Rapporto 2021-2022

26 Aprile 2022

Tempo di lettura stimato: 2'

di Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International

Come se l’è cavata la gente sotto le politiche dei potenti durante il 2021? I diritti sono stati difesi meglio nelle caotiche competizioni mondiali per ottenere profitto, privilegio e rilievo? I detentori dei diritti sono stati ascoltati, rispettati e protetti meglio mentre la pandemia da Covid-19 continuava a diffondersi e i conflitti si aggravavano? Nel 2021, slogan patinati del tipo “ricostruiremo un mondo migliore” sono diventati un mantra. Sono state anche ventilate belle promesse: promesse di un “reset globale” dell’economia; di una “comune agenda” mondiale per arginare gli abusi delle multinazionali, di una ripresa sostenibile a livello ambientale, di una solidarietà globale per creare un grande cambiamento. Ma gli slogan lasciano il tempo che trovano, le promesse non sono state mantenute e sempre più persone sono state abbandonate a loro stesse, in più luoghi e con maggiore frequenza. Pur avendo altre opzioni, i governi hanno ancora una volta scelto politiche e strade che hanno ulteriormente allontanato molti di noi da dignità e diritti. Le disuguaglianze sistemiche che hanno guidato la pandemia sono state ulteriormente consolidate, non sistematicamente ridotte. I flussi di servizi sanitari e forniture mediche attraverso i confini, che avrebbero potuto ampliare l’accesso alle cure, spesso non sono riusciti a passare. La cooperazione intergovernativa necessaria per evitare ulteriori disastri e mitigare le crisi dei diritti umani si è raramente concretizzata.

 

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