Mali - Amnesty International Italia

Repubblica del Mali

Capo di stato: Ibrahim Boubacar Keïta

Capo di governo: Soumeylou Boubeye Maiga (subentrato ad Abdoulaye Idrissa Maïga a dicembre, a sua volta succeduto a Modibo Keïta ad aprile)

A dicembre, l’assemblea nazionale ha adottato un progetto di legge per la protezione dei difensori dei diritti umani. Il governo ha rinviato la revisione della costituzione dopo che erano scoppiate proteste. È stata posticipata la piena applicazione dell’accordo di pace di Algeri del 2015. Nella regione di Gao, sono iniziate sotto l’egida del meccanismo operazionale di coordinamento, le operazioni condotte congiuntamente dall’esercito del Mali e da alcuni gruppi armati.

Vaglio internazionale

L’esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali e la Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali – Mi­nusma) hanno espresso le loro preoccupazioni per le gravi minacce alla sicurezza nelle regioni settentrionali e centrali del paese, che esponevano i civili a gravi rischi e ostacolavano il loro accesso ai servizi sociali basilari. Durante l’anno, la Minusma ha documentato 252 casi di violazioni dei diritti umani, compresi 21 episodi di esecuzione extragiudiziale e uccisione deliberata e arbitraria, 12 casi di sparizione forzata e altri 31 di tortura e altri maltrattamenti.

Le autorità francesi hanno aperto un’inchiesta sulla morte di un bambino durante l’operazione “Barkhane”, condotta a novembre 2016, in cui erano coinvolte truppe francesi. A fine 2017 non erano stati resi pubblici i risultati dell’indagine. A dicembre, il portavoce dell’esercito francese ha dichiarato che l’inchiesta interna non aveva fatto emergere responsabilità individuali o collettive.

Violazioni da parte di gruppi armati nella Repubblica del Mali

Si sono intensificati durante l’anno gli attacchi nelle regioni centrali di Mopti e Ségou. L’aumento della presenza dei gruppi armati e del reclutamento su base locale ha inasprito le tensioni tra i vari gruppi etnici. A febbraio, 20 persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite, quando assalitori non identificati hanno attaccato membri della comunità fulani. L’aggressione faceva seguito all’uccisione di un noto oppositore delle influenze integraliste nella regione di Ségou.

Tra gennaio e settembre, la Minusma ha registrato almeno 155 attacchi contro le proprie truppe di peacekeeping, le forze di sicurezza maliane e i soldati francesi coinvolti nell’operazione “Barkhane”. Durante tutto l’anno, oltre 30 tra dipendenti e collaboratori vari della Minusma, compresi civili e contractor, sono stati vittime di attentati compiuti da gruppi armati, la maggior parte dei quali è stata rivendicata dal Gruppo di supporto all’Islam e ai musulmani (Groupe de soutien à l’Islam et aux musulmans). Tra le vittime c’erano anche otto bambini.

A giugno, cinque persone sono state uccise e altre 10 sono rimaste ferite durante un assalto compiuto da un gruppo armato contro un hotel, alla periferia della capitale Bamako.

A luglio, uomini armati hanno percosso 10 donne che partecipavano a una festa di matrimonio. Ad agosto, 12 donne che non indossavano il velo sono state fustigate a Mopti.

A fine anno, almeno otto persone rimanevano in ostaggio dei gruppi armati dopo essere state rapite, nell’arco degli ultimi tre anni, in Mali, Burkina Faso e Niger. Tra gli otto c’erano tre donne, Beatrice Stockly, una missionaria svizzera, Gloria Cecilia Agoti Narvaez, una missionaria colombiana, e Sophie Petronin (francese), oltre a Julian Ghergut (rumeno), Jeffery Woundke (statunitense), Ken Eliott (australiano) e i cittadini maliani Mamadou Diawara e Soungalo.

Libertà d’espressione nella Repubblica del Mali

La libertà di parola è stata sotto attacco nel periodo che ha preceduto il referendum sugli emendamenti alla costituzione.

A giugno, almeno otto persone sono rimaste ferite quando i manifestanti che protestavano contro le modifiche costituzionali si sono scontrati con la polizia, intervenuta con gas lacrimogeni e manganelli.

