Malesia: abolire la pena di morte per tutti i reati - Amnesty International Italia

Malesia: abolire la pena di morte per tutti i reati

9 ottobre 2019

Tempo di lettura stimato: 3'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter. Per consultare i numeri precedenti clicca qui.

Un anno fa, l’annuncio di abolire la pena di morte per tutti i reati, poi nel marzo scorso la parziale retromarcia del governo con la decisione di andare avanti solo per i reati capitali con mandato obbligatorio.

Accade in Malesia, scelto per la Giornata mondiale contro la pena di morte come paese-modello per le azioni di tutti gli attivisti e gli abolizionisti.

Non a caso. La Giornata mondiale si celebra il 10 ottobre e quel giorno, un anno fa, il ministro malese Liew Vui Keong dichiarò che il governo avrebbe abolito la pena capitale. Una notizia che acquistò una valenza ancor più significativa e simbolica.

Un anno dopo, Amnesty mette la Malesia al centro delle proprie azioni per chiedere al governo di sostenere progetti di legge che mettano la parola fine almeno alla pena capitale con mandato obbligatorio.

Nel Paese, sono oltre 30 i reati che possono portare alla condanna a morte, in dodici casi è imposta con mandato obbligatorio.

Secondo Amnesty, gran parte delle sentenze capitali riguardano per lo più i reati di omicidio e di traffico di droga.

L’abolizione della pena capitale con mandato obbligatorio, per Amnesty, potrebbe portare alla commutazione di molte condanne e a una significativa riduzione di quelle future. Come nel caso di Hoo Yew Wah, arrestato oltre 20 anni fa quando era poco più che undicenne, per possesso di 188 grammi di metamfetamine. Ora si trova nel carcere di Bentong ed è uno degli oltre 1290 detenuti nei bracci della morte malesi.

Gli appelli lanciati per la Giornata mondiale vogliono salvare Hoo Yew Wah e sollecitare le autorità per mettere la parola fine alla pena capitale con mandato obbligatorio.


cifre

I dati sulla pena di morte nel 2019

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 7 ottobre 2019*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

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Altre notizie

Cina – La Corte Suprema del Popolo ha emanato delle linee guida, entrate in vigore il 1° settembre, per regolare la revisione delle condanne capitali e le procedure di esecuzione con l’obiettivo di proteggere meglio i diritti e gli interessi delle persone nel braccio della morte. In particolare, viene stabilito che i prigionieri vicini all’esecuzione possano incontrare non solo i familiari stretti come coniugi e figli, ma anche altri parenti o amici. I tribunali dovranno informare coloro che sono nel braccio della morte che hanno il diritto a questi incontri. Inoltre, le ultime parole delle persone che stanno per essere messe a morte possono essere registrate tramite audio o video. Le linee guida chiariscono anche i diritti dei detenuti nel braccio della morte, mentre la Corte Suprema sta riesaminando la stessa pena di morte. Secondo le leggi vigenti, tutte le condanne a morte nel Paese devono essere approvate dalla Corte Suprema del Popolo (fonte: China Daily)

Iraq – Sono oltre 100 le persone messe a morte in Iraq dall’inizio dell’anno e più di 8mila i detenuti che si trovano nel braccio della morte. Lo rivela l’Alta Commissione irachena per i diritti umani, organismo riconosciuto dalle Nazioni Unite, sulla base dei dati arrivati dal Ministero della Giustizia iracheno. Un numero di esecuzioni in radicale aumento tenuto conto che lo scorso anno le persone messe a morte sono state più di 52, secondo il Rapporto annuale di Amnesty International. L’Iraq ha uno dei più alti tassi di esecuzioni al mondo ed è classificato tra i primi quattro Paesi insieme a Iran, Arabia Saudita e Cina. (fonte: Rudaw)

