Sipps scrive alle massime istituzioni per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya

4 Agosto 2026

Tempo di lettura stimato: 5'

La Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), presieduta da Giuseppe Di Mauro, ha inviato una lettera-appello al presidente della Repubblica, alla presidente del Consiglio dei ministri, al ministro degli Affari esteri e al ministro della Salute per chiedere un’iniziativa diplomatica dell’Italia a favore della scarcerazione del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahia, nella Striscia di Gaza, detenuto in Israele senza accusa dal 27 dicembre 2024. La lettera è aperta all’adesione delle organizzazioni del terzo settore, invitate a sottoscriverla e a unire la propria voce a quella della comunità medico-scientifica.

Il caso Abu Safiya

Abu Safiya è detenuto da oltre 580 giorni senza alcuna accusa formale né processo, dopo avere rifiutato di abbandonare i bambini ricoverati in terapia intensiva durante l’assedio dell’ultimo grande presidio sanitario ancora funzionante nel nord della Striscia di Gaza. Il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, con l’Opinione n. 14/2026, ha dichiarato la sua detenzione priva di base legale e discriminatoria. Ciononostante, il 16 giugno 2026 la Corte suprema israeliana ne ha confermato la detenzione almeno fino a ottobre.

Le sue condizioni nelle ultime settimane destano particolare preoccupazione. Secondo quanto documentato da Amnesty International e riferito dal suo avvocato, dal 3 giugno Abu Safiya è tenuto in isolamento per un periodo superiore al limite previsto dalle Regole Mandela, non riceve cure mediche adeguate ed è gravemente debilitato. Presenterebbe inoltre segni compatibili con ripetuti maltrattamenti. Le sue condizioni di salute metterebbero seriamente a rischio la sua vita.

Con la lettera, Sipps chiede alle istituzioni della Repubblica, ciascuna nell’ambito delle proprie attribuzioni, di sollevare formalmente il caso presso le autorità israeliane nelle sedi bilaterali; di promuovere un’iniziativa coordinata nelle sedi europee e internazionali per la scarcerazione del dottor Abu Safiya e del personale sanitario arbitrariamente detenuto; di sollecitare garanzie immediate sull’accesso a cure mediche adeguate e la cessazione dell’isolamento; e di riferire alle Camere in merito alle iniziative intraprese.

«Difendere il dottor Abu Safiya significa difendere il dovere di cura e la dignità della professione medica», dichiara Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps. «Non è una questione di parte, ma un principio deontologico che riguarda ogni medico e ogni persona. Un collega che ha rifiutato di abbandonare i suoi giovani pazienti si trova oggi in condizioni di salute estremamente gravi mentre è detenuto. Non possiamo intervenire quando sarà troppo tardi: dobbiamo agire finché siamo ancora in tempo. Per questo ci siamo rivolti alle più alte cariche dello stato e invitiamo la società civile a unirsi a noi».

Hanno aderito alla lettera la Sipps, il Movimento per la giustizia e la pace per il Medio Oriente, Amnesty International Italia, la SIN, la SICuPP, la FIMP e l’ASAND.

Ulteriori informazioni

Le adesioni sono ancora aperte. Le associazioni e gli enti del terzo settore che intendono sottoscrivere l’appello possono scrivere a presidenza@sipps.it.

Sipps invita inoltre a sostenere la petizione promossa da Amnesty International — che in Italia ha già raccolto oltre 100.000 firme — per la liberazione del dottor Abu Safiya, e continuerà a promuovere il coordinamento con le società scientifiche, gli ordini professionali e le organizzazioni del terzo settore affinché la voce della comunità medica italiana si traduca in azioni concrete a tutela di un collega, dei suoi pazienti e del diritto universale alla salute.