Rapporto sulla pena di morte, il caso di Philip condannato a 15 anni - Amnesty International Italia

Rapporto sulla pena di morte, il caso di Philip condannato a 15 anni

15 aprile 2019

Tempo di lettura stimato: 2'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Non sono affatto tranquillo, a nessuno piace morire. So che potrei essere ucciso da un momento all’altro e non ne sono felice“.

Philip (pseudonimo) è uno studente della scuola secondaria in Sud Sudan. È stato condannato a morte per impiccagione il 14 novembre 2017 con l’accusa di omicidio, che sostiene essere stato un incidente.

Aveva 15 anni al momento dell’incidente e della condanna. Non ha avuto rappresentanza legale durante il processo. Alla fine ha ottenuto l’accesso ad un avvocato, che ha presentato ricorso contro la decisione della corte, solo il 27 dicembre 2017, cioè dopo la condanna.

È stato trasferito dalla prigione di Torit al carcere centrale di Juba il 9 settembre 2018, dove è ancora in attesa di essere ascoltato. Philip ha compiuto 17 anni a dicembre 2018.

Firma l’appello


cifre

I dati sulla pena di morte nel 2019

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Condanne a morte eseguite al 10 aprile 2019*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

APPROFONDISCI

Altre notizie

Bielorussia – Le autorità bielorusse hanno ordinato l’espulsione di Mehrdad Jamshidian, un cittadino iraniano che si è convertito al cristianesimo ed è ricercato da Teheran per apostasia e omicidio. Jamshidian è emigrato in Bielorussia nel 1993 ed è sposato con una donna bielorussa con cui ha tre figli. E’ privo di status legale da quando il suo passaporto iraniano è scaduto nel 2016, ma non ha fatto richiesta di averne uno nuovo a causa dei “fondati timori di persecuzione in Iran“, secondo Amnesty International. Ha presentato molte domande di asilo e protezione, ma sono state tutte respinte dalle autorità bielorusse e senza un nuovo passaporto non ha potuto richiedere la residenza nel Paese. L’uomo ha trascorso gl iultimi nove mesi in un centro di detenzione di Minsk in attesa dell’estradizione.
(fonte: Radio Free Europe/Radio Liberty)

Sri Lanka – Sarebbe a serio rischio la moratoria sulle esecuzioni che dura da 43 anni nel Paese. Il capo di Stato in carica Maithripala Sirisena sembrerebbe intenzionato a combattere il traffico di droga con la pena di morte e con apparecchiature ad alta tecnologia per individuare i carichi di droga nei porti e negli aeroporti. “Nei prossimi giorni ci saranno esecuzioni, la lista dei nomi è stata ultimata e abbiamo deciso anche la data“, ha dichiarato il presidente ai giornalisti. Il mese scorso è stata pubblicata sui giornali un’inserzione per cercare un nuovo boia che abbia tra i requisiti “eccellente carattere morale” e “forza mentale”.
(fonte: SBS News)

ZambiaQuattordici donne e un ragazzo di 18 anni sono tra i 315 detenuti nel braccio della morte presso il Mukobeko Maximum Security Correctional Facility a Kabwe, secondo quanto ha reso noto il Segretario Permanente del Ministero degli Affari Interni, Chileshe Mulenga. Nel Servizio Correzionale dello Zambia sono presenti anche un uomo di 65 anni e una donna di 57 anni come i più vecchi prigionieri nel braccio della morte del carcere penale di Kabwe.
(fonte: Daily Mail Limited)

Dal mondo

5 marzo – Secondo una ricerca condotta dall’Iniziativa Egiziana per i Diritti Personali (EIPR), 56 persone sono state condannate a morte in via definitiva nel gennaio di quest’anno in Egitto, oltre ad altre 48 che hanno ricevuto condanne a morte preliminari, che vengono inviate al Gran Mufti per il suo parere non vincolante.

10 marzo – Il primo ministro cambogiano Hun Sen ha dichiarato che vuole una modifica della Costituzione per consentire la condanna a morte di coloro che si rendono colpevoli di violenze sessuali nei confronti di bambini. Ha precisato che non invierà la richiesta all’Assemblea Nazionale o al Re Norodom Sihamoni, ma avrebbe intenzione di indire un referendum popolare. La Cambogia ha abolito la pena di morte nel 1989.

22 marzoMicheal Garing, 30 anni, cittadino malese, è stato messo a morte nella prigione Changi di Singapore per un omicidio commesso nel 2015. L’uomo faceva parte di una banda che compì una rapina, ferendo gravemente tre persone e uccidendo un quarto uomo nel 2010. Garing aveva presentato una richiesta di clemenza al Presidente che non è stata però accolta.

Buone notizie

Malesia – Dopo aver istituito una moratoria sulle esecuzioni nel luglio 2018, il governo della Malesia ha fatto un altro piccolo passo avanti in direzione dell’abolizione della pena di morte. Il 13 marzo 2019 il viceministro della Giustizia Mohamed Hanipa Maidin ha reso nota al parlamento la presentazione di un disegno di legge di modifica del codice penale per annullare l’obbligatorietà della condanna a morte per 11 reati.

Stati Uniti d’America – Il 13 marzo 2019 il governatore della California, Gavin Newsom, ha annunciato la moratoria sulle esecuzioni con questa dichiarazione: “Non credo che una società civilizzata possa affermare di essere leader nel mondo finché il suo governo continua ad approvare l’esecuzione premeditata e discriminatoria della sua gente”.