Guinea - Amnesty International Italia

Repubblica di Guinea

Capo di stato: Alpha Condé

Capo di governo: Mamady Youla

Le forze di sicurezza hanno continuato a ricorrere all’uso eccessivo della forza contro i manifestanti. Giornalisti, difensori dei diritti umani e altri che avevano espresso il loro dissenso sono stati arbitrariamente arrestati. Non è stato garantito il diritto a un alloggio adeguato.

Contesto

Il rinvio delle elezioni locali a febbraio 2018, insieme all’ipotesi di una possibile candidatura del presidente Condé per un terzo mandato, ha determinato un clima di alta tensione sociale e politica.

Libertà di riunione nella Repubblica di Guinea

Almeno 18 persone sono state uccise e altre decine sono rimaste ferite nel contesto di eventi di protesta. A febbraio, sette persone hanno perso la vita nella capitale Conakry, durante le proteste legate a uno sciopero per la decisione delle autorità di rivedere i termini contrattuali del personale docente e per la chiusura di alcuni istituti scolastici.

Le forze di sicurezza hanno disperso i manifestanti utilizzando gas lacrimogeni, manganelli e munizioni vere. Il 20 febbraio, la polizia ha arrestato sette difensori dei diritti umani del movimento Voce del popolo, che avevano organizzato un sit-in di protesta a Conakry, per chiedere la riapertura delle scuole. Sono stati incriminati per “disturbo della quiete pubblica”, accusa in seguito riformulata in “partecipazione a un raduno illegale”, e rilasciati la sera stessa. Uno dei sette, Hassan Sylla, giornalista dell’emittente televisiva National Tv, tre giorni dopo essere stato rilasciato è stato sospeso dal lavoro per sei mesi per grave negligenza, senza ulteriori spiegazioni.

Le forze di sicurezza hanno sparato munizioni vere durante le violente proteste contro la povertà nella regione di Boké, ad aprile, maggio e settembre. Almeno quattro persone sono morte per ferite d’arma da fuoco.

Il 22 agosto, l’ex soldato e sindacalista Jean Dougou Guilavogui è stato arrestato dai gendarmi a Matoto, un quartiere di Conakry, e condotto in un centro di detenzione della gendarmeria. È stato incriminato per “partecipazione a un raduno illegale” e trattenuto in detenzione senza processo nel penitenziario principale della capitale, la Maison centrale, fino al suo rilascio su cauzione, il 21 dicembre.

Libertà d’espressione nella Repubblica di Guinea

Giornalisti, difensori dei diritti umani e altri che avevano espresso il loro dissenso sono stati sottoposti a percosse e a detenzione arbitraria. Almeno 20 persone sono state arrestate unicamente per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione e altre 20 hanno subìto violenze da parte della polizia.

A febbraio, agenti della sicurezza hanno arrestato la corrispondente di Radio Lynx Fm Mariam Kouyaté, mentre svolgeva un’inchiesta sui servizi sanitari erogati all’ospedale Ignace Deen di Conakry. La giornalista è stata interrogata presso un commissariato di polizia, dopo che si era rifiutata di consegnare il suo tesserino professionale e l’attrezzatura di registrazione; è stata rilasciata il giorno stesso senza accusa. A maggio, il giornalista di Gangan Tv Aboubacar Camara è stato percosso dai gendarmi mentre riprendeva con la sua telecamera una disputa sulla terra, in un quartiere periferico di Conakry, in quanto riteneva che le forze di sicurezza stessero facendo un uso eccessivo della forza. È stato spinto con la forza dagli agenti dentro la loro auto, portato in gendarmeria e rilasciato il giorno stesso, dopo che gli erano state sequestrate le riprese filmate.

A giugno, l’alta autorità per le comunicazioni ha sospeso per un mese il conduttore radiofonico di Espace Fm Mohamed Mara, con la motivazione che aveva usato un linguaggio “oltraggioso” durante un dibattito radiofonico sulla poligamia. A novembre, l’autorità ha ordinato la sospensione per una settimana delle frequenze dell’emittente, dopo che in una trasmissione si era discusso del sottofinanziamento dell’esercito, un argomento che le autorità sostenevano potesse nuocere alla sicurezza nazionale e al morale tra i membri delle forze armate.

