Tagikistan - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Capo di stato: Emomali Rahmon
Capo di governo: Qokhir Rasulzoda

Le autorità hanno continuato a imporre ampie limitazioni ai diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica per mettere a tacere le voci critiche.

La polizia e i servizi di sicurezza hanno continuato a perseguitare avvocati impegnati per i diritti umani e le loro famiglie.

Un avvocato per i diritti umani è stato torturato durante la detenzione e la sua condanna è stata estesa a 28 anni di reclusione dopo tre processi iniqui.

Le persone Lgbti sono state sottoposte a violenza, arresti arbitrari e discriminazione. Le autorità hanno costretto migliaia di donne a togliersi l’hijab per rispettare le leggi sulla tradizione.

CONTESTO

Le preoccupazioni relative all’ordine pubblico e alla lotta al terrorismo, reali e percepite, hanno dominato l’agenda politica. Le autorità hanno incessantemente invocato argomenti di sicurezza nazionale per giustificare ogni inasprimento delle limitazioni al dissenso percepito, sostenendo che queste misure garantivano la stabilità e salvaguardavano le tradizioni culturali.

Nel rapporto pubblicato a giugno, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla libertà d’opinione e d’espressione ha rilevato che, dalla sua visita in Tagikistan effettuata nel 2016, le “drastiche restrizioni imposte alle voci dell’opposizione e la stretta sulla società civile” sono ulteriormente peggiorate.

Ha concluso che “il governo è obbligato dalle norme sui diritti umani a riconsiderare il suo intero approccio ai limiti imposti all’opposizione, agli organi d’informazione, a Internet e alla società civile nel suo complesso”.

SISTEMA GIUDIZIARIO

A fine dicembre, meno della metà dei 2.000 avvocati registrati a livello nazionale erano riusciti a riqualificarsi e avevano ottenuto la licenza per esercitare la professione.

Le modifiche introdotte nel 2015 alla legge sulle professioni legali hanno aumentato il controllo del governo sulle licenze degli avvocati e hanno ridotto in modo significativo il numero totale di avvocati autorizzati alla pratica, riducendo drasticamente l’accesso dei cittadini alla giustizia.

Persecuzione di avvocati della difesa

Gli avvocati difensori che avevano assunto casi sensibili dal punto di vista politico o casi legati alla sicurezza nazionale e alla lotta al terrorismo hanno subìto sempre più spesso molestie, intimidazioni e indebite pressioni, in relazione alle loro legittime attività professionali.

Gli avvocati impegnati per i diritti umani hanno subìto arresti arbitrari, azioni giudiziarie per accuse motivate politicamente, dure sentenze di reclusione e molestie alle loro famiglie e ai loro colleghi. Molti avvocati per i diritti umani hanno lasciato il paese perché temevano per la loro incolumità1.

Il caso di Buzurgmekhr Yorov

A febbraio, la Corte suprema di Dušanbe, la capitale, ha respinto gli appelli contro le condanne alla reclusione degli avvocati per i diritti umani Buzurgmekhr Yorov e Nuriddin Makhkamov, che avevano rappresentato diversi membri del Partito della rinascita islamica del Tagikistan, messo al bando.

A ottobre 2016, il tribunale cittadino di Dušanbe li aveva condannati rispettivamente a 23 e 21 anni, dopo un processo palesemente iniquo. Entrambi gli avvocati erano stati ritenuti colpevoli di aver “suscitato ostilità nazionale, razziale, locale o religiosa” e di aver “esortato pubblicamente il cambiamento violento dell’ordine costituito della Repubblica del Tagikistan”, accuse che i due avevano fermamente negato.

Gli organi d’informazione statali hanno dipinto Buzurgmekhr Yorov come un “simpatizzante dei terroristi” e perciò un “terrorista” egli stesso.

A febbraio, la corte distrettuale Firdavs di Dušanbe ha iniziato le udienze di una terza causa penale intentata dalle autorità contro Buzurgmekhr Yorov per nuove accuse di frode, presumibilmente in risposta alle denunce nei suoi confronti presentate da membri dell’opinione pubblica.

A marzo, nel secondo processo a Buzurgmekhr Yorov, la Corte suprema lo ha ritenuto colpevole di oltraggio alla corte e d’insulto a funzionari del governo per la sua dichiarazione finale dinanzi al tribunale cittadino di Dušanbe, nell’ottobre 2016. È stato condannato a due ulteriori anni di reclusione.

Il processo si era aperto a dicembre 2016, quando egli si trovava nel centro di detenzione preprocessuale numero 1 (Sizo) di Dušanbe.

Ad aprile, sua moglie è stata informata di una quarta causa penale per l’accusa d’insulto al “capo della nazione”. Ad agosto è stato condannato ad altri tre anni di reclusione per frode e insulto al “capo della nazione”, in relazione a dichiarazioni che aveva fatto in tribunale durante il processo originale, in risposta alle accuse di frode mosse nei suoi confronti. La durata totale della sua condanna era di 28 anni.

La famiglia non è riuscita a trovare un avvocato disposto a rappresentarlo, poiché tutti temevano rappresaglie da parte delle autorità, dopo che l’avvocata per i diritti umani Muazzamakhon Kadirova, che lo aveva rappresentato nel 2016, era stata costretta a cercare protezione all’estero.

