Bulgaria - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DI BULGARIA

Capo di stato: Rumen Radev (subentrato a Rosen Plevneliev a gennaio)
Capo di governo: Boyko Borisov

Sono proseguiti le detenzioni arbitrarie, i respingimenti e gli abusi al confine. A migranti e rifugiati, compresi i minori non accompagnati, non sono stati forniti i servizi necessari. Il clima di xenofobia e intolleranza si è bruscamente intensificato. I rom hanno continuato a subire una forte discriminazione.

DIRITTI DI RIFUGIATI E MIGRANTI NELLA REPUBBLICA DI BULGARIA

Il numero di rifugiati e migranti entrati in Bulgaria è diminuito ma sono continuate le segnalazioni di frequenti respingimenti, uso eccessivo della forza e furti da parte della polizia di frontiera. L’attraversamento irregolare del confine è rimasto reato e questo ha portato alla detenzione amministrativa di migranti e rifugiati, inclusi minori non accompagnati, il cui numero è aumentato.

Organizzazioni per i diritti umani hanno documentato numerose denunce di maltrattamenti di rifugiati e richiedenti asilo e condizioni di vita al di sotto degli standard nelle strutture di detenzione.

A febbraio, le autorità municipali della città di Elin Pelin si sono rifiutate di accogliere una famiglia siriana a cui era stato accordato lo status umanitario in Bulgaria. Il sindaco ha dichiarato pubblicamente che “i musulmani provenienti dalla Siria non [erano] benvenuti” e si è rifiutato di registrare la famiglia all’anagrafe o di fornire loro documenti d’identità. Altri comuni hanno mostrato un’analoga riluttanza a ospitare i rifugiati.

A luglio, il governo ha adottato il regolamento sull’integrazione dei rifugiati; tuttavia, ciò non è bastato a fornire un meccanismo efficace per l’integrazione. Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, il regolamento non ha affrontato il problema ricorrente dei comuni riluttanti a ospitare rifugiati né ha proposto misure per creare condizioni più favorevoli per l’integrazione nelle comunità locali. Inoltre, non è riuscito a rimediare alla mancanza di accesso dei rifugiati all’edilizia sociale, agli assegni familiari per minori o alla formazione linguistica, limitando così il loro godimento dei diritti economici e sociali.

Il governo ha emanato un’ordinanza, adottata a settembre, che ha ristretto la libertà di movimento dei richiedenti asilo registrati, imponendo limiti territoriali per i richiedenti asilo nei centri per rifugiati e vietando loro di recarsi al di fuori delle aree prestabilite.

Nonostante la Bulgaria si fosse impegnata ad accettare 1.302 richiedenti asilo da Grecia e Italia, nel quadro del progetto di ricollocazione d’emergenza dell’Eu, a fine anno aveva reinsediato solo 50 persone dalla Grecia. La Bulgaria non ha ricevuto rifugiati siriani dalla Turchia, nell’ambito dell’accordo di reinsediamento Eu-Turchia “uno in cambio di uno”, sebbene si fosse originariamente impegnata ad accettare 100 persone.

DIRITTI DEI MINORI NELLA REPUBBLICA DI BULGARIA

Le condizioni di accoglienza per i minori non accompagnati rifugiati e migranti sono rimaste inadeguate. Ai minori è stato abitualmente negato l’accesso alla rappresentanza legale, alla traduzione, ai servizi sanitari e al supporto psicosociale. Nei centri di accoglienza non era messa loro a disposizione l’istruzione di base e la maggior parte dei bambini non è stata iscritta nelle scuole locali.

Potevano usufruire di limitate attività sociali ed educative in vari giorni della settimana ma queste erano organizzate esclusivamente da Ngo e organizzazioni umanitarie.

Le autorità non avevano sistemi sviluppati per meccanismi d’identificazione precoce, valutazione e rinvio dei minori non accompagnati. Spesso i minori non hanno avuto accesso a tutori legali qualificati e alla rappresentanza legale. A febbraio, sindaci e residenti di diverse città si sono rifiutati di alloggiare due minori rifugiati non accompagnati in strutture nelle loro comunità. I ragazzi sono stati trasferiti varie volte e alla fine separati, provocando la fuga del più giovane.

