Kirghizistan - Amnesty International Italia

REPUBBLICA KIRGHIZA

Capo di stato: Sooronbai Jeenbekov (subentrato ad Almazbek Atambaev a ottobre)
Capo di governo: Sapar Isakov (subentrato a Sooronbai Jeenbekov ad agosto)

Le autorità hanno limitato i diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica, in particolare nel periodo precedente alle elezioni presidenziali. Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazione e violenza da parte dello stato e di attori non statali. Gruppi vulnerabili, tra cui le persone con disabilità, hanno incontrato ulteriori difficoltà per accedere all’assistenza sanitaria. Con un nuovo processo, è stata confermata la condanna all’ergastolo del prigioniero di coscienza Azimjan Askarov.

PRIGIONIERO DI COSCIENZA

Il 24 gennaio 2017, il tribunale regionale di Čuj ha concluso il nuovo processo del prigioniero di coscienza Azimjan Askarov, un difensore dei diritti umani di etnia uzbeka, e ha confermato la sua condanna all’ergastolo per “partecipazione a violenze etniche e omicidio di un agente di polizia”, per fatti risalenti al 2010. A marzo 2016, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite aveva raccomandato che Azimjan Askarov fosse rilasciato immediatamente, riconoscendo che era stato torturato, gli era stato negato il diritto a un processo equo ed era stato detenuto in modo arbitrario e in condizioni disumane.

In seguito alla decisione del 24 gennaio, l’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che la decisione del tribunale evidenziava “gravi mancanze nel sistema giudiziario del paese”.

A settembre, un tribunale della città di Bazar-Korgan ha ribaltato la decisione, emessa da un altro tribunale nel 2010, di confiscare la casa di famiglia di Azimjan Askarov. Se approvato, l’ordine di confisca avrebbe reso senza tetto sua moglie, Khadicha Askarova.

DIRITTI DELLE PERSONE LESBICHE, GAY, BISESSUALI, TRANSGENDER E INTERSESSUATE NELLA REPUBBLICA KIRGHIZA

Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazione e violenze per mano di attori statali e non statali. Labrys, un gruppo per i diritti Lgbti, ha proseguito i suoi sforzi per portare dinanzi alla giustizia i presunti responsabili di un attacco violento avvenuto nel 2015 nei suoi uffici e durante un evento privato per celebrare la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia.

I processi penali contro i membri di un gruppo giovanile nazionalista, responsabili dell’aggressione, sono stati interrotti quando le vittime citate nei documenti del tribunale “si sono riconciliate” con i perpetratori.

PERSONE CHE SVOLGONO UN LAVORO SESSUALE NELLA REPUBBLICA KIRGHIZA

Il lavoro sessuale non era reato ma ha continuato a essere fortemente stigmatizzato e le persone che svolgevano un lavoro sessuale hanno subìto discriminazione e violenze. Per tutto l’anno, le operazioni di polizia hanno preso di mira le persone che svolgevano un lavoro sessuale, arrestandole arbitrariamente per atti di “teppismo minore” e altri presunti reati amministrativi. Gli agenti di polizia hanno regolarmente estorto denaro alle persone che svolgevano un lavoro sessuale.

DIRITTO ALLA SALUTE NELLA REPUBBLICA KIRGHIZA

Gruppi emarginati, comprese persone che vivevano in aree rurali o in povertà e persone con disabilità, hanno continuato a incontrare ostacoli per accedere a un’adeguata assistenza sanitaria. Sebbene fossero titolate a ricevere assistenza sanitaria gratuita o sovvenzionata, è stato loro abitualmente negato l’accesso a strutture sanitarie di qualità e a trattamenti e farmaci specialistici. Era la prassi quella di pagare in modo informale il personale sanitario, che riceveva bassi salari.

SVILUPPI LEGISLATIVI, COSTITUZIONALI O ISTITUZIONALI NELLA REPUBBLICA KIRGHIZA

Il Kirghizistan ha sottoscritto nel 2011 la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità ma non l’ha ancora ratificata, adducendo come motivo principale le difficoltà economiche del paese.

LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E RIUNIONE NELLA REPUBBLICA KIRGHIZA

Le autorità hanno imposto limitazioni ai diritti alla libertà d’espressione e di riunione pacifica, in particolare nel periodo precedente alle elezioni presidenziali di ottobre. Giornalisti indipendenti, organi d’informazione, difensori dei diritti umani e attivisti politici hanno subìto intimidazioni e molestie, incluse azioni giudiziarie con l’accusa di diffondere false informazioni e di destabilizzare il paese.

Tra marzo e aprile, la procura generale ha avviato un certo numero di procedimenti civili per diffamazione, contro l’agenzia d’informazione online Zanoza.kg, i suoi cofondatori e giornalisti indipendenti, Narynbek Idinov e Dina Maslova, e contro l’attivista per i diritti umani Cholpon Dzhakupova, a causa della pubblicazione di articoli critici verso il presidente.

A giugno, il tribunale si è espresso a favore del querelante in due processi e ha ordinato a Zanoza.kg e agli altri tre imputati di pagare ciascuno tre milioni di soms (circa 44.000 dollari Usa) per danni morali. La Corte suprema ha confermato la sentenza a novembre.

Il 18 marzo, la polizia ha interrotto una manifestazione pacifica nella capitale Biškek e ha arrestato diversi partecipanti. Difensori dei diritti umani, giornalisti e altri attivisti avevano organizzato una marcia per protestare contro il deterioramento della libertà d’espressione.

Il percorso era stato concordato preventivamente con le autorità competenti. Cinque manifestanti sono stati incriminati e condannati a cinque giorni di detenzione amministrativa, per interruzione del traffico. L’udienza si è tenuta a porte chiuse ed è stato negato accesso all’aula anche agli avvocati degli imputati.

A luglio, un tribunale di Biškek ha accettato la richiesta dell’ufficio del sindaco di ottenere un divieto generalizzato per tutte le manifestazioni pubbliche in luoghi chiave, fino a dopo le elezioni presidenziali. Il divieto, tuttavia, non si applicava agli eventi ufficiali organizzati dalle autorità.

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