A luglio, la National Television ha sospeso Alia Camara, uno dei propri giornalisti, per aver criticato la bassa percentuale di promossi agli esami di maturità.

Il 27 giugno, i gendarmi hanno arrestato il giornalista di guinéematin.com Amadou Sadio Diallo, di Lélouma, per “disturbo dell’ordine pubblico”, dopo che aveva pubblicato quelle che le autorità avevano definito “notizie false”, in merito a un possibile focolaio di colera. Il giornalista è stato rilasciato il giorno dopo.

Il 30 ottobre, quattro giornalisti di Gangan Tv sono stati arrestati dai gendarmi a Matam, un quartiere di Conakry, e incriminati per pubblicazione di notizie false e oltraggio al capo dello stato, per aver divulgato dicerie riguardanti la morte del presidente Condé. Tre di loro sono stati rilasciati nell’arco di poche ore e il quarto il giorno successivo. Almeno 18 giornalisti che si erano radunati in segno di solidarietà con i colleghi sottoposti a fermo presso la gendarmeria di Matam sono stati percossi dalle forze di sicurezza che hanno anche distrutto la loro attrezzature.

Sviluppi legislativi nella Repubblica di Guinea

A giugno, l’assemblea nazionale ha adottato un nuovo codice di giustizia militare che, se promulgato, abolirebbe di fatto la pena di morte. Il codice conteneva inoltre alcune disposizioni che avrebbero potuto indebolire i diritti a un processo equo e a ottenere giustizia, permettendo tra l’altro ai tribunali militari di giudicare civili.

Impunità nella Repubblica di Guinea

A febbraio, un capitano della brigata anticrimine di Kipé, un quartiere di Conakry, è stato arrestato e formalmente accusato di aver torturato un uomo in custodia di polizia a marzo 2016. Almeno altri 10 gendarmi e poliziotti sono stati sospesi in relazione all’episodio, ma nessuno di loro è stato portato davanti alla giustizia.

Sono stati compiuti progressi nei processi riguardanti l’uccisione di oltre 150 manifestanti pacifici e lo stupro di almeno un centinaio di donne all’interno dello stadio di Conakry nel 2009. A marzo, Aboubacar Sidiki Diakité è stato estradato in Guinea dal Senegal, dopo un periodo di latitanza durato diversi anni, per rispondere di una serie d’imputazioni in relazione ai fatti accaduti nello stadio. Questi era considerato il braccio destro di Moussa Dadis Camara (leader della giunta militare nel 2009). Diverse persone incriminate in relazione alle uccisioni e agli stupri hanno mantenuto posizioni influenti, compresi Mathurin Bangoura, Moussa Tiégboro Camara e Claude Pivi, tutti ufficiali di alto rango all’epoca della giunta militare. A novembre, i giudici inquirenti hanno annunciato che le indagini investigative erano state completate; tuttavia a fine anno nessuno dei sospetti responsabili era stato rinviato a giudizio.

A settembre, un gruppo di vittime ha sporto denuncia contro Sékouba Konaté, che nel 2009 ricopriva la carica di ministro della Difesa e tra il 2009 e 2010 quella di presidente ad interim*.

Non ci sono stati progressi nei procedimenti giudiziari a carico di membri delle forze di sicurezza per le violazioni dei diritti umani compiute durante le manifestazioni che si erano svolte a Conakry tra il 2011 e il 2017, a Zogota nel 2012 e durante l’occupazione del villaggio di Womey da parte delle forze di sicurezza nel 2014.

Diritti all’alloggio nella Repubblica di Guinea

Ad agosto, almeno 10 persone, compresi due minori, hanno perso la vita in una frana verificatasi nella discarica di rifiuti di Dar-Es-Salam, un quartiere di Conakry. A settembre, il portavoce del governo ha ammesso gravi problemi nel sistema fognario. Il direttore nazionale delle azioni umanitarie presso il ministero dell’Amministrazione territoriale ha affermato che gli abitanti rimasti avrebbero dovuto essere immediatamente sgomberati.

*Guinea: 8 years later, justice for massacre needed (comunicato stampa, 27 settembre).

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