Costa d'Avorio: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica della Costa d’Avorio

Capo di stato: Alassane Dramane Ouattara

Capo di governo: Amadou Gon Coulibaly (subentrato a Daniel Kablan Duncan a gennaio)

Circa 200 detenuti, fedeli all’ex presidente Laurent Gbagbo, erano ancora in attesa di processo in relazione alle violenze del periodo postelettorale del 2010 e 2011. Non ci sono state indagini sulle uccisioni compiute nel contesto degli ammutinamenti e degli scontri tra soldati smobilitati e le forze di sicurezza. I diritti alla libertà d’espressione, associazione e pacifica riunione sono stati limitati; alcune proteste sono state vietate. Simone Gbagbo, moglie dell’ex presidente Gbagbo, è stata prosciolta dalle accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. L’Icc ha processato Laurent Gbagbo e Charles Blé Goudé.

Contesto

L’Operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (UN Operation in Côte d’Ivoire – Unoci) ha terminato la sua missione a giugno, 13 anni dopo essere stata istituita dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’Esperto indipendente delle Nazioni Unite, pur apprezzando i graduali progressi ottenuti dalla Costa d’Avorio verso la riconciliazione nazionale e la stabilità, ha tuttavia sottolineato come questa rimaneva fragile a causa dei disordini verificatesi a gennaio.

Il governo ha aperto un’inchiesta, con il supporto degli investigatori delle Nazioni Unite, sulla scoperta di un arsenale di armi nascosto in una casa, il cui proprietario era uno stretto collaboratore del presidente dell’assemblea nazionale.

A luglio, gruppi armati hanno lanciato una serie di attacchi. Tre soldati sono stati uccisi in un assalto compiuto da uomini armati contro una una base militare a Korhogo, nel nord del paese.

Libertà d’espressione nella Repubblica della Costa d’Avorio

È stata adottata una legislazione, le cui disposizioni prevedevano una serie di limitazioni al diritto alla libertà d’espressione, comprese alcune relative ai reati di diffamazione, di offesa al presidente e di diffusione di notizie false.
A febbraio, sei giornalisti sono stati sottoposti a fermo nella città di Abidjan, con l’accusa di aver divulgato notizie false riguardanti gli ammutinati dell’esercito. Pur non essendo stati formalmente incriminati, sono stati ripetutamente convocati dalle autorità per essere interrogati.

Ad agosto, due giornalisti de Le Quotidien sono stati arrestati per aver scritto un articolo sulle finanze del presidente dell’assemblea nazionale.

Libertà d’associazione e riunione Repubblica della Costa d’Avorio

A febbraio, la polizia ha usato gas lacrimogeni e proiettili di gomma per reprimere una protesta pacifica dei coltivatori di cacao e dei membri del sindacato nazionale degli agricoltori.

A luglio, soldati smobilitati hanno protestato pacificamente nella città di Bouaké per chiedere al governo di rispettare le promesse fatte dopo le proteste di maggio (vedi sotto). Amadou Ouattara, Mégbè Diomandé e Lassina Doumbia, membri della cosiddetta “Cellula 39” (un’organizzazione di soldati smobilitati), sono stati arrestati e incriminati per disturbo della quiete pubblica e organizzazione di una protesta non autorizzata. Almeno 40 studenti sono stati arrestati a settembre, dopo che la Federazione degli studenti e alunni della Costa d’Avorio (Fédération estudiantine et scolaire de Côte d’Ivoire – Fesci) aveva organizzato alcune proteste in varie parti del paese, contro la violenza della polizia e l’aumento delle tasse universitarie. Una studentessa ha affermato di essere stata arrestata dai poliziotti assieme alle sue compagne nella sua stanza e picchiata. Alcuni degli arrestati avevano lanciato pietre contro gli agenti ma altri avevano manifestato in maniera pacifica. Sono stati tutti incriminati per disturbo della quiete pubblica e rilasciati in libertà provvisoria dopo 20 giorni.

Impunità nella Repubblica della Costa d’Avorio

Persone sospettate di aver sostenuto l’ex presidente Gbagbo sono state processate per le violazioni dei diritti umani compiute durante e dopo le elezioni del 2010. Di contro, nessuno dei sostenitori del presidente in carica Ouattara è stato arrestato o processato per violazioni dei diritti umani.

A maggio, la corte d’assise di Abidjan ha prosciolto Simone Gbagbo dalle accuse di crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Durante il processo, alle vittime delle violazioni dei diritti umani era stato negato il legittimo diritto di presenziare alle udienze. Il nuovo collegio di legali, nominato dal capo dell’avvocatura dopo che i difensori di Simone Gbagbo avevano rinunciato alla causa nel 2016, si è fatto avanti a marzo, affermando che la corte era stata costituita in maniera irregolare, in quanto uno dei giudici era stato nominato dopo l’inizio del processo.