A settembre, le autorità hanno permesso alla madre di Buzurgmekhr Yorov di visitarlo nel Sizo 1. L’uomo le ha raccontato che gli agenti di custodia picchiavano regolarmente lui e altri suoi compagni di cella, anche sulla testa, utilizzando gambe, braccia e manganelli, mentre li insultavano, li umiliavano e li minacciavano. Egli ha trascorso parecchi giorni nel centro medico del Sizo dopo un pestaggio.

Buzurgmekhr Yorov è stato messo in isolamento almeno quattro volte, come punizione per ciò che il direttore del Sizo ha definito di fronte agli organi di stampa “violazioni del regime carcerario”. Il direttore ha negato tutte le denunce di tortura e altri maltrattamenti ai danni di Buzurgmekhr Yorov.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso non sono state considerate reato ma hanno continuato a essere fortemente stigmatizzate.

Dal 2014, il ministero dell’Interno aveva incluso “omosessualità e lesbismo” nel suo elenco di “crimini immorali, prostituzione e procacciamento”. Le persone Lgtbi sono state oggetto di due campagne pubbliche per prevenire e combattere il “comportamento immorale” e i crimini contro la “moralità”, lanciate nel 2015 dalla procura generale, dal ministero dell’Interno e dal comitato statale per le donne e la famiglia.

Le persone Lgbti sono state vittime di violenza, arresti arbitrari, detenzione e discriminazione, anche attraverso la registrazione forzata nella lista del ministero dell’Interno. A ottobre, il ministro dell’Interno ha annunciato che i nomi e i dati personali di 367 persone sospettate di essere Lgbti erano stati inseriti in un registro del ministero, apparentemente per proteggerle e per “prevenire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, compreso l’Hiv/Aids”.

Le autorità hanno accusato Ngo che lavorano con le persone Lgbti sui temi della salute sessuale di minare i valori culturali tradizionali.

DISCRIMINAZIONE NELLA REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Ad agosto, il presidente Rahmon ha firmato due modifiche alla legge sulle tradizioni che regolavano la pratica delle tradizioni e delle celebrazioni culturali. Le modifiche hanno costretto i cittadini a indossare abiti tradizionali durante le celebrazioni culturali o le cerimonie, come matrimoni e funerali. In particolare, alle donne è stato proibito d’indossare abiti neri ai funerali.

Sempre ad agosto, polizia e funzionari locali hanno avvicinato più di 8.000 donne che indossavano il velo islamico (hijab) in luoghi pubblici, ordinando loro di toglierlo perché era contro la legge e chiedendo loro invece di indossare un foulard legato dietro la testa, nel “modo tradizionale tagiko”.

Decine di donne sono state fermate per brevi periodi e a molte è stato rimosso il velo islamico con la forza.

Le donne che vestivano abiti in stile occidentale non sono state prese di mira. Funzionari del governo hanno dichiarato che il hijab era un elemento di una “cultura e tradizione forestiera” e un segno di “estremismo”.

Le forze di sicurezza hanno fatto irruzioni nei negozi che vendevano abbigliamento islamico e molti sono stati costretti a chiudere.

REPRESSIONE DEL DISSENSO NELLA REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Decine di membri e associati di gruppi di opposizione messi al bando, come il Partito della rinascita islamica del Tagikistan e il Gruppo 24, e i loro familiari hanno cercato protezione all’estero.

Gli attivisti in esilio di questi due gruppi hanno riferito che, come rappresaglia per le loro azioni all’estero, tra cui l’organizzazione di proteste pacifiche durante incontri e conferenze internazionali, la polizia e i servizi di sicurezza in Tagikistan hanno minacciato, arrestato, interrogato e in alcuni casi picchiato membri delle loro famiglie, compresi anziani e bambini.

Le autorità locali hanno svergognato pubblicamente i loro parenti definendoli “traditori” e “nemici dello stato”.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE NELLA REPUBBLICA DEL TAGIKISTAN

Le autorità hanno continuato a imporre ampie restrizioni alla libertà d’espressione e agli organi di informazione e hanno praticamente controllato tutte le forme di accesso all’informazione. Giornalisti hanno continuato a essere sottoposti a intimidazioni e vessazioni da parte della polizia e dei servizi di sicurezza. Decine di giornalisti sono stati costretti a fuggire dal paese temendo rappresaglie per i loro articoli critici.

A maggio, le autorità hanno sbloccato l’accesso ad alcuni siti di social network e piattaforme di ricerca, come Facebook, Vkontakte e YouTube. Tuttavia, è continuato il blocco dell’accesso a piattaforme di informazione ritenute promotrici di “estremismo”, come Bbc, Cnn and Ferghana.ru.

A luglio, il parlamento ha adottato una nuova legge che garantiva alla polizia e servizi di sicurezza nuovi poteri per ottenere informazioni sui siti Internet visitati dalle singole persone. La legge è stata proposta dopo le denunce, non comprovate, di alcuni funzionari secondo cui più dell’80 per cento degli utenti di Internet accedeva a siti con contenuti “estremisti”.

*In the line of duty: Harassment, prosecution and imprisonment of lawyers in Tajikistan (EUR 60/6266/2017).

Continua a leggere

Ultime notizie sul paese