Tanzania: le violazioni dei diritti umani accertate nel 2016

Repubblica unita di Tanzania

Capo di stato: John Magufuli

Capo di governo: Kassim Majaliwa

Capo del governo di Zanzibar: Ali Mohamed Shein

Le autorità hanno limitato i diritti alla libertà d’espressione e d’associazione e non hanno provveduto a contrastare la discriminazione per motivi legati al genere e all’orientamento sessuale. Rifugiati e richiedenti asilo hanno affrontato condizioni di sovraffollamento, razioni di cibo insufficienti e una serie di ostacoli burocratici introdotti dalle autorità.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate nella Repubblica unita di Tanzania

Le autorità hanno proseguito il giro di vite nei confronti delle persone Lgbti, chiudendo strutture sanitarie e minacciando di togliere la registrazione alle organizzazioni che fornivano loro servizi e assistenza. Il 17 febbraio, il ministro della Salute ha chiuso 40 strutture sanitarie private, accusandole di promuovere le relazioni omosessuali, considerate un reato punibile fino 30 anni di carcere. Il 25 giugno, il ministro dell’Interno ha minacciato che chiunque si fosse impegnato nella tutela dei diritti Lgbti sarebbe stato espulso se cittadino straniero o perseguito penalmente se tanzaniano.

A Zanzibar, il 18 settembre, le autorità hanno sottoposto a fermo 12 donne e otto uomini mentre partecipavano a un incontro formativo sulla prevenzione dell’Hiv/Aids in un hotel. Il governo li ha accusati di promuovere i diritti Lgbti. Il 17 ottobre, le autorità hanno arrestato 13 attivisti per il diritto alla salute e per i diritti umani, tra cui due cittadini sudafricani e uno ugandese, durante una riunione di consultazione per discutere della decisione del governo tanzaniano di limitare l’erogazione di determinate prestazioni sanitarie per le persone Lgbti. Gli attivisti sono stati rilasciati senza accusa il 27 ottobre, dopo che un tribunale aveva ritenuto che non c’erano sufficienti elementi di prova per il loro rinvio a giudizio.

Libertà d’espressione nella Repubblica unita di Tanzania

Parlamentari dell’opposizione che erano stati percepiti come voci critiche nei confronti del governo sono stati al centro di vessazioni, intimidazioni e arresti. Il 21 settembre, Zitto Kabwe, leader del partito Alleanza per il cambiamento e la trasparenza, è stato arrestato dopo aver postato alcuni commenti sui social network.

Questi facevano riferimento alla manipolazione da parte del portavoce del parlamento delle relazioni di due commissioni parlamentari, istituite per indagare in merito alle attività estrattive delle miniere di tanzanite e diamanti, prima della loro discussione in parlamento. È comparso il 22 settembre davanti al comitato sui privilegi, l’etica e i poteri parlamentari ed è stato successivamente rilasciato. A fine anno, il comitato non aveva ancora inoltrato la sua relazione al portavoce del parlamento.

Il 31 ottobre, Zitto Kabwe è stato nuovamente sottoposto a fermo di polizia, con l’accusa di avere pubblicato statistiche false riguardanti l’indice di crescita economica nazionale. Ai sensi della sezione 37 (5) della legge sui dati statistici del 2017, qualsiasi agenzia o persona che pubblichi o comunichi informazioni riguardanti dati statistici ufficiali, che potrebbero prestarsi alla distorsione dei fatti, compie un reato punibile con un’ammenda o una pena carceraria non inferiore ai tre anni o con entrambe le sanzioni. Zitto Kabwe è stato rilasciato il 31 ottobre senza che nei suoi confronti fosse stata formulata alcuna imputazione.

Tundu Lissu, presidente della Tanganyika Law Society e parlamentare del partito d’opposizione Chadema, è stato arrestato il 21 ottobre e accusato di “discorsi d’incitamento all’odio”, per avere criticato il presidente Magufuli. Durante un discorso pubblico pronunciato il 17 luglio, aveva affermato che l’assunzione dei dipendenti pubblici da parte del governo era discriminatoria, basata sull’appartenenza al clan familiare, tribale e regionale, e che il rilascio dei permessi di lavoro era condizionato dalla religione. Inoltre, si era riferito al presidente definendolo un dittatore. È stato rilasciato il giorno stesso, dopo essere stato interrogato dalla polizia.