A luglio sono stati segnalati episodi di aggressioni fisiche e minacce nei confronti di oppositori al referendum. Sempre a luglio, il giornalista dell’emittente radiofonica Maliba Fm, Mohamed Youssouf Bathily (conosciuto come Ras Bath), è stato condannato a un anno di reclusione per “istigazione alla disobbedienza militare”, in relazione alle sue critiche contro l’esercito risalenti al 2016. A novembre, è stato assolto dalla corte d’appello di Bamako.

Detenzione nella Repubblica del Mali

I penitenziari del paese sono rimasti sovraffollati e caratterizzati da condizioni di vita deplorevoli. A fine anno, il carcere principale di Bamako, costruito per una capacità massima di 400 detenuti, ne ospitava 1.947. Di questi, 581 stavano scontando una condanna, mentre gli altri 1.366 erano ancora in attesa di essere processati. Ai detenuti arrestati dal 2013 per accuse di terrorismo non era consentito di uscire dalle celle, in cui erano tenuti stipati senza adeguata ventilazione, neppure per fare esercizio fisico.

Sono inoltre proseguite le detenzioni presso una struttura di detenzione non ufficiale, conosciuta come “sicurezza di stato”.

Impunità nella Repubblica del Mali

Gli sforzi per combattere l’impunità hanno vacillato, in quanto alcuni procedimenti giudiziari d’alto profilo, relativi ad abusi compiuti nel nord del Mali durante il periodo dell’occupazione tra il 2012 e il 2013, non hanno fatto progressi significativi. L’accordo di pace del 2015, che raccomandava la creazione di una commissione internazionale d’inchiesta per indagare sui crimini di diritto internazionale, compresi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani, a fine anno non era stato ancora implementato.

Ad agosto, l’ex capo dell’unità di polizia del Movimento per l’unicità e la jihad in Africa Occidentale (Mouvement pour l’unicité et le jihad en Afrique de l’Ouest), Aliou Mahamane Touré, è stato giudicato colpevole di “violazione della sicurezza interna, possesso illegale di armi da guerra, associazione a delinquere e aggressione aggravata” dalla Corte d’assise di Bamako, che lo ha condannato a 10 anni di carcere.

Il processo del generale Amadou Haya Sanogo, in relazione al rapimento e all’omicidio di 21 soldati ad aprile 2012, non era ancora cominciato, dopo che a dicembre 2016 ne era stato deciso il rinvio. L’aggiornamento delle udienze era stato disposto in seguito a una sentenza che aveva dichiarato inammissibili i test del Dna, in quanto non era stata seguita la corretta procedura prevista dalla legge.

Diritto all’istruzione nella Repubblica del Mali

L’Esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali ha espresso preoccupazione per l’alto numero di scuole chiuse a causa della situazione d’insicurezza, nelle aree centrali e settentrionali del paese, che aveva privato almeno 150.000 bambini del loro diritto all’istruzione.

Oltre 500 scuole nelle regioni di Gao, Kidal, Ségou, Mopti e Timbuctu sono rimaste chiuse per l’intero anno. In molti casi, specialmente a Niono, Macina e Tenenkou, le scuole sono state minacciate di attacchi dai gruppi armati, se non fossero stata chiuse o convertite all’insegnamento coranico. A maggio, un gruppo armato ha bruciato un edificio scolastico a Mopti, minacciando di compiere ulteriori attacchi contro le scuole non coraniche.

Nonostante l’art. 39 dell’accordo di pace impegnasse tutte le parti firmatarie a prestare particolare attenzione all’istruzione per tutti, alcune scuole sono rimaste occupate dai gruppi armati.

Giustizia internazionale nella Repubblica del Mali

Ad agosto, l’Icc ha stabilito che Ahmad Al Faqi Al Mahdi era tenuto a pagare 2,7 milioni di euro come risarcimenti individuali e collettivi. Nel 2016 era stato giudicato colpevole di crimini di guerra, per aver compiuto intenzionalmente attacchi contro edifici religiosi e monumenti storici a Timbuctu, e condannato a nove anni di carcere. A fine anno erano ancora in corso le indagini dell’Icc sui presunti crimini di guerra compiuti in Mali dopo gennaio 2012.

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