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TURKMENISTAN

Capo di stato e di governo: Gurbanguly Berdymukhamedov

Il diritto alla libertà d’espressione ha continuato a essere fortemente limitato. Tortura e maltrattamenti sono stati impiegati durante la detenzione cautelare e nelle carceri, talvolta provocando decessi. Non è stato affrontato il problema delle sparizioni forzate e della detenzione in incommunicado. Il diritto all’alloggio è stato massicciamente violato. Le relazioni sessuali tra uomini consenzienti hanno continuato a essere considerate reato.

CONTESTO

A febbraio 2017, il presidente Berdymukhamedov è stato rieletto per un ulteriore mandato settennale con il 98 per cento dei consensi; la missione di valutazione delle elezioni dell’Osce ha rilevato “gravi irregolarità” nel voto.

La crisi economica del paese è peggiorata e, a giugno, il presidente ha chiesto al parlamento di preparare una proposta di misure di austerity per tagliare i sussidi, comprese le forniture gratuite di gas ed elettricità.

È stato segnalato che i dipendenti di aziende gestite dallo stato non hanno ricevuto gli stipendi e si sono verificate carenze di denaro contante.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI

A marzo, il parlamento ha eletto la prima commissaria per i diritti umani (difensora civica), scegliendola da una lista di nomi fornita dal presidente, circostanza che ha messo in dubbio l’indipendenza dell’istituzione e la sua conformità ai princìpi delle Nazioni Unite sullo status delle istituzioni nazionali.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE IN TURKMENISTAN

Nel paese non esistevano organi d’informazione indipendenti e i pochi giornalisti indipendenti, che solitamente operavano in segreto per organi di stampa con sede all’estero, hanno subìto vessazioni e arresti.

Il 15 febbraio, il giornalista indipendente Khudayberdy Allashov e sua madre Kurbantach Arazmedova sono stati rilasciati dopo aver ricevuto una condanna a tre anni con sospensione condizionale della pena per il possesso di tabacco da masticare. Erano in detenzione dal 3 dicembre 2016; è stato denunciato che sono stati sottoposti a tortura e altri maltrattamenti.

A marzo, l’Eu e l’Osce hanno chiesto il rilascio immediato del giornalista freelance Saparmamed Nepeskuliev, condannato a tre anni di reclusione nel 2015 per accuse legate alla droga. Si riteneva che fosse in pericolo di vita per le sue gravi condizioni di salute.

Ad aprile, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione, tra l’altro, per l’assenza di organi d’informazione indipendenti, per le indebite limitazioni all’accesso a Internet e per il ricorso ad accuse motivate politicamente contro giornalisti e altre persone che esprimevano opinioni critiche sul governo.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN TURKMENISTAN

A gennaio 2017, il Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite ha evidenziato la propria preoccupazione per le “costanti denunce di diffuso ricorso a tortura e altri maltrattamenti, compresi pesanti pestaggi, di persone private della libertà, specialmente al momento del fermo e durante la detenzione cautelare, soprattutto allo scopo di estorcere confessioni”.

A febbraio 2017, 18 uomini sono stati incriminati ai sensi di vari articoli del codice penale e condannati alla reclusione per periodi tra i cinque e i 12 anni per i loro presunti legami con scuole turcmeno-turche, ritenute precedentemente affiliate a Fethullah Gülen.

Secondo quanto riferito, gli uomini sono stati torturati e trattenuti in condizioni disumane nel corso della detenzione cautelare.

Si ritiene che un diciannovesimo uomo, arrestato insieme agli altri, sia morto a causa delle torture subite.

Il processo, celebrato nel centro di detenzione cautelare della città di Yashlyk, nella provincia di Ahal, sarebbe risultato non conforme agli standard internazionali di equità.

DECESSI IN CUSTODIA IN TURKMENISTAN

L’agenzia Alternative Turkmenistan News ha riferito che, il 24 giugno, il corpo di Aziz Gafurov è stato restituito alla famiglia nel villaggio di Urgendzhi, vicino a Turkmenabat.

Un testimone oculare ha descritto il cadavere come emaciato e coperto di lividi. Aziz Gafurov era uno delle decine di musulmani praticanti condannati negli ultimi anni per cospirazione volta al rovesciamento dello stato, appelli violenti al sovvertimento dell’ordine costituzionale e incitamento all’inimicizia sociale, nazionale e religiosa.

SPARIZIONI FORZATE IN TURKMENISTAN

Sono rimasti sconosciuti il destino e l’ubicazione di almeno 80 prigionieri sottoposti a sparizione forzata dopo un presunto tentativo di assassinare l’allora presidente Saparmurat Niyazov, nel novembre 2002.

Nel corso dell’anno sono stati restituiti alle famiglie i corpi di tre ex alti funzionari statali, vittime di sparizione forzata dopo l’arresto e l’incriminazione in connessione con il tentato omicidio. Secondo quanto riferito, Tirkish Tyrmyev è morto il 13 gennaio 2017, Bairam Khasanov a maggio; e il 18 agosto, la Ngo russa Centro per i diritti umani Memorial ha riferito che Akmurad Redzhepov era morto il 10 agosto.

Il 26 gennaio, la Delegazione dell’Eu alle organizzazioni internazionali a Vienna ha diffuso una dichiarazione in cui esprimeva preoccupazione per la morte di Tirkish Tyrmyev e chiedeva al Turkmenistan di affrontare e debellare immediatamente e in modo efficace il problema delle sparizioni forzate.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO E SGOMBERI FORZATI IN TURKMENISTAN

Sono continuate a pervenire segnalazioni di demolizioni di massa di abitazioni e sgomberi forzati connessi a progetti di costruzione e sviluppo, compresi quelli attuati in occasione dei Giochi asiatici indoor e di arti marziali, ospitati dal Turkmenistan a settembre.

Il 21 febbraio, un gruppo di donne si è radunato ad Aşgabat per richiedere gli alloggi alternativi che erano stati loro negati a causa della mancanza di documentazione che confermasse la loro proprietà sulle abitazioni demolite. Le autorità non avevano fornito loro tali documenti perché molte delle donne non erano registrate ad Aşgabat.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE IN TURKMENISTAN

I rapporti sessuali tra uomini consenzienti sono rimasti un reato punibile con la reclusione fino a due anni. Le persone Lgbti sono state sottoposte a discriminazione, compresi violenze, arresti arbitrari e detenzione.

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