Circa 200 sostenitori di Laurent Gbagbo, in arresto dal 2011 per i crimini che secondo l’accusa erano stati commessi durante la violenza postelettorale, erano ancora detenuti in attesa del processo a loro carico. Due di loro, Assi Jean Kouatchi e Todé Bonfils, sono morti in custodia nel 2017.

Alcuni detenuti sono stati rimessi in libertà provvisoria ed erano in attesa di processo. Tra questi c’era Antoinette Meho, dell’organizzazione della società civile Solidarietà wé (Solidarité Wé), rilasciata a maggio. Era stata accusata di aver minacciato la sicurezza dello stato. A dicembre, Hubert Oulaye, un ex ministro che era stato rilasciato in libertà provvisoria a giugno, e Maurice Djire sono stati condannati a 20 anni di carcere per l’omicidio e complicità nell’omicidio di soldati delle Nazioni Unite nel 2012. Nonostante le richieste degli avvocati della difesa, durante il processo la corte non ha messo a disposizione le deposizioni di due testimoni dell’accusa.

A luglio, Adou Assoa, un altro ex ministro, è stato condannato a quattro anni di carcere per disturbo della quiete pubblica ma scagionato dall’accusa di aver minacciato la sicurezza dello stato.

David Samba, attivista dell’opposizione e presidente dell’Ngo Coalizione degli indignati della Costa d’Avorio (Coalition des indignés de Côte d’Ivoire) aveva scontato una condanna, risalente a marzo 2016, a sei mesi di carcere per disturbo della quiete pubblica. Prima del termine della condanna, era stato nuovamente incriminato per minacce alla sicurezza dello stato, in relazione a un tentativo di rivolta avvenuto a Dabou nel 2015; a fine anno, il processo era ancora pendente.

Ammutinamenti

Almeno 10 persone sono state uccise e decine di altre sono rimaste ferite nel corso delle rivolte e degli scontri tra le forze di sicurezza e i soldati smobilitati. Tra il 12 e il 14 maggio, quattro persone sono state uccise durante una rivolta iniziata a Bouaké e diffusasi in altre città. Questa era capeggiata da soldati che erano stati integrati nell’esercito nel 2011 e che chiedevano il pagamento delle indennità di servizio. Il 13 maggio, un gruppo di rivoltosi ha raggiunto l’ufficio della “Cellula 39” e aperto il fuoco contro i suoi componenti, in rappresaglia per la condanna dell’ammutinamento da parte della cellula. Issoufou Diawara è morto dopo essere stato colpito alla schiena dagli spari e molti altri sono rimasti feriti. Le violenze sono terminate quando il governo ha deciso di accogliere le richieste di pagamento avanzate dagli ammutinati.

Il 22 maggio, quattro soldati smobilitati sono stati uccisi nel corso di scontri con la polizia mentre protestavano per chiedere un accordo simile a quello ottenuto dagli ammutinati. Prima che i poliziotti aprissero il fuoco contro di loro, avevano affermato di essere disarmati. I soldati smobilitati erano stati in precedenza membri di gruppi armati che avevano combattuto a fianco del presidente Ouattara durante le violenze verificatesi nel contesto delle elezioni nel 2010-2011.

A fine anno non c’erano ancora notizie dell’apertura di un fascicolo giudiziario nei confronti dei presunti responsabili delle violazioni che erano state commesse, tra i quali c’erano membri delle forze di sicurezza.

Giustizia internazionale nella Repubblica della Costa d’Avorio

È proseguito davanti all’Icc il processo a carico di Laurent Gbagbo e Blé Goudé per crimini contro l’umanità, compresi omicidio e stupro, compiuti nel contesto della violenza postelettorale. A luglio, la camera d’appello dell’Icc ha ordinato alla camera processuale di riesaminare la sua sentenza per negare a Laurent Gbagbo la libertà provvisoria.

Responsabilità sociale delle imprese nella Repubblica della Costa d’Avorio

Il Programma delle Nazioni Unite sull’ambiente (UN Environment Programme – Unep) ha rinviato fino al 2018 la pubblicazione della sua valutazione sull’inquinamento a lungo termine di 18 siti ad Abidjan, dove nel 2006 era avvenuto lo sversamento di 540.000 litri di rifiuti tossici, causato dalla multinazionale Trafigura. Le autorità non avevano ancora fatto una valutazione dei rischi a lungo termine derivanti dall’esposizione degli individui agli agenti chimici sversati e non avevano monitorato la salute della popolazione. Sono continuate le richieste di risarcimento alla compagnia ma molti non avevano ottenuto alcun pagamento.

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