Singapore – Portavano una maglietta gialla con la scritta “2nd chances means not killing them” (“seconda possibilità non significa ucciderli”), davanti, e “#antideathpenalty” sul retro. Lui, Nafiz Kamarudin di 38 anni e sua moglie trentenne il 15 settembre hanno indossato le t-shirts in una corsa organizzata dal gruppo locale The Yellow Ribbon Project con lo scopo di esprimere sostegno agli ex-criminali e ai loro sforzi per reintegrarsi nella società. Ma per le severe leggi di Singapore, i due sono finiti sotto inchiesta per aver violato le norme che regolano le proteste pubbliche. La città-stato ha registrato un aumento delle esecuzioni negli ultimi anni, legato soprattutto all’uso della pena di morte per reati connessi alla droga. Per la prima volta dal 2003, il dato sulle esecuzioni è stato lo scorso anno a due cifre: 13. Nel 2019, invece, solo una persona è stata finora messa a morte.
(fonte: New Straits Time)

Dal mondo

4 settembre – Billy Jack Crutsinger, 64 anni, bianco, è stato messo a morte in Texas. Era stato condannato a morte 16 anni fa con l’accusa di aver ucciso nel 2003 l’ottantanovenne Pearl “R.D.” Magouirk, e la figlia della donna, la settantaseienne Patricia “Pat” Syren. Crutsinger aveva ammesso i fatti, e la sua strategia difensiva si è basata, fino agli appelli dell’ultima ora, su una infanzia molto difficile, lesioni cerebrali, e alcolismo. Un tentativo in extremis di fermare la sua esecuzione era stato fatto anche dalla Comunità di Sant’Egidio.

25 settembre – Robert Sparks, 45 anni, è stato messo a morte per iniezione letale in Texas. Era stato condannato nel 2008 per aver pugnalato la compagna e i due bambini di 9 e 10 anni, prima di violentare le due figlie di 12 e 14 anni a Dallas. Poco dopo gli omicidi aveva spiegato che si era vendicato perché la moglie tentava di avvelenarlo. Nelle ultime richieste di sospensione della pena capitale, gli avvocati di Sparks hanno chiesto di non eseguire la condanna a morte perché il loro assistito soffre di ritardi intellettivi e di psicosi.

26 settembre – Leila Zarafshan è stata impiccata nella prigione iraniana di Sanandaj. Diventa la 95° donna impiccata da quando, nel 2013, Hassan Rouhani è stato eletto presidente dell’Iran. La donna era stata arrestata cinque anni fa con l’accusa di aver ucciso il marito che, secondo le fonti, la sottoponeva a duri maltrattamenti.

28 settembre – Il tribunale penale del Cairo ha condannato a morte sette imputati che erano accusati di aver ucciso otto agenti di polizia in un attacco a Helwan nel maggio 2016, oltre ad altri casi in cui sono stati uccisi altri agenti. I sette erano stati accusati di “appartenenza a gruppo terroristico, possesso di armi ed esplosivi, esecuzione di operazioni terroristiche, omicidio di agenti di polizia“.

Buone notizie

Marocco – Il re Mohammed VI ha concesso la grazia a 4.764 detenuti, in occasione della Festa del Trono del Marocco, lo scorso 30 luglio. Tra questi, 31 i condannati a morte che si sono visti commutare la pena capitale in ergastolo.

Nigeria – Il governatore dello stato nigeriano di Zamfara, Bello Matawallen, ha concesso il 9 agosto 2019 la grazia a 150 detenuti nella prigione di massima sicurezza di Gusau. La decisione sarebbe stata presa, ha precisato l’addetto stampa del governatore, per consentire ai prigionieri di celebrare Sallah (preghiere) con i loro cari a casa. Tra i beneficiari vi sarebbero anche cinque condannati a morte.

Uganda – Il 21 agosto il Parlamento ha approvato una serie di emendamenti che, modificando tre distinte norme del codice penale e la legge antiterrorismo, limiteranno la pena di morte ai reati più gravi senza più l’obbligo per il giudice di applicarla. La campagna per abolire la pena capitale, partita nel 2009 dopo un importante giudizio d’incostituzionalità in favore di un condannato a morte, fa dunque un altro passo avanti. Nei bracci della morte si trovano 133 condannati, ma l’ultima esecuzione ha avuto luogo ormai 20 anni fa.