La libertà degli organi d’informazione si è significativamente deteriorata. A gennaio, il presidente Magufuli ha dichiarato che i quotidiani considerati “scorretti” avevano i giorni contati. Da giugno a settembre, le autorità hanno chiuso o vietato temporaneamente la pubblicazione di tre testate, MwanaHalisi, Mawio e Raia Mwema, accusandole di “mancanza di professionalità” nella copertura delle notizie e di incitamento alla violenza.

Il 15 giugno, il ministro dell’Informazione, dello sport e della cultura ha sospeso per due anni Mawio, per avere pubblicato articoli che implicavano due ex presidenti in presunte irregolarità nel rilascio delle concessioni minerarie, nel corso degli anni Novanta e agli inizi degli anni Duemila. Il 19 settembre, la direzione per i servizi d’informazione ha emanato un provvedimento di sospensione per MwanaHalisi, accusandolo di avere insultato il presidente e pubblicato editoriali “senza professionalità”. Era questa la seconda volta nell’arco di tre mesi che il giornale era sottoposto a un provvedimento di sospensione.

Il 17 marzo, il commissario regionale di Dar es Salaam ha effettuato un’irruzione nella sede di Clouds Media Group, a quanto pare in seguito alla decisione del gruppo di non trasmettere un video che mirava a screditare un popolare pastore locale.

A settembre è stato approvato il regolamento sulle comunicazioni elettroniche e postali (sui contenuti online) del 2017, che ha introdotto una serie di restrizioni alla libertà d’espressione online. Secondo il nuovo regolamento, gli utenti dei social network e i produttori di contenuti online sarebbero stati responsabili per qualsiasi materiale ritenuto “indecente, osceno, ispirato dall’odio o di violenza estrema o altro materiale che offenda o provochi altre persone, procuri disturbo, minacci di provocare danni o effetti negativi, incoraggi o promuova il crimine o causi disordine pubblico”. Eventuali trasgressori rischiavano un’ammenda di cinque milioni di scellini tanzaniani (2.300 dollari Usa) o un minimo di 12 mesi di reclusione, o entrambe le sanzioni.

Diritto all’istruzione nella Repubblica unita di Tanzania

Il 22 giugno, il presidente Magufuli ha rilasciato una dichiarazione che di fatto vietava alle ragazze in gravidanza di tornare a frequentare lezioni nella scuola pubblica. Ha dichiarato: “Fino a quando sarò presidente, a nessuna studentessa incinta sarà consentito di tornare a scuola”. Il presidente ha affermato che le giovani madri avrebbero potuto optare per un corso di formazione professionale o decidere di avviare un’attività ma che non avrebbero dovuto essere loro permesso di seguire i corsi di studio nella scuola pubblica. Il 25 giugno, il ministro dell’Interno ha minacciato di togliere la registrazione alle organizzazioni che avessero contestato il divieto posto dal presidente alla frequenza scolastica delle ragazze in gravidanza e delle mamme adolescenti.

Rifugiati e richiedenti asilo nella Repubblica unita di Tanzania

Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, a fine ottobre, i rifugiati burundesi registrati in Tanzania erano 359.494 (cfr. Burundi). Il 20 gennaio, il ministero dell’Interno ha revocato il riconoscimento automatico dello status di rifugiati (prima facie), accordato ai richiedenti asilo burundesi e i nuovi arrivati dovevano affrontare le procedure di determinazione dello status di rifugiati. L’Unhcr ha sottolineato che la situazione nel campo di Nduta in Tanzania era particolarmente “allarmante”. Originariamente allestito per un massimo di 50.000 persone, a fine anno questo campo ne ospitava almeno 127.000.

L’Unhcr e i suoi partner inoltre non disponevano di risorse o strumenti sufficienti per prevenire o contrastare in modo adeguato la violenza sessuale e di genere all’interno dei campi. L’Unhcr ha espresso preoccupazione per i rischi che la situazione di sovraffollamento comportava per la salute e l’incolumità delle persone ospitate nei campi. Il 27 agosto, il Wfp ha sottolineato che le già insufficienti razioni di cibo per i rifugiati in Tanzania sarebbero state ulteriormente ridotte, se i donatori non avessero messo a disposizione i fondi necessari. Per alcuni dei rifugiati, la regolare scarsità di cibo e acqua all’interno di questi campi era un tentativo per costringerli a tornare a casa. Questa considerazione era stata particolarmente evidente nei commenti fatti a luglio dal presidente Magufuli, durante una visita del presidente burundese Pierre Nkurunziza, che incoraggiavano i rifugiati a ritornare in Burundi.

La Tanzania ha adottato una politica de facto all’interno del campo, secondo la quale i rifugiati che uscivano senza permesso erano passibili di multe o arresto.

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