Honduras - Amnesty International Italia

REPUBBLICA DELL’HONDURAS

Capo di stato e di governo: Juan Orlando Hernández Alvarado

Sono persistiti gli alti livelli d’insicurezza e violenza. Il diffuso clima d’impunità ha continuato a minare la fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni e nel sistema giudiziario. Le proteste che sono seguite alle elezioni presidenziali sono state represse con brutalità dalle forze di sicurezza. L’Honduras continuava a essere uno dei paesi più pericolosi della regione delle Americhe per i difensori dei diritti umani, specialmente per gli attivisti impegnati nella tutela della terra, del territorio e dell’ambiente. Il governo ha annunciato la creazione di un ministero per i Diritti umani e la giustizia, che sarebbe divenuto operativo nel 2018.

USO ECCESSIVO DELLA FORZA

Le proteste di massa, cominciate il 29 novembre in giro per il paese per denunciare la mancanza di trasparenza nelle elezioni presidenziali, sono state represse con brutalità dalle forze di sicurezza. Centinaia di persone sono state arrestate o detenute; a dicembre è stato imposto il coprifuoco per 10 giorni. Le forze di sicurezza hanno fatto uso eccessivo della forza contro i manifestanti, ricorrendo anche ad armi letali. Almeno 31 persone sono state uccise e sono stati segnalati vari casi di persone ferite da armi da fuoco o brutalmente picchiate dalle forze di sicurezza, così come casi che potrebbero configurarsi come tortura o altro trattamento crudele, disumano e degradante.

DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

I difensori dei diritti umani, in particolare gli ambientalisti e gli attivisti per la terra, hanno continuato a rischiare violazioni dei diritti umani. Sono stati sottoposti a campagne denigratorie, sia da parte dello stato sia da attori non statali allo scopo di screditarne il lavoro e sono stati regolarmente presi di mira con intimidazioni, minacce e aggressioni. A giugno, tre componenti del Consiglio civico delle organizzazioni popolari e native dell’Honduras (Consejo cívico de organizaciones populares e indígenas de Honduras – Copinh) sono stati aggrediti da individui armati, mentre rientravano in auto da una riunione. Secondo Ong locali, il sistema giudiziario continuava a essere impropriamente utilizzato per vessare e scoraggiare i difensori dei diritti umani. Sono stati inoltre segnalati episodi di uso non necessario ed eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza, durante proteste pacifiche.

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli attacchi ai danni dei difensori dei diritti umani sono rimasti impuniti, poiché ostacoli di vario genere intralciavano le indagini e i processi. Ci sono stati pochi progressi nelle indagini sull’omicidio di Berta Cáceres, attivista nativa impegnata su temi ambientali e cofondatrice del Copinh, avvenuto a marzo 2016. Le udienze pubbliche di otto indiziati in stato di fermo in relazione al caso sono state ripetutamente rinviate. Esperti indipendenti hanno rilevato una serie di irregolarità procedurali nelle indagini, non ultima la mancata apertura di un fascicolo giudiziario nei confronti di altri individui potenzialmente coinvolti nel crimine. Non erano disponibili informazioni relative a eventuali progressi ottenuti dal pubblico ministero nell’identificare i responsabili della sua uccisione.

Nonostante alcuni passi avanti compiuti per tutelare i difensori dei diritti umani, tramite il meccanismo nazionale per la protezione dei difensori dei diritti umani, giornalisti, commentatori sociali e funzionari giudiziari, gli sforzi per assicurare una protezione completa si sono dimostrati ancora insufficienti.

Le nuove norme del codice penale sul terrorismo e i reati collegati, approvate dal congresso a febbraio e settembre, erano codificate in maniera oltremodo ampia e vaga, contraria al principio di legalità. Le nuove diposizioni potevano comportare un’applicazione arbitraria e inadeguata del codice contro manifestanti pacifici e difensori dei diritti umani, criminalizzando ulteriormente il loro lavoro e ostacolando la mobilitazione sociale.

DIRITTI DELLE POPOLAZIONI NATIVE

Diverse comunità native hanno continuato ad affermare che erano stati violati i loro diritti a essere consultate e a un consenso libero, anticipato e infor­mato, in relazione a progetti di prospezione e sfruttamento delle risorse naturali sui loro territori. Sono stati documentati casi di omicidio, aggressione e uso improprio del sistema giudiziario contro persone che avevano difeso i diritti delle popolazioni native.

La proposta di legge quadro sul consenso libero, anticipato e informato delle popolazioni native ha continuato ad attirare critiche, dettate tra l’altro da un’insufficiente partecipazione al processo delle comunità native e garifuna (afroamericane).

Non erano state ancora applicate le misure di riparazione disposte nel 2015 dalla Corte interamericana dei diritti umani, in relazione a due casi giudiziari in cui l’Honduras aveva violato i diritti collettivi alla terra delle comunità garifuna.

DISPUTE SULLA TERRA

Sono proseguite le dispute dovute alla mancanza di sicurezza del possesso della terra. Elevati livelli di violenza sono stati segnalati nella Valle dell’Aguán, dove rimanevano irrisolte le annose dispute sulla terra. Secondo il Movimento unificato campesino dell’Aguán, non erano state ancora implementate in modo adeguato le misure precauzionali disposte dalla Commissione interamericana dei diritti umani per proteggere la vita e l’integrità fisica dei leader della comunità della Valle dell’Aguán.

VIOLENZA DI GENERE

Donne, ragazze e persone Lgbti hanno continuato ad affrontare elevati livelli di violenza per motivi di genere. Secondo il Centro per i diritti delle donne, nel periodo tra gennaio e ottobre le donne vittime di morte violenta erano state 236. Secondo la Rete lesbica Cattrachas, erano aumentati anche i casi di omicidio di persone Lgbti, con un totale di 35 vittime. Questi casi continuavano a essere pressoché impuniti, in quanto le autorità non disponevano di adeguate risorse e di organico sufficiente per indagare, perseguire e punire i responsabili.

DIRITTI SESSUALI E RIPRODUTTIVI

Le autorità hanno continuato a dimostrarsi incapaci di tutelare i diritti delle donne e delle ragazze e a non garantire loro l’accesso a un aborto legale e sicuro in ogni circostanza. Nonostante le raccomandazioni formulate dagli organismi e dai meccanismi internazionali sui diritti umani, ad aprile il congresso ha optato per mantenere nel nuovo codice penale il reato di aborto, vietandolo in tutte le circostanze.

RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO

Il dilagare della violenza è rimasto uno dei principali motivi che spingono ogni anno molti honduregni ad andarsene dal paese. Secondo l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, tra gennaio e ottobre 14.735 honduregni avevano chiesto asilo all’estero, prevalentemente in Messico e negli Usa. Tuttavia, moltissimi continuavano a essere rimandati indietro con la forza da questi paesi e costretti ad affrontare le stesse minacce per la vita che li avevano spinti inizialmente ad andarsene. A oggi, non esisteva ancora alcun meccanismo o protocollo generale per individuare e affrontare in maniera sistematica le necessità di protezione degli espulsi.

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