Danimarca - Amnesty International Italia

REGNO DI DANIMARCA

Capo di stato: regina Margrethe II
Capo di governo: Lars Løkke Rasmussen

Il governo ha annullato un accordo con l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, sull’accettazione di rifugiati per il reinsediamento. È stata cancellata la classificazione delle identità transgender come “disordine mentale”.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO NEL REGNO DI DANIMARCA

La Danimarca non ha accettato rifugiati per il reinsediamento. Il governo ha cancellato il suo accordo in essere con l’Unhcr, che prevedeva l’accoglienza e il reinsediamento di 500 rifugiati ogni anno. Da gennaio 2018 sarà il governo, e non più il parlamento, a decidere annualmente se la Danimarca accetterà rifugiati per il reinsediamento.

Le persone a cui era stata concessa la protezione sussidiaria temporanea dovevano attendere tre anni prima di avere i requisiti per richiedere il ricongiungimento familiare. A maggio, l’Alta corte della Danimarca orientale ha stabilito che posporre il ricongiungimento familiare di un rifugiato siriano con sua moglie non era una violazione del diritto alla famiglia, stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani. A novembre, la Corte suprema ha confermato il pronunciamento.

A gennaio 2017, la Corte suprema ha stabilito che il regime del soggiorno notturno obbligatorio e della presentazione due volte al giorno in un centro per persone in “soggiorno tollerato” (persone escluse dalla protezione ma che non potevano essere espulse) costituiva una misura sproporzionata equivalente alla custodia, quando estesa oltre i quattro anni. Il governo ha applicato la sentenza ma ha anche deciso che chiunque avesse lasciato il centro per vivere con la propria famiglia avrebbe perso il diritto all’assistenza sanitaria e ai sussidi economici per il cibo.

A marzo, il difensore civico parlamentare ha concluso che la politica del governo di separare le coppie di richiedenti asilo, quando uno dei partner aveva meno di 18 anni, era una violazione della legge danese sulla pubblica amministrazione e probabilmente anche una violazione del diritto alla vita familiare. Tale politica non prevedeva una procedura per determinare se la separazione era nell’interesse del coniuge più giovane né teneva in considerazione l’opinione dei coniugi.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE NEL REGNO DI DANIMARCA

Ad aprile, il parlamento ha respinto una proposta dell’opposizione per introdurre una definizione di stupro basata sul consenso, in linea con la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), ratificata dalla Danimarca nel 2014.

A novembre, il Gruppo di esperti sull’azione contro la violenza contro le donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa ha incoraggiato le autorità danesi a cambiare la legislazione corrente in merito alla violenza sessuale, sulla base del principio del libero consenso, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NEL REGNO DI DANIMARCA

A gennaio 2017 è stata applicata la storica risoluzione, approvata dal parlamento nel 2016, che ha posto fine alla patologizzazione dell’identità transgender. Tuttavia, le regole procedurali esistenti per l’accesso al trattamento ormonale e alla chirurgia di riattribuzione del genere hanno continuato a prolungare in modo irragionevole il processo di riconoscimento del genere per le persone transgender.

L’autorità danese per la salute non ha fornito linee guida su come i medici dovessero trattare i minori con variazioni delle caratteristiche sessuali e l’approccio non era basato sui diritti umani. Ciò ha permesso di sottoporre minori, tipicamente al di sotto dei 10 anni, a procedure mediche non d’urgenza, invasive e irreversibili, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

Queste procedure possono essere applicate nonostante la mancanza di ricerche mediche a sostegno della necessità d’interventi chirurgici e nonostante l’esistenza di documentazione sul rischio di effetti negativi per il resto della vita*. A ottobre, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha sollevato timori riguardo agli interventi chirurgici su bambini intersessuati.

*Europe: First, do no harm − ensuring the rights of children with variations of sex characteristics in Denmark and Germany (EUR 01/6086/2017).

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