Botswana - Amnesty International Italia

Ultime notizie sul paese

 

REPUBBLICA DEL BOTSWANA

Capo di stato e di governo: Seretse Khama Ian Khama

Sono state imposte restrizioni alle libertà d’espressione e di riunione. I diritti dei rifugiati sono stati violati. I diritti delle persone Lgbti sono stati costantemente disattesi. Un prigioniero in attesa di esecuzione è stato messo a morte.

 LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Le autorità hanno limitato il diritto alla libertà d’espressione. A marzo, la polizia ha arrestato il giornalista freelance Sonny Serite dopo che un informatore gli aveva consegnato alcuni documenti riguardanti un caso di corruzione oggetto di una sua inchiesta. Sonny Serite è stato incriminato per ricettazione di materiale rubato; le accuse sono state ritirate a giugno. La legge sugli informatori, che non prevedeva alcuna misura di protezione per gli informatori che entravano in contatto con organi di stampa, è entrata in vigore il 16 dicembre.

Ad agosto, l’Alta corte di Lobatse ha convalidato l’accusa di sedizione nei confronti di Outsa Mokone, direttore del quotidiano Sunday Standard. I suoi avvocati avevano fatto ricorso, sostenendo che le sezioni del codice penale riguardanti il reato di sedizione violavano il diritto alla libertà d’espressione dell’imputato ed erano incostituzionali. Outsa Mokone era stato arrestato nel 2014 in relazione a un articolo pubblicato sul Sunday Standard, che accusava il presidente del Botswana di coinvolgimento in un incidente automobilistico. L’autore dell’articolo, Edgar Tsimane, temendo per la sua vita, è fuggito in Sudafrica, dove ha ottenuto asilo.

 LIBERTÀ DI RIUNIONE

Il diritto alla libertà di riunione è stato soggetto a restrizioni. La legge sull’ordine pubblico stabiliva l’obbligo di ottenere un permesso per manifestare ma in alcuni casi le domande venivano respinte. A giugno, Tlamelo Tsurupe, un giovane attivista, è stato arrestato e trattenuto per un breve periodo per aver protestato contro la disoccupazione giovanile davanti al parlamento ed essersi rifiutato di andarsene. L’attivista ha in seguito lanciato l’hashtag #UnemploymentMovement. A luglio, il movimento ha presentato una domanda per il rilascio del permesso di manifestare, che è stata respinta. Ciononostante, l’8 agosto il gruppo ha protestato davanti al parlamento. I manifestanti sono stati percossi dalla polizia e quattro sono stati arrestati e trattenuti per una notte presso il commissariato centrale, per accuse di “disturbo della quiete pubblica”. Due dei quattro hanno dovuto ricorrere a cure mediche. Inoltre, tre giornalisti che coprivano la protesta sono stati arrestati e costretti a consegnare le riprese fatte alla manifestazione. La polizia ha successivamente rilasciato l’autorizzazione necessaria per la protesta, che si è svolta il 13 agosto.

 DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER

E INTERSESSUATE

I rapporti omosessuali sono rimasti un reato. Ad agosto, un uomo accusato ai sensi della sezione 164 del codice penale, per “aver conosciuto carnalmente un altro uomo contro l’ordine della natura”, è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere dal tribunale di primo grado di Gaborone. La Rete botswana sull’etica, la legge e l’Hiv/Aids (Botswana Network on Ethics, Law and HIV/AIDS – Bonela), che aveva presentato ricorso contro la sentenza, sosteneva che la sezione 164 costituiva una discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. A fine anno il ricorso non era stato ancora esaminato.

A marzo, in un caso giudiziario senza precedenti, l’associazione Lesbiche, gay e bisessuali del Botswana (Lesbians, Gays and Bisexuals of Botswana – Legabibo) ha vinto il ricorso che aveva presentato presso l’Alta corte per potersi registrare come organizzazione indipendente. Il ministero dell’Interno aveva negato la registrazione alla Legabibo dal 2012. L’Alta corte ha stabilito che il rifiuto a registrare la Legabibo aveva violato i diritti alle libertà d’espressione, associazione e riunione dei ricorrenti.

 DIRITTI DELLE DONNE

Sono stati segnalati episodi di abusi sessuali ai danni di donne e ragazze. Un consigliere comunale della città di Sebina è stato accusato di aver molestato e messo incinta una sedicenne. Nei suoi confronti non poteva essere aperto un fascicolo giudiziario per “violazione”, in quanto il codice penale definiva il reato di “violazione” come il rapporto sessuale con un minore di 16 anni. Non sono noti provvedimenti disciplinari adottati dal partito politico del consigliere comunale, il Partito democratico del Botswana.

 DIRITTO ALLA SALUTE – MINATORI

Il 7 ottobre, il governo ha chiuso senza preavviso o consultazione le miniere della Bcl e della Tati Nickel. L’improvvisa chiusura ha minacciato di lasciare i minatori sieropositivi all’Hiv/Aids privi di terapia antiretrovirale e dei servizi di consulenza, in quanto il governo non aveva provveduto a fornire servizi di assistenza medica alternativi. In aggiunta, a seguito del provvedimento oltre 4.700 minatori rischiavano di perdere i sussidi di disoccupazione.

 RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Il Botswana ha attuato la cosiddetta politica dell’accampamento, che consisteva nel confinare i rifugiati all’interno del campo di Dukwe, situato a 547 chilometri dalla capitale Gaborone, una prassi che ha continuato a limitare la libertà di movimento dei rifugiati.

Il governo ha annunciato di aver revocato lo status di rifugiati ai namibiani a partire dal 31 dicembre 2015, anche per coloro che erano fuggiti dal conflitto nella regione namibiana di Caprivi del 1998, che dovevano ancora affrontare un procedimento giudiziario nel loro paese. I rifugiati che erano rientrati in Namibia a fine 2015 erano stati giudicati colpevoli d’imputazioni anche gravi, dall’alto tradimento all’aver lasciato illegalmente la Namibia. A fine gennaio 2016, l’Alta corte del Botswana ha stabilito che i rifugiati namibiani non sarebbero stati rimpatriati, fino a quando non fosse stato emesso un parere in merito a un ricorso contro la revoca dell’ordine di espulsione. Il giudizio dell’Alta corte è stato confermato in appello a marzo.

 PENA DI MORTE

A maggio, Patrick Gabaakanye è stato messo a morte per un omicidio commesso nel 2014. Era il 49° prigioniero messo a morte dall’indipendenza del Botswana nel 1966. Il Botswana ha effettuato le esecuzioni in segreto e le famiglie non hanno ricevuto alcuna notifica né hanno potuto accedere al luogo di sepoltura del loro congiunto.

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