Qatar - Amnesty International Italia

STATO DEL QATAR

Capo di stato: sceicco Tamim bin Hamad bin Khalifa Al Thani

Capo di governo: sceicco Abdullah bin Nasser bin Khalifa Al Thani

La rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar da parte di diversi stati della regione vicini e la conseguente imposizione di arbitrarie restrizioni contro il paese hanno portato a ulteriori violazioni dei diritti umani. Il governo ha continuato a limitare indebitamente la libertà d’espressione. Sono state adottate misure per migliorare l’accesso a forme di compensazione per i lavoratori migranti vittime di abusi. Il governo si è impegnato a rivedere le leggi e ad avviare una riforma del sistema degli sponsor, nel contesto di un accordo con l’Ilo. Dopo anni di rinvii, per la prima volta i diritti dei lavoratori migranti domestici sono stati tutelati dalla nuova legge, anche se con alcune carenze; tuttavia la nuova normativa non era conforme agli standard internazionali. La discriminazione contro le donne è rimasta radicata nella legge e nella prassi. I tribunali hanno emesso nuove condanne a morte; non ci sono state notizie di esecuzioni.

CONTESTO

Il 5 giugno, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (United Arab Emirates – Uae), Bahrein ed Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo di finanziare e fornire riparo ai “terroristi” e di interferire con le questioni interne degli stati vicini. L’Arabia Saudita ha chiuso l’unico valico di frontiera via terra con il Qatar, mentre gli altri quattro stati hanno chiuso il loro spazio aereo ai voli diretti in Qatar. L’Arabia Saudita, il Bahrein e gli Uae hanno indebitamente vietato ai propri cittadini di recarsi o di risiedere in Qatar e hanno ordinato ai cittadini del Qatar di lasciare i rispettivi paesi entro 14 giorni, minacciando sanzioni amministrative o altre non ben specificate conseguenze per i trasgressori. Nonostante le dichiarazioni rilasciate in risposta alle proteste suscitate a livello internazionale, le autorità dei tre stati non hanno precisato in che modo avrebbero cercato di attenuare gli effetti negativi della decisione sulle famiglie e su coloro che si trovavano in Qatar per motivi di studio o per sottoporsi a cure mediche. A seguito della controversia, l’esercito del Qatar ha ritirato le proprie truppe dalla coalizione a guida saudita impegnata nello Yemen (cfr. Yemen) e da una missione delle Nazioni Unite in Djibouti, mentre il governo accelerava gli sforzi per accrescere la propria potenza militare, aprendosi tra l’altro a una cooperazione militare con la Turchia e altri stati. A luglio, l’emiro ha emanato un decreto che emendava alcune disposizioni della legge del 2004 sulla lotta al terrorismo, che includeva la ridefinizione di alcuni termini e dava la possibilità a persone o gruppi accusati di “attività terroristiche” di appellarsi di fronte alla corte. A novembre, l’emiro ha annunciato che nel 2018 si sarebbero tenute le prime elezioni legislative del paese e ha nominato quattro donne nel Consiglio consultivo (Consiglio della shura).

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE, ASSOCIAZIONE E RIUNIONE IN QATAR

Le autorità hanno mantenuto in vigore restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica, non conformi al diritto e agli standard internazionali. Non hanno ammesso l’esistenza di partiti politici indipendenti e soltanto i cittadini del Qatar avevano il permesso di organizzarsi in associazioni dei lavoratori, a patto che soddisfacessero i rigidi criteri stabiliti dalle autorità. Sono state mantenute leggi che criminalizzavano espressioni ritenute offensive verso l’emiro.

A gennaio, il governo ha imposto indebitamente un divieto di viaggio all’avvocato per i diritti umani Najeeb al-Nuaimi, il quale è stato inizialmente informato tramite un sms. A fine anno il divieto era ancora in atto, limitando il suo diritto alla libertà di movimento.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI IN QATAR

Il 25 maggio, nonostante fosse a rischio di tortura, il governo ha espulso l’attivista per i diritti umani saudita Mohammad al-Otaibi, arrivato in Qatar a febbraio, rimandandolo in Arabia Saudita, dove sarebbe stato processato. Il 24 maggio stava per recarsi assieme alla moglie in Norvegia, dove aveva ottenuto asilo, quando le autorità del Qatar lo hanno fermato all’aeroporto di Doha.

Il cittadino filippino Ronaldo Lopez Ulep, la cui condanna per spionaggio era stata confermata nel 2016, è rimasto detenuto malgrado le irregolarità del processo a suo carico e le sue accuse di tortura.