A settembre, l’assemblea nazionale ha adottato in prima lettura alcune modifiche alla legge sugli stranieri, che includevano l’obbligo di fornire rappresentanza legale a tutti i minori non accompagnati e di aumentare l’autorità della direzione per l’assistenza sociale in tutte le procedure che riguardavano minori non accompagnati, che non avevano richiesto la protezione internazionale.

Le modifiche, tuttavia, proponevano la cancellazione del requisito della valutazione individuale del miglior interesse del minore prima di collocarlo in strutture di detenzione di breve periodo per migranti. Organizzazioni per i diritti umani hanno ammonito che le proposte avrebbero legittimato la pratica di “assegnare” minori non accompagnati ad adulti spesso non imparentati con loro, che viaggiavano nello stesso gruppo, al fine di aggirare il divieto di detenzione dei minori.

DISCRIMINAZIONE REPUBBLICA DI BULGARIA

Espressioni e crimini d’odio sono continuati, diretti ai gruppi minoritari, tra cui turchi e rom; rifugiati, richiedenti asilo e migranti sono rimasti esposti a violenza e molestie. Durante la campagna elettorale per le elezioni parlamentari di marzo, dichiarazioni discriminatorie o xenofobe sono state pronunciate da candidati e partiti politici, nonché dalla coalizione di partiti di estrema destra, Fronte patriottico, che ha ottenuto un numero di seggi sufficiente per entrare nel governo.

È perdurata l’emarginazione e la discriminazione diffusa contro i rom, che hanno incontrato ostacoli sistemici in tutti gli aspetti della vita, tra cui istruzione, assistenza sanitaria, alloggio e occupazione. I bambini rom sono stati iscritti in scuole speciali ed è stato negato loro l’accesso all’istruzione tradizionale.

Un alto numero di rom non aveva assicurazione sanitaria e ha incontrato ostacoli persistenti per ottenere cure e servizi sanitari adeguati. Le autorità hanno continuato la pratica degli sgomberi forzati senza fornire alloggi alternativi adeguati, lasciando molte famiglie senza tetto. Organizzazioni per i diritti umani hanno documentato numerosi casi di maltrattamenti e abusi fisici dei rom da parte della polizia.

Nei luoghi di detenzione, la presenza dei rom era superiore a quella di altre etnie. A luglio, nelle città di Asenovgrad e Byala, si sono tenute manifestazioni di massa contro i rom organizzate dal Fronte patriottico, dopo un episodio di violenza tra una squadra sportiva giovanile e diversi rom.

Le persone con disabilità, in particolare i minori, hanno continuato a subire discriminazione ed esclusione sociale sistemica, tra l’altro con un accesso limitato all’istruzione, ai servizi sanitari e all’occupazione.

Le persone con disabilità intellettive e problemi psicosociali sono state private delle loro capacità giuridiche e del diritto a una vita indipendente e spesso sono state poste sotto tutela o chiuse in istituti di assistenza sociale senza il loro consenso.

Nonostante numerose minacce e contemporanee contromanifestazioni organizzate da gruppi dell’estrema destra, a giugno si è tenuto il Gay Pride di Sofia, con una pesante presenza della polizia.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE REPUBBLICA DI BULGARIA

Giornalisti e organi d’informazione

Hanno continuato a essere ricorrenti le minacce, la pressione politica e le aggressioni contro i giornalisti; una significativa porzione degli organi d’informazione è rimasta sotto lo stretto controllo di partiti politici e oligarchi locali.

A ottobre, il vice primo ministro Valeriy Simeonov e il parlamentare Anton Todorov hanno pubblicamente minacciato il giornalista televisivo Victor Nikolaev di licenziamento, se non avesse smesso d’indagare sull’acquisto da parte del governo di un aereo da combattimento. L’episodio è stato ampiamente condannato dalla società civile ma non sono state intraprese azioni contro i due esponenti governativi.

Nell’Indice mondiale della libertà di stampa, la Bulgaria è rimasta il paese dell’Eu con il più basso posto in classifica. La Ngo Reporter senza frontiere ha classificato la Bulgaria al 109º posto su 180 paesi per quanto riguarda la libertà di stampa.

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