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Il parlamento danese respinga le modifiche alla legge sui rifugiati

21 gennaio 2015

Un uomo siriano con sua figlia a Padborg, Danimarca © Sean Gallup/Getty Images

Amnesty International ha invitato il parlamento della Danimarca a respingere le modifiche alla legge sui rifugiati, che produrrebbero effetti devastanti sul futuro di persone vulnerabili le quali, oltre a subire il sequestro dei beni personali, sarebbero costrette ad attendere anni prima di avere la possibilità di ricongiungersi coi familiari, bloccati in zone di guerra o in centri per rifugiati.

Oggi è previsto il dibattito, in vista del voto del 26 gennaio, su una serie di emendamenti alla Legge sugli stranieri, compreso uno che costringerebbe i "rifugiati di guerra" ad attendere tre anni prima di poter chiedere il ricongiungimento familiare, procedimento che potrebbe durare altri anni ancora.

"E' semplicemente crudele costringere persone in fuga dalla guerra a fare una scelta impossibile: portare con sé i propri cari, compresi i figli, in viaggi pericolosi e persino mortali, o lasciarli a casa e affrontare una prolungata separazione sapendo che soffriranno l'orrore della guerra" - ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

"La separazione può avere conseguenze devastanti per le famiglie e avere un impatto negativo sulla riabilitazione dai traumi e sulla capacità di integrarsi e adattarsi a vivere in un nuovo paese" - ha aggiunto van Gulik.

Mentre la proposta governativa di sequestrare una serie di beni personali dei rifugiati ha suscitato pubblica indignazione, molte altre misure regressive e di ampia portata vengono velocemente sottoposte all'attenzione del parlamento. Tra queste, vi sono l'ulteriore inasprimento dei requisiti necessari per chiedere la residenza permanente, la riduzione della durata del permesso di soggiorno provvisorio, l'introduzione di una tassa per la richiesta di ricongiungimento familiare pari a 900 euro e l'onere delle spese di viaggio a carico dei familiari diretti in Danimarca.

Il governo di Copenaghen intende andare avanti pur avendo ammesso il rischio di violare l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che garantisce il diritto alla vita familiare. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha segnalato che le proposte all'esame del parlamento potrebbero violare altri articoli della Convenzione europea e della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia. Ma l'esecutivo danese non si fa problemi: queste misure - come gli emendamenti già approvati nel novembre 2015, che autorizzano la polizia a porre in detenzione richiedenti asilo e migranti senza supervisione giudiziaria - fanno parte dell'asserito piano governativo di rendere la Danimarca un paese meno attraente per i richiedenti asilo.

Dopo l'esame di oggi, il 26 gennaio è previsto il voto per la traduzione in legge degli emendamenti.

Amnesty International ha sollecitato i governi a sollevare la questione delle politiche danesi in materia di rifugiati in occasione dell'Esame periodico universale, previsto oggi alle Nazioni Unite.

"La Danimarca è stata uno dei primi paesi a promuovere la Convenzione sui rifugiati. Ora il suo attuale governo sta sfacciatamente creando ostacoli al benessere e alla salute delle famiglie rifugiate" - ha concluso van Gulik.