DIRITTI DEI LAVORATORI – LAVORATORI MIGRANTI

A gennaio, l’emiro ha firmato un emendamento alla nuova legge sul sistema degli sponsor del Qatar, che era entrata in vigore a dicembre 2016. La legge n. 1 del 2017 ha confermato che i lavoratori migranti avrebbero continuato a dover ottenere il permesso dai loro datori di lavoro per lasciare il paese, stabilendo l’obbligo di presentare una “notifica” al datore di lavoro. Secondo quanto riferito, a ottobre il governo ha approvato un nuovo emendamento al permesso d’uscita, che a fine anno non era stato ancora reso pubblico.

L’indagine dell’Ilo contro il Qatar è stata chiusa l’8 novembre, dopo che il governo si è impegnato a rivedere le sue leggi per portarle in linea con gli standard internazionali sul lavoro, sotto la guida degli esperti dell’Ilo. Se pienamente implementato, l’accordo potrebbe migliorare la protezione dei diritti dei lavoratori migranti.

Il 18 agosto, l’emiro ha approvato la creazione di un nuovo comitato di risoluzione delle controversie del lavoro, presieduto da un giudice (legge n. 13 del 2017), con l’incarico di risolvere i contenziosi entro tre settimane dalla data di presentazione del reclamo da parte del lavoratore. Se posto in condizioni di operare equamente ed efficacemente, il nuovo comitato potrebbe affrontare alcuni degli ostacoli che impediscono ai lavoratori di accedere alla giustizia. A fine anno, i tribunali per la risoluzione delle controversie non erano ancora attivi.

È stata approvata una nuova legge che garantiva per la prima volta tutele legali per i diritti dei lavoratori domestici. La legge n. 15 del 2017 prevedeva un limite massimo giornaliero di ore di lavoro, un riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive e tre settimane di ferie retribuite all’anno. Tuttavia, non forniva adeguate garanzie in grado di vietare l’abuso di una disposizione che permetteva ai lavoratori domestici di lavorare oltre il limite massimo di ore stabilito dalla legge, purché fossero “d’accordo”.

Pur evidenziando alcuni progressi ottenuti nei progetti relativi alla Coppa del mondo di calcio del 2022, osservatori di terze parti hanno tuttavia individuato abusi dei lavoratori migranti da parte di tutte e 10 le imprese appaltatrici sulle quali avevano indagato.

La disputa con gli stati vicini ha avuto ripercussioni su alcuni lavoratori migranti. I lavoratori con i salari più bassi sono stati colpiti in maniera sproporzionata dall’aumento dei prezzi dei generi alimentari. I lavoratori impiegati nel settore alberghiero e del turismo hanno denunciato di essere stati costretti a prendere periodi di ferie prolungati non retribuiti. Ad alcuni lavoratori stranieri sono state cancellate le ferie annuali e sono stati revocati i permessi d’uscita dal paese.

DIRITTI DELLE DONNE IN QATAR

Le donne hanno continuato a essere discriminate nella legge e nella prassi. La legge sul­lo status personale continuava a discriminare le donne in relazione a questioni come matrimonio, divorzio, eredità, tutela dei figli, nazionalità e libertà di movimento.

A giugno, il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha sollecitato le autorità a indagare sui crimini legati alla violenza di genere e ad assicurare alla giustizia i responsabili. Il Comitato ha esortato le autorità a emendare la legge sulla cittadinanza, per permettere alle donne di trasmettere la nazionalità ai loro figli, un diritto che è al contrario garantito agli uomini cittadini del Qatar. Malgrado l’approvazione di un progetto di legge che ha garantito diritti di residenza permanente per i figli di donne del Qatar con coniuge di altra nazionalità, queste continuavano a essere discriminate in quanto non potevano trasmettere la loro nazionalità e cittadinanza ai figli.

DIRITTI DEI MINORI IN QATAR

A giugno, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia ha espresso preoccupazione per gli episodi di discriminazione di genere nei confronti dei minori, per la violenza contro i minori nelle scuole e in famiglia e per le leggi che limitavano il diritto di cittadinanza per i bambini nati in Qatar. Il Comitato ha sollecitato l’adozione di misure per interrompere queste prassi. Ha inoltre esortato le autorità del Qatar a porre fine ai matrimoni precoci e a innalzare l’età della responsabilità penale, che continuava a essere fissata a sette anni, in violazione degli standard internazionali. Il Comitato ha riaffermato le proprie preoccupazioni in merito alla discriminazione subita dai figli dei lavoratori migranti e ha raccomandato l’abolizione “senza indugio” del sistema di lavoro tramite sponsor, conosciuto come kafala.

PENA DI MORTE IN QATAR

Secondo quanto si è appreso, i tribunali hanno emesso almeno due nuove condanne a morte, che sono state confermate dalla Corte di cassazione, il tribunale del Qatar cui spetta l’ultimo grado di giudizio. Non ci sono state notizie di esecuzioni.

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