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REPUBBLICA DEL MOZAMBICO

Capo di stato e di governo: Filipe Jacinto Nyussi

Sia le forze di sicurezza governative sia i membri e sostenitori dell’opposizione hanno commesso impunemente violazioni dei diritti umani, tra cui uccisioni, tortura e altri maltrattamenti. Migliaia di mozambicani hanno cercato rifugio in Malawi e nello Zimbabwe. Persone che avevano espresso il loro dissenso o criticato le violazioni dei diritti umani, l’instabilità politica e militare o l’occultamento dei debiti dello stato sono state vittime di attacchi e intimidazioni.

CONTESTO

Sono proseguiti nella regione centrale del paese i violenti scontri tra il partito di governo, Fronte di liberazione del Mozambico (Frente da libertacão de Moçambique – Frelimo), e il principale partito d’opposizione, Resistenza nazionale mozambicana (Resistência nacional moçambicana – Renamo).

Il 5 marzo, il presidente Nyusi ha invitato Afonso Dhlakama, leader della Renamo, ad aderire ai colloqui al fine di “restaurare la pace nel paese”. Sono quindi iniziati i negoziati tra le delegazioni del Frelimo e della Renamo. Il 10 giugno, i due gruppi hanno concordato la partecipazione di mediatori internazionali con l’obiettivo di favorire i colloqui che vertevano su quattro punti: la Renamo al governo delle sei province su cui rivendicava la vittoria nelle elezioni del 2014; la cessazione delle ostilità; la formazione di un un unico esercito, corpo di polizia e servizio d’intelligence; il disarmo del braccio armato della Renamo e il reintegro dei suoi combattenti nella vita civile.

Ad agosto, i mediatori hanno presentato una proposta d’accordo. Tuttavia, le parti non hanno raggiunto un’intesa in merito alla condizione secondo cui il governo avrebbe dovuto ritirare le proprie forze armate dalla regione di Gorongosa, roccaforte di Afonso Dhlakama; l’accordo non è stato pertanto sottoscritto. A fine anno i colloqui erano ancora in corso.

Ad aprile, è emersa l’esistenza di un prestito nascosto pari a oltre un miliardo di dollari Usa per spese legate alla sicurezza e alla difesa. La scoperta ha spinto il Fondo monetario internazionale e altri donatori internazionali a sospendere gli aiuti finanziari al Mozambico, in attesa di una verifica internazionale indipendente. Ad agosto, è stata quindi istituita una commissione parlamentare d’inchiesta con l’incarico di approfondire la questione, la quale però, essendo formata da una maggioranza di membri del Frelimo, è stata boicottata dalla Renamo. Il 9 dicembre sono stati discussi in una sessione a porte chiuse in parlamento i risultati della commissione. A fine anno il rapporto non era stato ancora reso pubblico.

La situazione dei diritti umani del Mozambico è stata analizzata secondo l’Upr delle Nazioni Unite a giugno; il Mozambico ha accettato 180 raccomandazioni e ne ha respinte 30. Tra quelle rifiutate, c’erano la ratifica della Convenzione internazionale contro la sparizione forzata e dello Statuto di Roma dell’Icc e altre ancora riguardanti la libertà d’espressione e l’accertamento delle responsabilità[1].

MANCATO ACCERTAMENTO DELLE RESPONSABILITÀ

Membri delle forze armate, autorità di polizia e agenti dei servizi segreti avrebbero commesso violazioni dei diritti umani contro varie persone, che sospettavano di appartenenza o affiliazione alla Renamo. Tali violazioni comprendevano esecuzioni extragiudiziali, tortura e altro maltrattamento, detenzioni arbitrarie e distruzione di proprietà. È persistito un clima d’impunità per questi crimini di diritto internazionale e violazioni dei diritti umani.

Il 10 maggio, Benedito Sabão, un agricoltore di sussistenza della città di Catandica, nella provincia di Manica, è stato arbitrariamente arrestato e maltrattato da sospetti agenti dei servizi segreti, i quali gli hanno anche sparato, ritenendolo un affiliato della Renamo. È sopravvissuto all’aggressione ma ha continuato a ricevere minacce[2]. A fine anno, i sospettati di responsabilità penale per l’aggressione non erano stati identificati, riuscendo pertanto a eludere la giustizia.

