, è stato arrestato e incriminato per “attentato alla morale pubblica” e “tentativi di demotivare l’esercito”, per aver invocato le dimissioni del capo di stato maggiore e criticato l’esercito. È stato rilasciato due giorni dopo in libertà vigilata e il suo programma è stato messo al bando.

DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

Secondo le Nazioni Unite, nelle regioni di Gao, Kidal, Ségou e Timbuctu, a causa dell’insicurezza erano state chiuse 296 scuole su 2.380, senza tuttavia prevedere un’alternativa. Il Comitato Cedaw ha evidenziato la scarsa qualità dell’istruzione, dovuta all’alto rapporto tra insegnanti e alunni, alla mancanza di libri di testo e di insegnanti qualificati. Inoltre, ha rilevato disparità nelle percentuali d’iscritti tra le aree urbane e quelle rurali. Sette gruppi armati continuavano a occupare istituti scolastici.

DIRITTO A UN ADEGUATO STANDARD DI VITA

Oltre 33.000 maliani sono rimasti sfollati internamente al paese a causa del conflitto e circa tre milioni di persone vivevano in condizioni d’insicurezza alimentare, comprese almeno 423.000 in situazioni di estrema gravità. I dirottamenti compiuti dai gruppi armati nelle regioni di Gao e Ménaka hanno ostacolato l’accesso agli aiuti umanitari, inclusa l’assistenza medica. A giugno, è stato saccheggiato un magazzino di Kidal, in cui erano stoccate derrate alimentari sufficienti per almeno 10.000 persone.

DIRITTI DELLE DONNE

A luglio, il Comitato Cedaw ha espresso preoccupazione per la scarsa presenza delle donne all’interno della commissione verità, giustizia e riconciliazione e a livello decisionale, in seguito all’accordo di pace, oltre che per la percentuale estremamente bassa di completamento della scuola secondaria tra le ragazze, dovuta a fattori come i matrimoni di minorenni, le gravidanze precoci, i costi scolastici indiretti, il lavoro minorile e il fatto che le famiglie preferivano mandare a scuola i figli maschi. Il Comitato ha esortato il Mali a riformare la propria legislazione al fine di eliminare la discriminazione contro le donne e a varare un disegno di legge per vietare le mutilazioni genitali femminili.

[1] Mali: Trial of former junta leader must bring justice for abductions, torture and murder (news, 28 novembre).

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