El Salvador - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL SALVADOR

Capo di stato e di governo: Salvador Sánchez Cerén

L’alta percentuale di episodi di violenza di genere ha continuato a rendere El Salvador uno dei paesi più pericolosi per le donne. L’aborto è rimasto un reato in tutte le circostanze e alcune donne sono state ritenute colpevoli di omicidio aggravato in seguito a un aborto spontaneo o a causa di complicanze ostetriche d’emergenza. Con l’obiettivo di combattere la violenza, il governo ha implementato una serie di misure in materia di sicurezza, che non erano conformi agli standard sui diritti umani. Sono stati inoltre adottati provvedimenti per affrontare l’impunità per gli abusi compiuti in passato; tuttavia, sia l’esecutivo sia i rami legislativi del governo hanno ammesso di agire non conformemente a una sentenza emessa dalla Corte suprema nel 2016, che aveva dichiarato incostituzionale la legge di amnistia del 1993.

CONTESTO

El Salvador continuava a detenere uno dei tassi più elevati di omicidi del mondo, sebbene il numero di omicidi fosse diminuito dai 5.280 del 2016 ai 3.605 del 2017. Il dato del 2017 comprendeva anche 429 casi di femminicidio.

DIRITTI DELLE DONNE

L’aborto è rimasto un reato in tutte le circostanze e prevedeva sanzioni penali sia per le donne che per gli operatori medico-sanitari che l’avessero procurato. L’incidenza di questi casi era sproporzionalmente elevata tra le donne appartenenti alle fasce più disagiate.

A marzo, la Commissione interamericana dei diritti umani (Inter-American Commission on Human Rights – Iachr) ha accolto un’istanza riguardante il caso di Manuela, una donna che era stata ritenuta colpevole di omicidio dopo avere avuto un aborto spontaneo e che era poi morta di cancro in carcere, mentre scontava la pena.

Il 5 luglio, Evelyn Beatriz Hernández Cruz è stata condannata a 30 anni di carcere dopo essere stata giudicata colpevole per accuse di omicidio aggravato, in relazione ad alcune complicanze ostetriche derivanti da un aborto spontaneo*. Il 13 dicembre, un tribunale ha negato la libertà a Teodora del Carmen Vásquez, che aveva partorito un feto morto nel 2007 e che in seguito era stata condannata a 30 anni di carcere per omicidio aggravato.

Ad agosto, un parlamentare del partito d’opposizione Alleanza repubblicana nazionalista ha presentato una nuova proposta per depenalizzare l’aborto in due circostanze: in caso di rischio per la vita della donna o quando la gravidanza sia la conseguenza dello stupro di una minorenne. A fine anno, la proposta era ancora all’esame del parlamento. Tale iniziativa faceva seguito ai precedenti tentativi falliti per una parziale depenalizzazione dell’aborto del 2016.

Sempre ad agosto, il congresso ha approvato una legge che vietava in maniera assoluta, senza eccezioni, il matrimonio di minorenni. A novembre, la Iachr ha accolto un’istanza riguardante il caso di “Beatriz”, una donna alla quale nel 2013 era stato negato un aborto, nonostante il proseguimento della gravidanza avrebbe comportato gravi rischi per la sua vita e al feto fossero state diagnosticate gravi malformazioni, che non avrebbero permesso la sopravvivenza del bambino dopo la nascita.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

A giugno, l’abitazione dell’attivista per i diritti umani Sonia Sánchez Pérez è stata sottoposta a una perquisizione illegale da parte di agenti della polizia civile nazionale. Nel 2015, l’ufficio del difensore civico dei diritti umani le aveva assegnato misure precauzionali, in relazione al suo lavoro di attivista impegnata nella difesa dell’ambiente.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE

A ottobre, Karla Avelar, attivista per i diritti umani e fondatrice della prima associazione di persone transgender in Salvador, ha annunciato che avrebbe chiesto asilo in Europa, a causa della totale mancanza di protezione da parte dalle autorità, malgrado i vari attacchi alla sua incolumità e le minacce ricevute, oltre al il fatto di essere vittima di estorsione da parte di bande criminali. Tra gennaio e settembre, l’Associazione per la comunicazione e la formazione delle donne transgender in Salvador (Asociación comunicando y capacitando a mujeres trans en El Salvador – Comcavis Trans) ha documentato 28 gravi attacchi, in prevalenza omicidi, perpetrati contro persone Lgbti**.

ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI

A settembre, l’Istituto per i diritti umani dell’università del Centroamerica José Simeón Cañas e l’Ngo Servizio sociale passionista hanno denunciato presso la Iachr che le forze di sicurezza e la polizia civile nazionale si erano rese responsabili di esecuzioni extragiudiziali.

POLIZIA E FORZE DI SICUREZZA

A novembre, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha esortato El Salvador a porre fine a una serie di misure di sicurezza straordinarie, adottate a partire dal 2016, per combattere la violenza delle bande criminali e la criminalità organizzata, che non rispettavano gli standard internazionali sui diritti umani. Tali misure comprendevano la detenzione per lunghi periodi in regime d’isolamento in condizioni disumane e la prolungata sospensione delle visite dei familiari dei detenuti.

SFOLLATI INTERNI

Il 6 e 13 ottobre, per la prima volta, la Camera costituzionale della Corte suprema di giustizia ha emesso due ingiunzioni di protezione (amparo) a favore di persone sfollate internamente al paese. Queste prevedevano l’adozione di misure di protezione a favore di una famiglia che era stata sfollata con la forza dopo essere stata vittima di episodi di stupro, minacce, percosse e vessazioni da parte di una banda criminale. La decisione è stata accolta con favore dalla Iachr e dal Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani delle persone sfollate internamente.

IMPUNITÀ

Sono state adottate misure a livello nazionale e internazionale per affrontare i reati di diritto internazionale e punire i responsabili delle violazioni dei diritti umani compiute durante il conflitto militare interno in Salvador, tra il 1980 e il 1992.

A maggio, un tribunale ha ordinato la riapertura del caso di monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, arcivescovo di San Salvador, il quale fu assassinato nel 1980 da uno squadrone della morte mentre celebrava una messa.

In seguito a una sentenza emessa dalla Corte suprema nel 2016, che aveva dichiarato incostituzionale la legge di amnistia del 1993, la Corte ha tenuto un’udienza a luglio allo scopo di determinare quali fossero stati i passi compiuti dal governo per conformarsi alla sentenza. Durante tale udienza, sia l’esecutivo sia i rami legislativi del governo hanno ammesso di non agire in conformità alla sentenza.

A settembre, il governo ha creato una commissione incaricata di condurre le ricerche per far luce sulla sorte delle persone vittime di sparizione forzata durante il conflitto armato.

A novembre, la Corte suprema degli Usa ha dato il via libera al processo in Spagna del colonnello Inocente Orlando Montano Morales, per accuse di coinvolgimento nell’uccisione di sei sacer­doti gesuiti, della loro domestica e di sua figlia, avvenuta in Salvador nel 1989.

 

* El Salvador: Rape survivor sentenced to 30 years in jail under extreme anti-abortion law (news, 6 luglio 2017).
** Americas: No safe place: Salvadorans, Guatemalans and Hondurans seeking asylum in Mexico based on their sexual orientation and/or gender identity (AMR 01/7258/2017).

 

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