A giugno, un gruppo di agricoltori di sussistenza mozambicani ospitati in un campo per rifugiati in Malawi ha affermato che il loro villaggio nella provincia di Tete, in Mozambico, era stato invaso da circa 60 civili armati di pistole e machete, arrivati a bordo di quattro veicoli. Il villaggio, che era stato etichettato come roccaforte della Renamo, è stato completamente bruciato dagli aggressori, che hanno anche lanciato torce incendiarie sui raccolti, unico mezzo di sussistenza per i contadini. I rifugiati ritenevano che gli uomini fossero membri delle forze armate.

Secondo le notizie, membri e sostenitori della Renamo avrebbero saccheggiato strutture sanitarie e condotto attacchi su strade ad alta percorrenza e stazioni di polizia, causando vittime tra la popolazione civile e compiendo aggressioni contro la polizia e le forze armate. Il governo non ha provveduto a indagare e perseguire i crimini commessi contro la popolazione civile compiuti da membri e affiliati della Renamo.

A maggio, gli organi d’informazione locali e internazionali e organizzazioni della società civile hanno denunciato la scoperta di corpi non identificati e di una fossa comune, in prossimità della regione di Gorongosa. Nonostante a giugno fosse stata avviata un’indagine, a fine anno non erano stati ancora identificati né i corpi né i sospetti responsabili.

L’8 ottobre, Jeremias Pondeca, esponente di spicco della Renamo e componente della delegazione di mediatori per porre fine al conflitto tra la Renamo e il governo, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella capitale Maputo da uomini non identificati, ritenuti essere componenti di uno squadrone della morte formato da agenti di sicurezza. A fine anno, i sospettati di responsabilità penale per l’attacco non erano stati ancora individuati.

 

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, durante l’anno quasi 10.000 mozambicani avevano cercato rifugio in Malawi e nello Zimbabwe. Questi non erano riconosciuti dalle autorità mozambicane come rifugiati, bensì come migranti per motivi economici.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Per tutto l’anno si sono susseguiti episodi d’intimidazione e aggressione nei confronti di persone che avevano espresso opinioni dissenzienti o critiche nei confronti delle autorità, compresi giornalisti e difensori dei diritti umani.

Il 23 maggio, il commentatore politico e docente universitario José Jaime Macuane è stato rapito davanti alla sua abitazione a Maputo da uomini non identificati ritenuti essere componenti di uno squadrone della morte formato da agenti di sicurezza. Questi gli hanno sparato alle gambe e lo hanno scaricato lungo la strada nel distretto di Marracuene, circa 30 chilometri a nord di Maputo. I rapitori gli hanno detto di aver ricevuto l’ordine di gambizzarlo. José Jaime Macuane si era occupato apertamente di tematiche riguardanti l’amministrazione politica, gli scontri in corso tra Frelimo e Renamo, l’occultamento dei debiti dello stato e le violazioni del diritto alla libertà d’espressione. A fine anno, i responsabili del suo rapimento e ferimento non erano stati identificati.

LIBERTÀ DI RIUNIONE

Dopo la scoperta ad aprile dei debiti occultati, la popolazione è stata invitata ad aderire a una manifestazione, tramite l’invio anonimo di sms e appelli postati sui social network. Il 25 aprile, la polizia ha annunciato che qualsiasi manifestazione non autorizzata sarebbe stata repressa. Il 28 e 29 aprile, la polizia ha rinforzato la propria presenza nelle strade di Maputo, dove non c’è stata alcuna manifestazione.

A maggio, formazioni politiche non rappresentate in parlamento e organizzazioni della società civile hanno invitato i cittadini ad aderire a una manifestazione pacifica per protestare contro l’occultamento dei debiti dello stato e l’instabilità politica e militare. Tuttavia, il consiglio comunale di Maputo si è rifiutato di rilasciare l’autorizzazione per lo svolgimento della protesta.

Il 20 maggio, a Maputo, João Massango, esponente di spicco del partito ecologista e uno degli organizzatori della protesta, è stato vittima di un tentativo di rapimento e percosso da uomini armati non identificati, ritenuti essere componenti di uno squadrone della morte formato da agenti di sicurezza. A fine anno, i responsabili dell’aggressione non erano stati ancora identificati.

[1]  Mozambique: Amnesty International welcomes commitment to investigate extrajudicial executions, torture and other ill-treatment (AFR 41/4449/2016).

[2] Mozambique: Accused of being opposition member, shot at: Benedito Sabão (AFR 41/4099/2016).

 

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